Maria Montessori.
...
.
...
La mente del bambino. Mente assorbente.
Parte 1.
...
.
...
1980. Garzanti Editore, MILANO.                    
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
La mente del bambino tra 0 e 6 anni  molto diversa da quella delladulto. Montessori la definisce una mente assorbente, in quanto possiede lo straordinario potere di assorbire in maniera inconscia gli elementi presenti nellambiente di vita del bambino. Essa consente a questultimo di incarnare, cio di assimilare, le impressioni dellambiente (modalit di comportamento, norme e lingue), e tutto ci avviene senza che il bambino vi partecipi col suo sforzo, ma solo vivendo, cio attraverso le sue esperienze.
Egli lo fa senza averne coscienza, senza averne volont: impara, ma non perch abbia coscientemente deciso voglio imparare. Il bambino riesce a fissare le impressioni che riceve dallambiente nella sua psiche proprio come avviene per una pellicola fotografica a contatto con la luce.
La prima infanzia quindi  considerata da Montessori una vera e propria et delloro, il periodo della creazione delle basi del carattere, dellintelletto e della personalit.
Il bambino dunque non  qualcosa di predefinito o di preformato, ma si costruisce da s. Ci che assorbe viene fissato per sempre nella sua personalit e lo influenza per tutta la vita (gli studi di Sigmund Freud hanno dimostrato infatti che gli avvenimenti della prima infanzia condizionano tutta la successiva esistenza).
...
.
...
L'Autrice.
...
.
...
Maria Tecla Artemisia Montessori, nota come Maria Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870. Noordwijk, 6 maggio 1952)  stata un'educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile e scienziata italiana, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole dell'infanzia, elementari, medie e superiori in tutto il mondo. Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia.
Fin dai primi anni di studio, la ragazza manifest interesse per le materie scientifiche, soprattutto matematica e biologia. 
Entrata nella Facolt di Medicina dell'Universit "La Sapienza" di Roma, Maria Montessori dovette seguire norme rigide per riuscire a far parte di una comunit scientifica composta prevalentemente da uomini dato che, nel campo della medicina, erano ancora molti i pregiudizi nei confronti del genere femminile. Inoltre, la Montessori era obbligata a fare pratica in anatomia principalmente di notte, cos da non creare scandali poich, in quel periodo, era irragionevole che una donna si trovasse alle prese con un corpo nudo di un defunto e che lavorasse con altri studenti uomini, mentre papa Leone tredicesimo dichiar: Tra tutte le professioni, quella pi adatta per una donna  proprio quella di medico.
Nel 1896 fu la terza donna italiana a laurearsi in medicina, con la specializzazione in neuropsichiatria.
Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell'educazione, decise di rinnovare le sue basi culturali laureandosi in filosofia e partecipando a una ricerca sui bambini ritardati con il collega, Giuseppe Montesano, a cui si leg sentimentalmente. Dalla relazione con il Montesano nacque, nel 1898, un figlio, Mario, che Maria partor di nascosto e affid a una famiglia di Vicovaro (un paesino del Lazio), e successivamente lo fece iscrivere in un collegio. Dopo la morte di sua madre, Maria pot prendere il figlio, ormai quattordicenne, a vivere con s, dicendo che era un nipote (la verit fu rivelata solo nel suo testamento). Successivamente, il rapporto con Montesano fin in modo drammatico.
Maria Montessori non fu certo una donna comune. Capace di destare le pi entusiastiche adesioni e le critiche pi malevole, fu oggetto al suo tempo di illazioni, maldicenze, pettegolezzi e, ancor oggi, il suo senso di libert e le scomode novit del suo pensiero suscitano reazioni contrastanti. Gli anni della formazione furono segnati dalla difficolt di essere una delle prime donne medico in Italia, dall'esperienza dolorosa della maternit nascosta; dalle lotte femministe, che fondano in lei un nuovo senso di giustizia sociale e una nuova consapevolezza del ruolo della donna, dall'impegno a favore dei bambini svantaggiati fino al suo innovativo progetto pedagogico, basato sulla valorizzazione delle risorse e della libert del bambino, dalla nascita all'adolescenza.
Divenne famosissima nel mondo grazie al famoso metodo educativo per bambini che prese il suo nome, ovvero il Metodo Montessori. Questo metodo inizialmente fu utilizzato in Italia, ma a breve fu adottato in tutto il mondo, ed ancora oggi le scuole montessoriane vengono preferite ad altre.
...
.
...
La mente del bambino.
Mente assorbente.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
PREFAZIONE.
...
CAPITOLO 1. IL BAMBINO NELLA RICOSTRUZIONE DEL MONDO.
Ricchezza non utilizzata.
Gli anni vitali.
Sorge l'Uomo Nuovo.
...
CAPITOLO 2. L'EDUCAZIONE PER LA VITA.
La scuola e la vita sociale.
L'et prescolastica.
Il compito dell'educazione e la societ.
Il bambino costruttore dell'uomo.
...
CAPITOLO 3. I PERIODI DELLA CRESCENZA.
Il periodo creativo.
La mente assorbente.
...
CAPITOLO 4. UN NUOVO ORIENTAMENTO.
Le due vite.
...
CAPITOLO 5. IL MIRACOLO DELLA CREAZIONE.
Embriologia.
...
CAPITOLO 6. EMBRIOLOGIA: COMPORTAMENTO.
Un piano, un metodo.
.
CAPITOLO 7. L'EMBRIONE SPIRITUALE.
Il bambino mezzo di adattamento.
Vita psico-embrionale.
Nascita e sviluppo.
"Nebule".
...
CAPITOLO 8. LA CONQUISTA DELL'INDIPENDENZA.
Il concetto di maturazione.
...
CAPITOLO 9. CURE DA PRENDERSI ALL'INIZIO DELLA VITA.
...
CAPITOLO 10. SUL LINGUAGGIO.
...
CAPITOLO 11. L'APPELLO DEL LINGUAGGIO.
....
CAPITOLO 12. OSTACOLI E LORO CONSEGUENZE.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
PREFAZIONE.
...
.
...
Questo volume  nato dalle conferenze tenute dalla dottoressa Maria Montessori durante il primo corso di preparazione che ella svolse ad Ahmedabab dopo il suo internamento in India, che dur sino alla fine della guerra mondiale.
In questo libro ella tratta delle energie mentali del bambino, le quali lo rendono capace di costruire e consolidare nello spazio di pochi anni, solo, senza maestri, senza alcuno dei consueti sussidi educativi, anche se lasciato quasi a s stesso e spesso ostacolato, tutte le caratteristiche della personalit umana. Questa conquista di un essere, fisicamente debole, nato con grandi possibilit, ma praticamente senza che in lui sia ancora sviluppato neppur uno dei fattori della vita mentale, di un essere che pu esser detto "zero", ma che, nel volgere di sei anni, gi supera tutti gli altri esseri viventi,  davvero uno dei pi grandi misteri della vita.
In questo volume la dottoressa Montessori non solo proietta la luce della sua penetrante intuizione, la quale muove da un'osservazione approfondita e da una giusta valutazione dei fenomeni di questo primo e massimamente decisivo periodo della vita umana, ma anche indica le responsabilit dell'umanit adulta verso il bambino. L'Autrice espone realisticamente la necessit, ora universalmente accettata, dell'"educazione dalla nascita".  chiaro che a una tale educazione non si pu giungere se non quando l'educazione stessa divenga un "aiuto alla vita" e trascenda i ristretti limiti dell'insegnamento e della trasmissione diretta di conoscenze o idee da una mente a un'altra. Uno dei pi noti principi del Metodo Montessori  la "preparazione dell'ambiente"; in quel periodo della vita, molto prima che il bambino vada a scuola, la preparazione dell'ambiente offre la chiave per una "educazione dalla nascita" e per una vera "coltivazione" dell'individuo umano sin dal suo primo entrare nella vita.
Si tratta di una tesi fondata su basi scientifiche ma convalidata anche dalle esperienze di chi ha aiutato il manifestarsi della natura infantile in tutto il mondo e pu far testimonianza della grandezza mentale e spirituale di queste manifestazioni, in singolare contrasto con la visione offerta dall'umanit, la quale abbandonata durante il periodo formativo, diviene la pi grave minaccia al suo stesso sopravvivere.
...
MARIO M. MONTESSORI.
Karachi, maggio 1949.
...
.
...

CAPITOLO 1. IL BAMBINO NELLA RICOSTRUZIONE DEL MONDO.
...
.
...
Questo libro  un anello nello sviluppo del nostro pensiero e della nostra opera a difesa delle grandi forze dell'infanzia.
Oggi, mentre il mondo  diviso, e si pensa a formulare dei piani per una futura ricostruzione, l'educazione viene universalmente considerata uno dei mezzi pi efficaci a questa ricostruzione poich  indubbio che dal punto di vista psichico il genere umano  al disotto del livello che la civilt predica di aver raggiunto.
Anch'io penso che l'umanit sia lontana dal grado di preparazione necessaria per quell'evoluzione a cui essa tanto ardentemente aspira: la costruzione cio di una societ pacifica e concorde, e l'eliminazione delle guerre. Gli uomini non sono ancora in grado di controllare e dirigere gli eventi di cui essi diventano piuttosto le vittime.
Sebbene l'educazione sia riconosciuta come uno dei mezzi atti a elevare l'umanit, la si considera ancora e soltanto come educazione della mente basata su vecchi concetti, senza pensare di trarne una forza rinnovatrice e costruttrice.
Che la filosofia e la religione debbano portare un immenso contributo al rinnovamento non dubito. Ma quanti filosofi vi sono nel mondo ultra civile d'oggi, e quanti ve ne sono stati prima e ve ne saranno in avvenire? Nobili idee e alti sentimenti sono sempre esistiti e sono stati sempre trasmessi con l'insegnamento, ma le guerre non sono mai cessate. E se l'educazione dovesse venir sempre concepita secondo gli antichi schemi di trasmissione del sapere non vi sarebbe pi nulla da sperare per l'avvenire del mondo. Che conta la trasmissione del sapere se la formazione generale stessa dell'uomo  trascurata? Esiste, ignorata, un'entit psichica, una personalit sociale, immensa per moltitudine di individui, una potenza del mondo che deve essere presa in considerazione; se aiuto e salvezza possono venire, ci verranno soltanto dal bambino; poich il bambino  il costruttore dell'uomo.
Il bambino  dotato di poteri sconosciuti, che possono guidare a un avvenire luminoso. Se veramente si vuole mirare a una ricostruzione, lo sviluppo delle potenzialit umane deve essere lo scopo dell'educazione.
Nei tempi moderni la vita psichica del neonato ha suscitato grande interesse, e alcuni psicologi hanno fatto oggetto della loro osservazione lo sviluppo infantile dalle prime tre ore dopo la nascita. Altri, dopo aver studiato accuratamente, sono venuti alla conclusione che i primi due anni di vita sono i pi importanti nello sviluppo dell'uomo.
La grandezza della personalit umana incomincia con la nascita dell'uomo. Questa affermazione singolarmente mistica porta a una conclusione che potrebbe sembrare strana: l'educazione dovrebbe cominciare dalla nascita. Ma, praticamente parlando, come si pu educare un bambino appena nato o nel primo o secondo anno di vita? Come impartire lezioni a una creaturina che non capisce la nostra parola e neppure sa muoversi? Forse soltanto all'igiene noi ci riferiamo, quando parliamo di educazione dei bimbi piccini? Certamente no.
Durante questo periodo l'educazione deve essere intesa come aiuto allo sviluppo dei poteri psichici innati nell'individuo umano; vale a dire che la comune e nota forma di insegnamento che ha per mezzo la parola non potrebbe essere usata.
...
.
...
Ricchezza non utilizzata.
...
.
...
Osservazioni recenti hanno largamente dimostrato che i piccoli sono dotati di una particolare loro natura psichica, e questo addita a noi una via nuova per l'educazione; una forma diversa, che riguarda l'umanit stessa e che non  stata ancora mai presa in considerazione. La vera energia costruttiva, vitale e dinamica dei bambini rimase ignorata per millenni; proprio come gli uomini dapprima calcarono la terra e in seguito ne coltivarono la superficie, senza conoscere n curarsi delle immense ricchezze che giacciono nascoste nelle sue profondit, cos l'uomo moderno progredisce nella civilt senza conoscere i tesori che giacciono nascosti nel mondo psichico del bambino.
Dal primo inizio dell'umanit, l'uomo ha continuato a reprimere e ad annientare queste energie di cui soltanto oggi qualcuno ha cominciato a intuire l'esistenza. Cos per esempio, Carrel scrive: "Il tempo della prima infanzia  indubbiamente il pi ricco. Esso deve essere utilizzato in tutti i modi possibili e immaginabili per mezzo dell'educazione. La perdita di questo periodo  irreparabile. anzich trascurare i primi anni della vita  nostro dovere coltivarli con la massima attenzione".(1)
L'umanit comincia a prender coscienza dell'importanza di questa ricchezza non ancora sfruttata; qualcosa di ben pi prezioso dell'oro: lo spirito stesso dell'uomo.
I primi due anni di vita aprono un nuovo orizzonte, rivelano leggi di costruzione psichica, sino a oggi rimaste ignote. Il bambino stesso ci ha fatto il dono di questa rivelazione; ci ha fatto conoscere un suo tipo di psicologia completamente diverso da quello dell'adulto. Ecco la nuova via! Non  il professore ad applicare la psicologia ai bambini, ma sono i bambini stessi che rivelano la loro psicologia allo studioso.
Tutto questo pu apparire oscuro, ma diverr immediatamente chiaro se ne approfondiremo i particolari: il bambino ha una mente capace di assorbire cognizioni e il potere di istruire s stesso; basta un'osservazione superficiale a dimostrarlo. Il figlio parla la lingua dei genitori; ora, l'apprendimento di una lingua  una grande conquista intellettuale; nessuno ha insegnato al bambino, eppure egli sapr usare a perfezione il nome delle cose, i verbi, gli aggettivi.
Seguire nel bambino lo sviluppo del linguaggio  studio di un immenso interesse e tutti coloro che vi si sono dedicati concordano nel riconoscere che l'uso di parole e nomi, dei primi elementi del linguaggio, cade in un determinato periodo della vita come se una precisa regola di tempo sovrintendesse a questa manifestazione dell'attivit infantile. Il bambino sembra seguire fedelmente un severo programma imposto dalla natura, e con tale puntuale esattezza che nessuna scuola, per quanto sapientemente diretta, reggerebbe al confronto. Sempre seguendo questo programma, il bambino impara le irregolarit e le costruzioni sintattiche del linguaggio con impeccabile diligenza.
...
.
...
Gli anni vitali.
...
.
...
Nell'intimo di ogni bambino vi , per cos dire, un maestro vigile che sa ottenere gli stessi risultati da ogni bambino, in qualunque paese si trovi. L'unico linguaggio che l'uomo impara perfettamente  senza dubbio quello acquisito nel primo periodo dell'infanzia, quando nessuno pu impartire un insegnamento al bambino; non solo, ma se in seguito il bambino, cresciuto, dovr imparare una nuova lingua, nessun aiuto di maestro varr ad ottenere che egli giunga a parlare la nuova lingua con la stessa esattezza con cui parla la lingua acquisita nella prima infanzia. Esiste dunque una forza psichica che aiuta lo sviluppo del bambino. E ci non soltanto per quanto riguarda il linguaggio; a due anni egli sar capace di riconoscere tutte le persone e le cose del suo ambiente. Se si riflette su questo fatto, diviene sempre pi evidente che l'opera di costruzione compiuta dal bambino  imponente e che tutto ci che noi possediamo  stato costruito dal bambino, da quel bambino che noi stessi eravamo nei primi due anni di vita. Non si tratta soltanto, per il bambino, di riconoscere ci che  intorno a noi o di comprendere e adattarsi al nostro ambiente, ma altres, in un periodo in cui nessuno pu essergli maestro, di formare il complesso di quello che saranno la nostra intelligenza e l'abbozzo del nostro sentimento religioso, dei nostri particolari sentimenti nazionali e sociali.  come se la natura avesse salvaguardato ogni bambino dall'influenza della intelligenza umana per dare la precedenza al maestro interiore che lo ispira; la possibilit di edificare una completa costruzione psichica, prima che l'intelligenza umana possa venire in contatto con lo spirito e influenzarlo.
A tre anni il bambino ha gi posto le fondamenta della personalit umana e ha bisogno dell'aiuto particolare dell'educazione scolastica. Le conquiste da lui fatte sono tali, che si pu dire che il bambino, il quale entra in iscuola a tre anni,  gi uomo per le conquiste che ha raggiunto. Gli psicologi affermano che, se paragoniamo la nostra abilit di adulti a quella del bambino, ci occorrerebbero sessanta anni di duro lavoro per raggiungere ci che il bambino ha raggiunto nei suoi primi tre anni; ed essi si esprimono appunto con le stesse parole che io ho usato: "a tre anni il bambino  gi un uomo", anche se questa singolare facolt del bambino di assorbire dall'ambiente non si  ancora del tutto esaurita in questo periodo iniziale.
Nelle nostre prime scuole i bambini venivano a tre anni; nessuno poteva insegnare loro, perch non erano ricettivi; ma essi ci offrirono strabilianti rivelazioni della grandezza della mente umana. La nostra  una "Casa dei bambini" piuttosto che una vera e propria scuola; cio un ambiente specialmente preparato per il bambino, dove esso assimila qualsiasi cultura diffusa dall'ambiente senza bisogno di insegnamento. I bambini delle nostre prime scuole appartenevano alle pi umili classi del popolo e i loro genitori erano analfabeti. Eppure quei bambini a cinque anni sapevano leggere e scrivere, e nessuno aveva loro direttamente insegnato. Se i visitatori della scuola chiedevano: "Chi ti ha insegnato a scrivere?", i bambini stupiti spesso rispondevano: "Insegnato? Nessuno mi ha insegnato".
Sembr allora un miracolo che bambini di quattro anni e mezzo sapessero scrivere, e che fossero giunti a tanto senza aver avuto l'impressione di ricevere un insegnamento.
La stampa cominci a parlare di "spontanea conquista di cultura"; gli psicologi si chiedevano se questi bambini non fossero diversi dagli altri e noi stessi rimanemmo per lungo tempo perplessi. Soltanto dopo esperimenti ripetuti raggiungemmo la certezza che tutti i bambini indistintamente hanno questa capacit di "assorbire" la cultura. Se le cose stanno cos, - ci siamo detti allora - se la cultura pu essere acquisita senza fatica, mettiamo in grado il bambino di "assorbire" altri elementi di cultura. Vedemmo allora il bambino "assorbire" assai pi che la lettura e la scrittura: la botanica, la zoologia, la matematica, la geografia, e con uguale facilit, spontaneamente, senza fatica.
Scoprimmo cos che l'educazione non  ci che il maestro d, ma  un processo naturale che si svolge spontaneamente nell'individuo umano; che essa non si acquisisce ascoltando delle parole, ma per virt di esperienze effettuate nell'ambiente. Il compito del maestro non  quello di parlare, ma di preparare e disporre una serie di motivi di attivit culturale in un ambiente appositamente preparato.
Le mie esperienze svolte in paesi diversi sono durate pi di quarant'anni e a mano a mano che i bambini crescevano mi veniva chiesto dai genitori di continuare l'educazione dei bimbi fattisi pi grandicelli. Scoprimmo cos che l'attivit individuale  la facolt che sola stimola e produce lo sviluppo, e che ci vale sia per i piccoli in et prescolastica come per i bambini delle scuole primarie e delle scuole pi avanzate.
...
.
...
Sorge l'Uomo Nuovo.
...
.
...
Dinanzi ai nostri occhi apparve una nuova immagine; non era quella di una scuola o di un'educazione. Era l'Uomo che sorgeva, l'Uomo che rivelava il suo vero carattere nel suo libero sviluppo; che dimostrava la sua grandezza quando nessuna oppressione mentale veniva a limitare il suo interno lavoro e a pesare sulla sua anima.
Io sostengo quindi che qualsiasi riforma dell'educazione deve basarsi sullo sviluppo della personalit umana. L'uomo stesso dovrebbe diventare il centro dell'educazione, e occorre tener presente che l'uomo non si sviluppa all'universit, ma incomincia il suo sviluppo mentale dalla nascita e lo effettua con la maggiore intensit nei primi tre anni di vita; a questo periodo pi che a ogni altro  necessario sia data una vigile cura. Se si agir secondo questo imperativo, il bambino, anzich imporci una fatica, ci si riveler come la pi grande e confortante meraviglia della natura. Ci troveremo allora di fronte al bambino non pi considerato un essere senza forza, quasi un recipiente vuoto da riempire della nostra saggezza; ma la sua dignit sorger dinanzi ai nostri occhi a misura che noi lo vedremo quale costruttore della nostra intelligenza, come l'essere che, guidato da un maestro interiore, lavora infaticabilmente in gioia e felicit, secondo un preciso programma, alla costruzione di quella meraviglia della natura che  l'Uomo. Noi, insegnanti, possiamo soltanto aiutare l'opera gi compiuta come i servitori aiutano il padrone. Diverremo allora testimoni dello sviluppo dell'animo umano; del sorgere dell'Uomo Nuovo, il quale non sar vittima degli eventi, ma, grazie alla sua chiarezza di visione, potr divenire capace di dirigere e plasmare l'avvenire della societ umana.
...
.
...
CAPITOLO 2. L'EDUCAZIONE PER LA VITA.
...
.
...
La scuola e la vita sociale.
...
.
...
 necessario avere fin dal principio un'idea di ci che intendiamo come educazione per la vita a partire dalla nascita, ed  necessario entrare nei particolari del problema. Recentemente il capo di un popolo, Gandhi, enunciava la necessit non solo di estendere l'educazione all'intero corso della vita, ma anche di fare della "difesa della vita" il centro dell'educazione. Ed  la prima volta che una tale affermazione  stata fatta da un "leader" politico e spirituale. La scienza, invece, non solo ha gi espresso questa necessit, ma dall'inizio del nostro secolo ha dimostrato che l'idea di estendere l'educazione a tutta la vita ha possibilit di essere attuata con certezza di successo. Questo concetto di educazione non  tuttavia ancora entrato nel campo d'azione di nessun ministero della pubblica istruzione.
L'educazione oggi  ricca di metodi, di scopi e finalit sociali, ma non di meno si pu dire che essa non prende in considerazione la vita in s stessa. Tra i molti metodi ufficiali d'educazione di paesi diversi, nessuno si propone di dare assistenza all'individuo fin dalla nascita e di proteggerne lo sviluppo. Oggi l'educazione, come  concepita, prescinde insieme dalla vita biologica e da quella sociale. Tutti coloro che entrano nel mondo dell'educazione vengono a essere isolati dalla societ. Gli studenti sono tenuti a seguire le regole prestabilite dall'istituto di cui sono alunni e a uniformarsi ai programmi raccomandati dai ministeri della pubblica istruzione. Si pu dire che anche nel pi recente passato, le condizioni sociali e fisiche degli studenti non erano prese in considerazione come fatto che potesse minimamente interessare la scuola in s. Cos, se lo studente era denutrito, o se aveva difetti di vista o di udito che diminuivano le sue possibilit di apprendimento, esso veniva senz'altro classificato con votazioni inferiori. I difetti fisici furono presi in considerazione, in tempi successivi, ma soltanto dal punto di vista dell'igiene fisica, mentre nessuno considera, ancora oggi, che la mente dello studente pu essere minacciata e soffrire danno da metodi educativi difettosi e inadatti. L'indirizzo della Nuova Educazione a cui Claparde si interess, considera piuttosto la quantit delle discipline incluse nei programmi, mirando a ridurle per evitare la fatica mentale. Ma non tocca il problema del modo con cui gli allievi potrebbero arricchirsi di coltura senza affaticarsi. Nella maggior parte delle scuole ufficiali dirette dallo Stato, ci che importa  che il programma sia svolto. Se lo spirito dei giovani universitari  colpito dalle deficienze sociali e dalle questioni politiche che agitano appassionanti verit, la parola d'ordine  che il giovane non si deve occupare di politica, ma che deve attendere agli studi sino a che non li abbia portati a termine. Accade cos che il giovane, uscito dall'universit, avr un'intelligenza tanto limitata e sacrificata da non essere capace di individuare e valutare i problemi dell'epoca in cui vive.
I meccanismi scolastici sono estranei alla vita sociale contemporanea cos come questa sembra essere esclusa, con i suoi problemi, dal campo educativo. Il mondo dell'educazione  una specie di isola dove gli individui, avulsi dal mondo, si preparano alla vita rimanendone estranei. Pu accadere, ad esempio, che uno studente universitario sia affetto da tubercolosi e ne muoia; non  cosa triste che l'universit, la scuola dove egli vive lo ignori malato, mentre apparir poi improvvisamente, con una rappresentanza ufficiale, al suo funerale?(2) Vi sono individui estremamente nervosi, che quando entreranno nel mondo saranno inutili a s stessi e causa di pene per la famiglia e gli amici. Tuttavia l'autorit scolastica non  tenuta a interessarsi a casi particolari di psicologia, e tale assenteismo ha una piena giustificazione nei regolamenti che assegnano alla scuola il compito di occuparsi soltanto di studi e di esami. Chi li supera ricever un diploma o una laurea. Ecco, per i nostri tempi, il punto d'arrivo della scuola. Gli studiosi di problemi sociali rilevano che i licenziati da scuole e universit non sono preparati per la vita, non soltanto, ma nella maggior parte dei casi sono persino diminuiti nelle loro possibilit. Le statistiche rivelano un impressionante aumento di pazzi, di criminali, di individui considerati "strani". I sociologi invocano dalle scuole un rimedio a tanto male; ma la scuola  un mondo a s, un mondo chiuso ai problemi sociali; essa non  tenuta a considerarli e a conoscerli.  un'istituzione sociale di troppo antica tradizione perch i suoi regolamenti possano venir modificati per via d'ufficio; solo una forza che agisca dall'esterno potr modificare e rinnovare e porre rimedio alle deficienze che accompagnano la educazione in tutti i gradi, cos come purtroppo accompagnano la vita di coloro che vanno a scuola.
...
.
...
L'et prescolastica.
...
.
...
Che ne  del bambino dalla nascita fino al sesto o settimo anno d'et? La scuola propriamente detta non se ne interessa, cos che questa et viene detta prescolastica, come a dire estranea al campo dell'insegnamento ufficiale. E per i neonati che cosa potrebbe fare la scuola? L dove sono sorte istituzioni per i bambini di et prescolastica, raramente queste dipendono dall'autorit centrale scolastica o dal ministero dell'educazione. Sono abitualmente controllate dai comuni o da istituzioni private, le quali perseguono sovente finalit benefiche. L'interesse per la protezione della vita psichica dei piccoli, come problema sociale, non esiste; la societ afferma d'altronde che i piccoli appartengono alla famiglia e non allo Stato.
L'importanza nuova che si d ai primi anni della vita non ha suggerito particolari provvedimenti; si pensa solo a modificare la vita della famiglia, nel senso che si ritiene ora necessaria l'educazione della madre. Ma la famiglia non fa parte della scuola, bens della societ. Ne risulta che la personalit umana, o la cura della personalit umana,  spezzata: da un lato la famiglia che  parte della societ, ma che dalla societ vive isolata e trascurata o ignorata: dall'altro lato la scuola, anch'essa appartata dalla societ e poi l'universit. Non esiste una concezione unitaria, una sollecitudine sociale per la vita, ma frammenti che si ignorano a vicenda e che si riferiscono successivamente o alternativamente alla scuola, alla famiglia e all'universit concepita come scuola, che interessa l'ultima parte del periodo educativo. Anche le scienze nuove, che rivelano il male di questo isolamento, come la psicologia sociale e la sociologia, sono isolate dalla scuola. Non esiste quindi un vero sistema che aiuti lo sviluppo della vita. Il concetto dell'educazione inteso in questo senso non  nuovo, come gi dissi, per la scienza, ma nel campo sociale esso non si  ancora realizzato. Ed  questo il passo che ben presto la civilt dovr compiere: la via  segnata, la critica ha rivelato gli errori delle attuali condizioni, altri hanno chiarito il rimedio da apportarsi alle diverse fasi della vita, oggi tutto  pronto perch si passi alla costruzione. I contributi della scienza possono essere paragonati alle pietre gi squadrate, destinate a questa costruzione; occorre trovare chi prenda le pietre e le sovrapponga per erigere il nuovo edificio necessario alla civilt.
...
.
...
Il compito dell'educazione e la societ.
...
.
...
Il concetto di un'educazione che assuma la vita come centro della propria funzione altera tutte le idee educative precedenti. L'educazione non deve essere pi basata su un programma prestabilito, ma sulla conoscenza della vita umana. Alla luce di questa convinzione, l'educazione del neonato acquista a un tratto una grande importanza.  vero che il neonato non pu far nulla, che non gli si pu insegnar nulla nel senso comune della parola, e che pu essere soltanto oggetto di un'osservazione e di uno studio intesi a metterne in luce le necessit vitali; abbiamo condotto appunto tali osservazioni, allo scopo di scoprire quali siano le leggi della vita, giacch, se desideriamo aiutarla, la prima condizione  la conoscenza delle leggi che la governano: e non solo la conoscenza, poich se avessimo per fine soltanto questa, rimarremmo nel campo della psicologia e non ci inoltreremmo nel campo della educazione.
Ma questa conoscenza dello sviluppo psichico del bambino deve essere largamente diffusa: allora soltanto l'educazione potr acquistare nuova autorit e dire alla societ: "Queste sono le leggi della vita; non potete ignorarle e dovete agire in conformit a esse; perch additano dei diritti dell'uomo che sono estesi e comuni all'umanit intiera."
Se la societ ritiene necessario impartire un'educazione obbligatoria, ci significa che l'educazione deve essere data in modo pratico, e quando sia ammesso che l'educazione deve iniziarsi dalla nascita,  necessario che la societ conosca le leggi dello sviluppo infantile. L'educazione anzich rimanere ignorata dalla societ deve acquistare autorit su di essa, e il meccanismo sociale dovr adattarsi alle necessit inerenti alla nuova concezione: che la vita deve essere protetta. Tutti sono chiamati a collaborare, padri e madri debbono assumere la loro responsabilit; ma quando la famiglia non abbia possibilit sufficienti, la societ  tenuta non solo a impartire l'istruzione, ma anche a dare i mezzi necessari per allevare i bambini. Se l'educazione significa cura dell'individuo, se la societ riconosce necessari allo sviluppo del bambino mezzi di cui la famiglia non  in grado di disporre, spetta alla societ stessa provvedere, spetta allo Stato di non abbandonare il bambino.
L'educazione si impegner dunque a imporsi con autorit alla societ dalla quale era rimasta appartata. Se  evidente che la societ deve esercitare un benefico controllo sull'individuo umano, e se  pur vero che l'educazione va considerata come aiuto alla vita, questo controllo non dovr mai essere costrizione e oppressione, ma dovr porgere un aiuto fisico e psichico. Vale a dire che il primo passo che la societ dovr compiere sar quello di consacrare pi larghi mezzi all'educazione.
I bisogni del bambino durante gli anni della crescenza sono stati studiati, e i risultati di questi studi sono stati resi noti alla societ; essa deve ormai assumersi con coscienza la responsabilit dell'educazione, mentre l'educazione da parte sua largir alla societ stessa i beni acquisiti nel suo progredire. L'educazione cos concepita non interessa pi soltanto il bambino e i genitori, ma lo Stato e la finanza internazionale, diviene stimolo a ogni membro del corpo sociale, stimolo al pi grande dei rinnovamenti della societ. Vi  qualcosa di pi immobile, stagnante e indifferente dell'educazione d'oggi? Quando un paese deve fare economia, senza dubbio l'educazione  la prima vittima. Se si chiede a un uomo di stato quali sono le sue opinioni sull'educazione, egli risponder che l'educazione non  affar suo, che egli ha affidato l'educazione dei suoi figli alla moglie perch questa a sua volta l'affidasse alla scuola. Ebbene: in avvenire diverr assolutamente impossibile, per un uomo di stato, formulare una simile risposta e far mostra di tale indifferenza.
...
.
...
Il bambino costruttore dell'uomo.
...
.
...
Consideriamo le relazioni di diversi psicologi che hanno studiato il bambino dal primo anno di vita. Che cosa se ne deduce? Che la crescenza dell'individuo, in luogo di essere affidata al caso, deve essere diretta scientificamente con migliore cura; il che consentir di raggiungere un migliore sviluppo dell'individuo. L'idea in cui tutti concordano  che l'individuo pi curato e assistito  destinato a crescere pi forte, pi equilibrato mentalmente e con un carattere pi energico. In altre parole, il concetto conclusivo  che oltre che dall'igiene fisica il bambino dovr essere protetto da un'igiene mentale. La scienza ha fatto altre scoperte intorno al primo periodo della vita: nel bambino si sono rese manifeste energie assai maggiori di quanto generalmente non s'immagini. Al suo nascere, psichicamente parlando, il bimbo  nulla; e non solo psichicamente, giacch al suo nascere egli  incapace di movimenti coordinati e la quasi immobilit degli arti non gli consente di far nulla; n pu parlare, anche se vede quello che accade intorno a lui. Dopo un dato periodo di tempo, il bambino parla, cammina, e passa da una conquista a un'altra fino a costruire l'uomo in tutta la sua grandezza e intelligenza. Ed ecco che una verit si fa strada; il bambino non  un essere vuoto, che deve a noi tutto ci che sa e di cui l'abbiamo riempito. No, il bambino  costruttore dell'uomo, e non esiste uomo che non sia stato formato dal bambino che egli era una volta. Le grandi energie costruttive del bambino, di cui abbiamo gi pi volte detto, e che hanno attratto l'attenzione degli scienziati, sono rimaste sinora celate sotto un complesso di idee formatesi intorno alla maternit; si diceva: la mamma ha formato il bambino, essa gli insegna a parlare, a camminare, ecc. Ora tutto questo non  affatto opera della madre, ma conquista del bambino. Ci che la madre crea  il neonato, ma  il neonato che produce l'uomo. Se la madre muore, il bambino cresce ugualmente e compie la costruzione dell'uomo. Un bambino indiano condotto in America e affidato alle cure di americani imparer la lingua inglese e non l'indiana. Non dalla madre, quindi, viene la conoscenza del linguaggio, ma  il bambino che si appropria del linguaggio come si appropria delle abitudini e dei costumi della gente fra cui si trova a vivere. Non vi  dunque in queste acquisizioni alcunch di ereditario, e il bambino, assorbendo dall'ambiente che gli  intorno, plasma da s stesso l'uomo futuro.
Riconoscere questa grande opera del bambino non significa diminuire l'autorit dei genitori; quando essi si persuaderanno di non essere i costruttori, ma semplicemente i collaboratori della costruzione, tanto meglio potranno compiere il proprio dovere e aiuteranno il bambino con una pi vasta visione. Soltanto se questo aiuto  dato convenientemente il bambino realizzer una buona costruzione; cos l'autorit dei genitori non si fonda su una dignit a s stante, ma sull'aiuto che essi danno ai loro figli, ed  questa la vera e grande autorit e dignit dei genitori.
Ma consideriamo anche da un altro punto di vista il bambino nella societ umana.
L'idea marxista ha disegnato la figura dell'operaio, quale  modernamente acquisita dalla nostra coscienza: l'operaio produttore di benessere e ricchezza, collaboratore essenziale nella grande opera del vivere civile, riconosciuto tale dalla societ agli effetti dei suoi valori morali ed economici, avente diritto moralmente ed economicamente a essere provveduto dei mezzi e materiali necessari a compiere il suo lavoro.
Ora portiamo quest'idea nel nostro campo. Rendiamoci conto che il bambino  un operaio e che il fine del suo lavoro  di produrre l'uomo. I genitori provvedono,  vero, a questo lavoratore i mezzi essenziali di vita e di lavoro costruttivo, ma il problema sociale nei riguardi dell'infanzia va considerato di ben maggiore importanza, perch il lavoro dei bambini non produce un oggetto materiale, ma crea l'umanit stessa: non una razza, una casta, un gruppo sociale, ma l'intera umanit. Se si considera questo fatto, risulta chiaro che la societ deve prendere in considerazione il bambino, riconoscendone i diritti e provvedendo ai suoi bisogni. Quando noi prenderemo la vita stessa a oggetto della nostra attenzione e del nostro studio, potremo giungere a toccare il segreto dell'umanit e avremo nelle nostre mani il potere di governare e aiutare l'umanit. Anche noi, quando parliamo di educazione, predichiamo una rivoluzione, in quanto grazie a essa ogni cosa che noi oggi conosciamo verr trasformata. Io considero questa l'ultima rivoluzione: una rivoluzione non violenta, e tanto meno cruenta, che esclude anzi ogni bench minima violenza, perch quando vi fosse ombra di violenza la costruzione psichica del bambino sarebbe ferita a morte.
La costruzione della normalit umana va difesa. Tutti i nostri sforzi non hanno forse mirato a rimuovere gli ostacoli sulla via dello sviluppo del bambino e ad allontanarne i pericoli e le incomprensioni che lo circondavano?
Questa  l'educazione intesa come aiuto alla vita; un'educazione dalla nascita, che alimenti una rivoluzione scevra di ogni violenza e che unisca tutti per un fine comune e li attragga verso un solo centro. Madri, padri, uomini di stato, tutti converrano nel rispettare e nell'aiutare questa delicata costruzione, elaborata in condizioni psichicamente misteriose, sotto la guida di un maestro ulteriore.  questa la nuova luminosa speranza dell'umanit. Non ricostruzione, ma aiuto alla costruzione che l'anima umana  chiamata a condurre a termine, costruzione intesa come sviluppo di tutte le immense potenzialit di cui il bambino, figlio dell'uomo,  dotato.
...
.
...
CAPITOLO 3. I PERIODI DELLA CRESCENZA.
...
.
...
Secondo alcuni psicologi, che hanno seguito il fanciullo e il giovane dalla nascita all'et universitaria, esistono nel corso dello sviluppo diversi e distinti periodi. Questa concezione, derivata da W. Stern, fu adottata subito da altri, in particolare da Ch. Bhler e dai suoi seguaci, mentre si pu dire che da un altro punto di vista la scuola freudiana l'aveva sviluppata in modo notevole.  un concetto diverso da quello che era stato precedentemente seguito, secondo cui l'individuo umano ha nei primi anni un contenuto assai povero, che si arricchisce con la sua crescenza; secondo cui cio l'individuo  qualcosa di piccolo in via di sviluppo, qualcosa di piccolo che aumenta, ma conservando sempre la stessa forma. Abbandonando questo vecchio concetto la psicologia  venuta oggi a riconoscere che esistono diversi tipi di psiche e di mente nei diversi periodi della vita.(3)Questi periodi sono nettamente distinti fra loro ed  curioso constatare che coincidono con le diverse fasi dello sviluppo fisico. I mutamenti sono di tale rilievo, psichicamente parlando, che certi psicologi, tentando di chiarirli, hanno esagerato cos da esprimersi in questo modo: "Lo sviluppo  una successione di nascite". In un certo periodo della vita, un'individualit psichica cessa e ne nasce un'altra. Il primo di questi periodi va dalla nascita ai sei anni. In questo periodo, che pure ha manifestazioni notevolmente diverse, il tipo mentale rimane lo stesso. Da zero a sei anni il periodo ha due distinte sotto-fasi: la prima, da zero a tre anni, rivela un tipo di mentalit a cui l'adulto non pu avvicinarsi, sul quale cio egli non pu esercitare una diretta influenza, e, infatti, non esiste scuola per questi bambini. Segue un'altra sotto-fase: dai tre ai sei anni, in cui il tipo mentale  lo stesso, ma il bambino comincia a essere influenzabile in un modo particolare. Questo periodo  caratterizzato dalle grandi trasformazioni che avvengono nell'individuo. Per convincersene basta pensare alla differenza che corre fra il neonato e il bambino di sei anni. Per il momento non ci interessa come questa trasformazione ha luogo, ma il fatto  che a sei anni l'individuo, secondo l'espressione comune, diviene abbastanza intelligente per essere ammesso alla scuola.
Il periodo successivo va dai sei ai dodici anni ed  un periodo di crescenza, ma senza trasformazioni.  un periodo di calma e serenit e, psichicamente parlando,  un periodo di salute, di forza e sicura stabilit. "Questa stabilit, fisica e mentale", dice Ross scrivendo dei bambini di questa et, " la caratteristica pi spiccata della fanciullezza pi avanzata. Un essere di un altro pianeta, che non conoscesse la razza umana, potrebbe facilmente prendere per adulti della specie questi piccoli esseri di dieci anni, se non avesse occasione di vedere i veri adulti."(4)
Quanto poi al fisico, esistono segni che sembrano fissare i limiti fra questi due periodi psichici. La trasformazione che ha luogo nel corpo  visibilissima; citer soltanto il fatto che il bambino perde la sua prima dentatura, e inizia la seconda.
Il terzo periodo va dai dodici ai diciotto anni ed  un periodo di tali trasformazioni da ricordare il primo. Quest'ultimo periodo pu essere suddiviso in due sotto-fasi: una che va dai dodici ai quindici anni e l'altra dai quindici ai diciotto. Questo periodo  anch'esso caratterizzato da trasformazioni del corpo il quale raggiunge la maturit dello sviluppo. Dopo i diciotto anni l'uomo pu considerarsi completamente sviluppato, e non si produce pi in lui alcuna trasformazione notevole. Egli cresce soltanto in et.
Il curioso  che l'educazione ufficiale ha riconosciuto questi differenti tipi psichici. Sembra che essa ne abbia avuto una oscura intuizione. Il primo periodo, dalla nascita ai sei anni,  stato chiaramente riconosciuto, essendo stato escluso dalla educazione obbligatoria, mentre si  notato che a sei anni avviene una trasformazione in virt della quale il bambino risulta abbastanza maturo per essere ammesso alla scuola. Si  quindi riconosciuto che il bambino sa gi gran numero di cose, il che gli pu consentire di frequentare la scuola. Infatti, se i bambini a sei anni non potessero orientarsi, n camminare, n comprendere quando il maestro parla, non sarebbero in grado di prender parte alla vita collettiva. Vi  stato, potremmo affermare, un riconoscimento pratico. Ma gli educatori non hanno mai pensato che, se il bambino pu andare a scuola, orientarsi, comprendere le idee a lui trasmesse, deve essersi sviluppato mentalmente, dato che al suo nascere era incapace di tutto.
Un inconscio riconoscimento ha avuto anche il secondo periodo, perch in molti paesi i bambini a dodici anni lasciano generalmente la scuola elementare per entrare nelle superiori. Perch il periodo dai sei ai dodici anni  stato ritenuto adatto per impartire ai bambini le prime e basilari nozioni della cultura? Poich questo avviene in tutti i paesi del mondo, senza dubbio non si tratta di un'ispirazione casuale: solo una base psichica comune a tutti i fanciulli pu aver reso possibile questo tipo di ordinamento scolastico, che  indubbia conclusione di un ragionamento basato sull'esperienza. Si  esperimentato infatti che durante questo periodo il bambino pu sottomettersi al lavoro mentale richiesto dalla scuola: pu comprendere ci che il maestro dice e ha abbastanza pazienza per ascoltare e imparare. Durante tutto questo periodo egli  costante nel suo lavoro e forte in salute: perci questo periodo  considerato il pi adatto per ricevere la cultura. Dopo il dodicesimo anno di et, si inizia una scuola di ordine superiore, il che significa che l'educazione ufficiale ha riconosciuto che in quell'anno incomincia un nuovo tipo di psicologia per l'individuo umano. Si  anche riconosciuto che questo tipo si manifesta attraverso due fasi, come  dimostrato dal fatto che le scuole superiori sono divise in due parti. Abbiamo una scuola secondaria inferiore e una superiore; la inferiore dura pressoch tre anni e la superiore qualche volta quattro; non importa comunque il periodo esatto di anni in cui  suddiviso l'insegnamento; interessa solo considerare il succedersi di due periodi anche nella scuola secondaria. Nell'insieme questo periodo  meno facile e calmo del precedente. Gli psicologi, che si sono interessati di educazione nel periodo dell'adolescenza, lo considerano come periodo di tali trasformazioni psichiche da paragonarlo al primo, quello che va dalla nascita ai sei anni; generalmente in questa et il carattere non  stabile e si hanno manifestazioni di indisciplina e di ribellione. La salute fisica non  stabile e sicura come nel secondo periodo. Ma la scuola non se ne preoccupa. Un certo programma  stato elaborato e i ragazzi sono tenuti a seguirlo, volenti o nolenti. Anche in questo periodo i giovanetti devono stare seduti ad ascoltare l'insegnante, debbono obbedire e trascorrere il loro tempo apprendendo a memoria le cognizioni impartite.
A coronamento della vita scolastica  l'universit, che pure non differisce essenzialmente dai tipi di scuola che la precedono, eccetto forse per l'intensit dello studio. Anche all'universit i professori parlano e gli studenti ascoltano. Quando io ero all'universit e gli uomini non usavano radersi, era curioso vedere questi giovani nelle aule, alcuni con barbe pi o meno imponenti e facendo tutti egualmente mostra delle pi diverse variet di baffi. Eppure questi uomini maturi erano trattati allo stesso modo dei bambini: dovevano sedere e ascoltare; sottomettersi ai professori; dipendere per le sigarette e i mezzi di trasporto dalla liberalit di padri pronti a rimproverarli quando cadevano agli esami. Ed erano uomini adulti, la cui intelligenza ed esperienza avrebbero un giorno diretto il mondo, il cui strumento di lavoro era la mente e a cui erano destinate le pi alte professioni: futuri medici, ingegneri, avvocati. E, aggiungiamo, a che serve oggi una laurea? Assicura forse la vita a chi l'ottiene? Chi ricorre a un medico appena laureato? Chi affida la costruzione di una casa a un giovane ingegnere appena uscito dagli studi? O una causa a un avvocato appena autorizzato a esercitare la sua professione? E come spiegare questa mancanza di fiducia? La ragione  che questi giovani hanno passato anni ad ascoltare la parola dei maestri e l'ascoltare non forma l'uomo; soltanto il lavoro pratico e l'esperienza conducono i giovani alla maturit. Ecco perch troviamo giovani medici che devono esercitarsi a lungo negli ospedali; giovani avvocati che devono far pratica negli uffici di un legale gi esperto; ingegneri che debbono fare altrettanto per giungere all'esercizio indipendente della loro professione, e conquistare una propria esperienza. E si aggiunga ancora che, per trovare dove far pratica,  necessario ai laureati cercare appoggi, raccomandazioni e vincere non indifferenti difficolt. Questo triste fatto avviene si pu dire in ogni paese. Un caso tipico si ebbe a New York ove fu organizzato un corteo di intellettuali composto da centinaia di individui che non avevano potuto trovare un'occupazione. Portavano un cartello con la scritta: "Siamo senza lavoro, abbiamo fame. Che cosa dobbiamo fare?". La situazione non  cambiata. L'educazione  senza controllo e non abbandona le sue consuetudini inveterate. Si  solamente riconosciuto l'esistenza, durante la crescenza dell'individuo, di tipi diversi di sviluppo in diversi periodi della vita.
...
.
...
Il periodo creativo.
...
.
...
Negli anni della mia giovinezza i bambini dai due ai sei anni non erano presi in considerazione. Ora invece esistono istituzioni prescolastiche di vario genere, che accolgono i piccoli dai tre ai sei anni. Ma anche oggi, come in passato, la parte pi importante dell'educazione  considerata quella universitaria, perch dall'universit provengono coloro che hanno meglio coltivato la facolt essenzialmente umana chiamata intelligenza. Ma ora che gli psicologi si sono volti a studiare la vita stessa, si  venuta formando una tendenza che pu dirsi del tutto opposta; molti sostengono oggi, come me, che la parte pi importante della vita non  quella che corrisponde agli studi universitari, bens il primo periodo, che si estende dalla nascita ai sei anni, perch proprio in questo periodo si forma l'intelligenza, il grande strumento dell'uomo. E non solo l'intelligenza, ma anche il complesso delle facolt psichiche. L'idea nuova ha prodotto una grande impressione su coloro che hanno qualche sensibilit per la vita psichica; e molti si sono dati allo studio del neonato, del bambino di un anno, il quale crea la personalit dell'uomo. Intenti a questa misteriosa rivelazione della vita, gli studiosi provano la stessa emozione di coloro che in tempi antichi usavano meditare sulla morte. Che cosa avviene quando giunge la morte? Questo interrogativo stimolava la meditazione e sollecitava la sensibilit in passato, oggi invece  l'uomo, al suo primo apparire nel mondo, che diviene oggetto di intensa riflessione. Nel neonato si scopre l'Uomo. Perch egli deve avere un'infanzia cos lunga e penosa? Nessun animale ha un periodo infantile cos difficile. Che cosa avviene durante questo periodo?
Indubbiamente il periodo infantile  un periodo di creazione; nulla esiste all'inizio ed ecco che circa un anno dopo la nascita il bambino conosce ogni cosa. Il bambino non nasce con un po' d'intelligenza, un po' di memoria, un po' di volont, pronte a crescere e a svilupparsi nel periodo successivo. Il gattino pu miagolare fin dalla nascita, anche se imperfettamente, l'uccello o il vitello hanno anche essi una loro piccola voce, quella stessa che sar, pi ingrandita, la voce della loro specie. L'uomo ha un unico mezzo d'espressione alla nascita: il pianto. Nel caso dell'essere umano non si tratta dunque di sviluppo, ma di creazione, la quale parte da zero. Il meraviglioso passo compiuto dal bambino  quello che lo conduce dal nulla a qualche cosa, ed  difficile per la nostra mente afferrare questa meraviglia.
A compiere questo passo  necessario un tipo di mentalit diversa dalla nostra di adulti. Il bambino  dotato di altri poteri, e non  piccola cosa la creazione che egli realizza:  la creazione di tutto. Egli crea non solo il linguaggio, ma plasma gli organi che gli permettono di parlare. Ogni movimento fisico egli crea, ogni elemento della nostra intelligenza, tutto ci di cui  dotato l'individuo umano. Conquista meravigliosa, che non  prodotta da una mente conscia. Gli adulti sono coscienti: se noi adulti abbiamo la volont e il desiderio di imparare qualche cosa ci accingiamo a farlo, ma nel bambino non esiste n coscienza n volont, poich coscienza e volont debbono essere create.
Se chiamiamo cosciente il nostro tipo di mente adulta, quella del bambino dovrebbe essere chiamata inconscia, ma una mente inconscia non significa mente inferiore. Una mente inconscia pu essere ricca d'intelligenza. Tipo d'intelligenza questo, facile a trovarsi in ogni essere, anche negli insetti; intelligenza che non  cosciente anche se talora sembra dotata di ragione.  di tipo inconscio, e il bambino compie le sue meravigliose conquiste, a cominciare dalla conoscenza dell'ambiente, in quanto  dotato di questo tipo di mente. Come ha potuto il bambino assorbire il suo ambiente? Proprio per una delle particolari caratteristiche che abbiamo scoperto in lui: un potere di sensibilit cos intenso che le cose che lo circondano risvegliano in lui un interesse e un entusiasmo che sembrano penetrare la sua stessa vita. Il bambino assimila tutte queste impressioni, non con la mente, ma con la propria vita. L'acquisizione del linguaggio ne  l'esempio pi evidente. Come avviene che il bambino impari il linguaggio? Si risponde che egli  dotato dell'udito e che ascolta la voce degli esseri umani, imparando cos a parlare. Pur ammettendo questo fatto, ci dobbiamo chiedere perch fra i milioni di suoni e rumori diversi che lo circondano, egli oda e afferri soltanto la voce dell'uomo. Se  vero che il bambino ode, e se  vero che egli apprende soltanto il linguaggio degli esseri umani,  segno che il linguaggio umano deve fare su di lui una grande impressione. Queste impressioni debbono essere cos forti, e causare una tale intensit di sentimenti e un cos profondo entusiasmo, da mettere in moto fibre invisibili nel suo corpo, fibre che incominciano a vibrare per riprodurre quei suoni. Per fare un paragone, pensiamo a quanto avviene a noi stessi quando assistiamo a un concerto; di l a poco un'espressione di rapimento  sui volti degli ascoltatori, le teste e le mani cominciano a muoversi. Che cosa le ha messe in movimento se non le impressioni causate dalla musica? Qualcosa di simile deve accadere nella mente inconscia del bambino. La voce produce in lui tali impressioni, che quelle suscitate in noi dalla musica sono in confronto quasi inesistenti. Nel bambino quasi vediamo i movimenti della lingua che vibra, delle corde minute che tremano e delle guance; ogni cosa vibra e si tende, preparandosi nel silenzio a riprodurre i suoni che hanno causato una cos profonda emozione nella mente inconscia. Come avviene che il bambino impari il linguaggio nella sua esattezza, e cos esattamente e fermamente che esso viene a far parte della personalit psichica? Questo linguaggio acquisito nell'infanzia viene detto lingua materna, ed  chiaramente distinto da tutte le altre lingue che egli potr apprendere in seguito, cos come una falsa dentiera pu essere distinta da una dentatura naturale.
Come avviene che questi suoni, dapprima senza significato, tutt'a un tratto portino alla sua mente comprensione e idee? Il bambino non ha soltanto "assorbito" le parole, egli ha assorbito proprio "la frase, la costruzione della frase". Se non comprendiamo la costruzione della frase non possiamo comprenderne il linguaggio. Quando noi diciamo ad esempio: "Il bicchiere  sulla tavola" il senso che diamo a queste parole risulta dall'ordine in cui le poniamo. Se dicessimo: "Bicchiere il sulla  tavola", sarebbe difficile afferrare un'idea.  la sequenza delle parole che noi comprendiamo. Il bambino assorbe le costruzioni del linguaggio.
...
.
...
La mente assorbente.
...
.
...
E come avviene questo? Si dice: "Egli ricorda le cose"; ma, per ricordare, occorre aver memoria, e il bambino non ne ha, la deve anzi costruire. Egli dovrebbe avere la capacit di ragionare per rendersi conto che la costruzione di una frase  necessaria a renderla comprensibile. Ma il bambino non ha la facolt di ragionare, deve crearsela.
La nostra mente, cos com', non arriverebbe l dove arriva il bambino; per una conquista come quella del linguaggio  necessaria una forma di mente diversa; e questa forma appunto possiede il bambino: un tipo d'intelligenza diversa dalla nostra.
Potremmo dire che noi acquistiamo le conoscenze con la nostra intelligenza, mentre il bambino le assorbe con la sua vita psichica. Semplicemente continuando a vivere il bambino impara a parlare il linguaggio della sua razza.  una specie di chimica mentale che opera in lui. Noi siamo recipienti; le impressioni si versano in noi, e noi le ricordiamo e le tratteniamo nella nostra mente, ma rimaniamo distinti dalle nostre impressioni, come l'acqua rimane distinta dal bicchiere. Il bambino subisce invece una trasformazione: le impressioni non solo penetrano nella sua mente, ma la formano. Esse s'incarnano in lui. Il bambino crea la propria "carne mentale", usando le cose che sono nel suo ambiente. Abbiamo chiamato il suo tipo di mente Mente assorbente.  difficile per noi concepire le facolt della mente infantile, ma senza dubbio la sua  una forma di mente privilegiata.
Immaginate come sarebbe meraviglioso se noi fossimo capaci di mantenere la prodigiosa abilit del bambino il quale, mentre  intento a vivere gioiosamente, saltando e giocando,  capace di imparare una lingua con tutte le sue complicazioni grammaticali. Che meraviglia sarebbe se tutto il sapere entrasse nella nostra mente semplicemente vivendo, senza richiedere sforzo maggiore di quello che ci costi respirare o nutrirci. Dapprima non avvertiremmo nulla di particolare, poi, improvvisamente, le cognizioni acquisite si rivelerebbero nella nostra mente come lucenti stelle di conoscenza. Cominceremmo ad avvertire che esse sono l presenti e saremmo consapevoli di tutte le nozioni divenute, senza sforzo, patrimonio nostro.
Se io vi dicessi che vi  un pianeta dove non esistono scuole, non maestri, nessuna necessit di studiare, e dove, vivendo e passeggiando, senza altra fatica, gli abitanti giungono a conoscere ogni cosa e a fissare saldamente nel loro cervello l'intero sapere, non vi parrebbe questa una bella fiaba? Ebbene, questo, che suona cos fantastico da parere invenzione di una fertile immaginazione,  un fatto, una realt; perch questo  il modo di imparare del bambino inconscio. Questo  il sentiero che egli segue. Egli apprende tutto inconsapevolmente, passando a poco a poco dall'inconscio alla coscienza, avanzando per un sentiero tutto gioia e amore.
La consapevolezza umana pare a noi una grande conquista. Divenire coscienti, acquistare una mente umana! Ma questa conquista noi la dobbiamo pagare, poich, non appena diveniamo coscienti, ogni nuova acquisizione di sapere ci  causa di duro lavoro e di fatica.
Il movimento  un'altra delle meravigliose conquiste del bambino. Neonato, egli giace tranquillo per mesi nel suo lettino. Ma ecco che, passato qualche tempo, egli cammina, si muove nell'ambiente, fa qualche cosa, gode,  felice. Vive giorno per giorno, e impara a muoversi ogni giorno di pi; il linguaggio, con tutta la sua complessit, entra nella sua mente, e cos pure il potere di dirigere i suoi movimenti secondo le necessit della sua vita. Ma non  tutto: molte altre cose egli impara con sorprendente rapidit. Ogni cosa che gli  intorno, egli la fa sua: abitudini, costumi, religione si fissano stabilmente nella sua mente.
I movimenti che il bambino conquista non si formano a caso, ma si determinano nel senso in cui essi vengono acquisiti in un particolare periodo dello sviluppo. Quando il bambino comincia a muoversi, la sua mente, capace di assorbire, ha gi fatto suo l'ambiente; prima che egli incominci a muoversi, in lui ha gi avuto luogo un inconscio sviluppo psichico, e quando egli inizia i primi movimenti comincia a diventare cosciente. Se osservate un bambino di tre anni, vedrete che egli gioca sempre con qualche cosa. Questo significa che egli va elaborando con le sue mani e immettendo nella sua coscienza quello che la sua mente inconscia ha assorbito in precedenza. Attraverso questa esperienza dell'ambiente, sotto forma di giuoco, egli esamina le cose e le impressioni che ha ricevute nella sua mente inconscia. Per mezzo del lavoro diviene cosciente e costruisce l'Uomo. Il bambino  diretto da una potenza misteriosa, meravigliosamente grande, che a poco a poco egli incarna; diventa cos uomo e si fa uomo per mezzo delle sue mani, per mezzo della sua esperienza: prima attraverso il giuoco e poi attraverso il lavoro. Le mani sono lo strumento dell'intelligenza umana. In virt di queste esperienze il bambino assume una forma definita e pertanto limitata, giacch la consapevolezza  sempre pi limitata dell'incoscienza e della subcoscienza.
Egli entra nella vita e incomincia il suo misterioso lavoro; a poco a poco assume la meravigliosa personalit adatta al suo tempo e al suo ambiente. Edifica la sua mente, finch pezzo per pezzo giunge a costruire la memoria, la facolt di capire, la facolt di ragionare. Eccolo infine al suo sesto anno di et. Allora, improvvisamente, noi educatori scopriamo che questo individuo comprende, che ha la pazienza di ascoltare ci che noi diciamo, mentre prima non avevamo il mezzo di giungere fino a lui. Egli viveva su un altro piano, diverso dal nostro. Di questo primo periodo si occupa il nostro libro. Lo studio della psicologia infantile nei primi anni di vita rivela a noi tali miracoli, che chiunque vi si accosti con comprensione non pu non esserne profondamente impressionato.
La nostra opera di adulti non consiste nell'insegnare, ma nell'aiutare la mente infantile nel lavoro del suo sviluppo. Sarebbe meraviglioso se noi potessimo, col nostro aiuto, con un intelligente trattamento del bambino, con la comprensione dei bisogni della sua vita, prolungare il periodo in cui opera in lui la mente capace di assorbire. Quale servizio renderemmo all'umanit se potessimo aiutare l'individuo umano ad assorbire le cognizioni senza fatica, se l'uomo potesse trovarsi ricco di cognizioni senza sapere come le abbia acquisite, quasi per effetto di magia. La natura non  forse piena di magia e di miracoli?
La scoperta che il bambino  dotato di una mente capace di assorbire ha prodotto una rivoluzione nel campo educativo. Si capisce ora facilmente perch il primo periodo dello sviluppo umano, in cui si forma il carattere,  il pi importante. In nessuna altra et della vita si ha maggior bisogno di un aiuto intelligente come in questo e ogni ostacolo che si frapponga allora al bambino verr a diminuire le possibilit di perfezionamento della sua opera creativa. Noi aiuteremo dunque il bambino non pi perch lo consideriamo un essere piccolo e debole, ma perch egli  dotato di grandi energie creative, che sono di natura cos fragile da richiedere - per non venir menomate e ferite - una difesa amorosa e intelligente. A queste energie vogliamo portare aiuto, non al bambino piccolo, n alla sua debolezza. Quando si comprenda che queste energie appartengono a una mente inconscia, la quale deve farsi cosciente attraverso il lavoro e l'esperienza acquisita nell'ambiente, quando ci rendiamo conto che la mente infantile  diversa dalla nostra, che non possiamo raggiungerla con l'insegnamento verbale, che non possiamo intervenire direttamente nel processo del passaggio dall'inconscio alla coscienza, e in quello della costruzione delle facolt umane, allora tutto il concetto della educazione cambier e diverr quello di un aiuto alla vita del bambino, allo sviluppo psichico dell'uomo, e non imposizione a ritenere idee e fatti e parole nostre.
Questa  la nuova via su cui si  messa l'educazione: aiutare la mente nei suoi diversi processi di sviluppo, secondarne le varie energie e rafforzarne le diverse facolt.
...
.
...
CAPITOLO 4. UN NUOVO ORIENTAMENTO.
...
.
...
Ai nostri giorni si nota un orientamento definitivamente nuovo negli studi biologici. Ogni ricerca era condotta un tempo sull'essere adulto, e gli scienziati, quando studiavano animali e piante, prendevano in considerazione soltanto esemplari adulti. Lo stesso avveniva nello studio dell'umanit; solo l'adulto era oggetto di considerazione, sia per lo studio della morale che per quello della sociologia. Cos era campo prediletto di attenzione e meditazione da parte degli studiosi la morte, ed era logico, giacch l'essere adulto, procedendo nella vita, si avvia verso la morte. Nello stesso modo lo studio della morale era lo studio delle regole e rapporti sociali fra adulti. Oggi gli scienziati, prendendo una direzione opposta, sembrano procedere all'indietro, tanto nello studio degli esseri umani quanto in quello di altri tipi di vita. Non solo considerano gli esseri giovanissimi, ma risalgono all'origine degli esseri. La biologia si  volta all'embriologia e allo studio della vita della cellula. Da questo orientamento verso le origini  sorta una nuova filosofia che non  di natura idealistica. Potremmo dire che essa  piuttosto scientifica, perch nasce dall'osservazione e non da deduzioni astratte di pensatori. Lo sviluppo di questa filosofia procede di pari passo con il progredire delle scoperte fatte nei laboratori.
Quando si penetra nel campo delle origini dell'individuo, che  il campo dell'embriologia, ci si rivelano cose che non esistono nel campo della vita adulta o, seppure vi esistono, sono di natura assai diversa; l'osservazione scientifica rivela un tipo di vita del tutto dissimile da quello che l'umanit era abituata a considerare, e porta in piena luce la personalit del bambino.
Una banalissima considerazione dimostrer che il bambino non progredisce verso la morte come l'adulto; esso progredisce verso la vita, giacch il suo scopo  la costruzione dell'uomo nella sua pienezza di forza e di vita. Quando appare l'adulto, il bambino non esiste gi pi. Tutta la vita del bambino  un processo verso la perfezione, verso un maggior completamento. Basta questa osservazione per dedurre che il bambino pu trovar gioia nell'adempimento di un compito di sviluppo e di perfezione. Quello del bambino  un tipo di vita in cui il lavoro, l'adempimento del proprio dovere, recano gioia e felicit, mentre per l'adulto il lavoro generalmente rappresenta una funzione piuttosto penosa.
Questo procedere nella vita  per il bambino un estendere e un ampliare s stesso: pi il bambino cresce in et e pi diviene intelligente e forte. Il suo lavoro e la sua attivit lo aiutano ad acquistare intelligenza e forza, mentre nel caso degli adulti il passare degli anni determina piuttosto il contrario. E ancora, nel campo del bambino non esistono competizioni, perch nessuno pu compiere per lui il lavoro inteso a costruire l'uomo che egli deve costruire. In altre parole, nessuno pu crescere per lui.
Risaliamo ancor pi indietro nella vita del bambino, al periodo anteriore alla nascita. Gi prima di nascere il bambino ha contatto con l'adulto, poich la sua vita embrionale trascorre nel corpo della madre. Prima dell'embrione esiste la cellula prima, che  il risultato di due cellule provenienti dagli adulti. Sia che ci trasportiamo alle origini della vita degli esseri umani, sia che seguiamo il bambino nel compimento del suo "dovere" di crescenza, troviamo sempre l'adulto.
La vita del bambino  la linea che congiunge due generazioni di vita adulta. La vita del bambino, che crea ed  creata, parte dall'adulto e finisce nell'adulto. Questa  la via, il sentiero della vita, e da questa vita cos strettamente vicina all'adulto possono venire interesse di studio e nuova luce.
...
.
...
Le due vite.
...
.
...
La natura offre una particolare protezione al bambino. Egli nasce dall'amore, e l'amore  la sua vera origine. Una volta nato, egli  circondato dalla tenerezza del padre e della madre; non  dunque generato nella discordia, ed ecco la sua prima protezione. La natura ispira ai genitori l'amore per i piccoli, e questo amore non  qualcosa di artificiale, di alimentato dalla ragione, come l'idea della fraternit, che nasce dallo sforzo di tutti coloro che aspirano all'unit del genere umano. Nel campo della vita del bambino si pu trovare il tipo d'amore che dimostra quale dovrebbe essere l'attitudine morale ideale della comunit adulta, poich qui soltanto si pu trovare l'amore, naturalmente capace di ispirare il sacrificio, la dedizione di un io a un altro, la dedizione di s stessi al servizio di altri esseri. Nel profondo del loro sentimento tutti i genitori rinunciano alla propria vita per dedicarla ai figli, e questo  per essi un sacrificio naturale, che procura gioia e non appare mai un sacrificio. Nessuno dir mai: "Pover'uomo, ha due bambini!". Anzi, giudicher quest'uomo fortunato. Il sacrificio a cui i genitori si sottopongono per i loro figli  un sacrificio che d gioia,  la vita stessa: il bambino ispira ci che nel mondo dell'adulto rappresenta un ideale: la rinuncia, l'abnegazione: virt quasi impossibili a raggiungersi fuori dagli affetti familiari. Quale uomo d'affari che possa impossessarsi di qualche oggetto di cui ha bisogno dir mai a un rivale in affari: "Prendete voi quella merce, io vi rinuncio"? Ma se i genitori affamati non hanno di che mangiare, sacrificano sino all'ultimo pezzo di pane per soddisfare la fame del bambino. Vi sono dunque due vite diverse, e l'adulto ha il privilegio di partecipare ad ambedue: all'una come genitore e all'altra come membro della societ. La migliore delle due  quella che il genitore spende per il bambino, poich, grazie alla vicinanza del bambino, si sviluppano nell'uomo i pi alti sentimenti.
Se prendiamo a oggetto di studio gli animali, invece degli uomini, troviamo egualmente questi due tipi di vita. Gli animali feroci e selvaggi sembrano anch'essi mutare i propri istinti quando hanno la prole; ognuno sa quanta tenerezza dimostrino tigri e leoni per i loro piccoli e quanto coraggio acquisti il timido daino per difenderli. Sembra che vi sia un cambiamento di istinti in tutti gli animali al momento in cui essi hanno i piccoli da proteggere, come se istinti speciali venissero a sovrapporsi a quelli abituali. Gli animali timidi posseggono, in misura anche maggiore degli uomini, un istinto di autoconservazione, ma quando hanno i figli esso si muta in istinto di protezione. Avviene cos per gli uccelli: il loro istinto  quello di volar via non appena si avvicini un pericolo, ma quando essi hanno i piccoli da proteggere non s'allontanano dal nido: restano immobili coprendoli con le loro ali per nascondere il troppo visibile candore delle uova. Altri fingono di essere feriti e si tengono appena discosti dalle mascelle del cane per distoglierlo dall'afferrare i piccoli che cos restano nascosti. In ogni forma di vita animale vi sono simili esempi e si manifestano due specie di istinti: uno di autoprotezione e un altro di protezione della vita dei piccoli. I libri del biologo J. H. Fabre danno le pi mirabili illustrazioni di questi fatti. Fabre conclude la sua grande opera dicendo che la specie deve la sua sopravvivenza a questo forte istinto materno. Ed  vero, perch se la sopravvivenza della specie fosse dovuta soltanto alle cosiddette armi della lotta per l'esistenza, come potrebbero i piccoli difendersi mentre non hanno ancora sviluppato le loro armi difensive? Le piccole tigri non sono forse senza denti e gli uccellini del nido non sono senza penne? Perci, se la vita dev'essere salvata e la specie sopravvivere,  necessario soprattutto provvedere alla protezione dei piccoli che, inermi, stanno tuttavia preparando le proprie armi.
Se la sopravvivenza della vita fosse affidata soltanto alla lotta del forte, la specie perirebbe. Quindi la ragione vera, il fattore principale della sopravvivenza della specie  l'amore degli adulti per i piccoli.
Nello studio della natura la parte pi affascinante  la rivelazione dell'intelligenza, che esiste persino nelle infime creature. Ognuna di esse  dotata di varie specie di istinti protettori; ognuna  pure dotata di una diversa manifestazione di intelligenza, e questa intelligenza  spesa tutta a protezione di piccoli; mentre se si studiano gli istinti di autoconservazione, questi non rivelano tanta intelligenza n hanno altrettanta variet di manifestazioni. Sono ben lungi da quella finezza di particolari che diede materia a Fabre per dedicare quasi interamente i suoi sedici volumi alla descrizione degli istinti protettori presso gli insetti.
Studiando quindi i diversi generi di vita, si constata la necessit di due specie di istinti e due tipi di vita e se portiamo questa affermazione nel campo della vita umana, non fosse che per ragioni sociali, lo studio della vita del bambino risulta necessario per le conseguenze che esso ha per l'adulto. Questo studio della vita deve rifarsi alle origini.
...
.
...
CAPITOLO 5. IL MIRACOLO DELLA CREAZIONE.
...
.
...
Embriologia.
...
.
...
Fra le scienze diverse che prendono oggi in considerazione la vita dell'individuo, dal suo inizio, di particolare interesse  l'embriologia. In tutti i tempi i pensatori furono colpiti dal fatto meraviglioso che un essere, il quale prima non esisteva, diventa poi uomo o donna, destinato ad avere una sua intelligenza e propri pensieri. Come avviene? Come si formano i suoi organi cos complicati e meravigliosi? Come si formano gli occhi, e la lingua che ci permette di parlare, e il cervello, e le altre infinite parti dell'organismo umano? All'inizio del XVIII secolo gli scienziati, o meglio, i filosofi, credevano in una preformazione e pensavano che nella cellula-uovo dovesse esistere un minuscolo uomo (o donna) gi fatto. Piccolo tanto che non si poteva vedere, ma esistente e destinato a crescere. Lo stesso si pensava che avvenisse per i mammiferi. Due scuole, quella degli Animalculisti e quella degli Ovisti, disputarono se il minuscolo individuo fosse presente nella cellula germinale dell'uomo o della donna, e diedero luogo a erudite discussioni.
Il dottor G. F. Wolff, facendo uso del microscopio, che era appena stato inventato, si propose di vedere ci che realmente avveniva nel processo creativo, e cominci a studiare la cellula germinale nelle uova fecondate di pollo. Giunse alla conclusione espressa nella sua Theoria generationis: che nulla preesiste, che l'essere si costruisce da s stesso, e ne descrisse il formarsi. La cellula germinale si divide in due parti, queste si dividono in quattro, e l'essere si forma con il moltiplicarsi delle cellule.
I dotti che si disputavano fra loro sulla localizzazione della preesistenza insorsero, si offesero, gridarono all'ignoranza, alla eresia, e la situazione si fece cos difficile per Wolff, il fondatore dell'embriologia, che egli fu scacciato dal suo paese. Rimase in esilio e mor in terra straniera. Sebbene i microscopi si moltiplicassero, nessuno per cinquanta anni os pi investigare il segreto, ma nel frattempo le asserzioni di quel primo studioso si facevano strada. Un altro scienziato, K. E. von Baer, comp le stesse ricerche e trov che quanto il Wolff aveva asserito era vero. Lo afferm, e tutti questa volta accettarono la nuova verit, e nacque quel nuovo ramo della scienza che ha nome Embriologia.
L'Embriologia  indubbiamente una delle scienze pi affascinanti, in quanto non studia gli organi di un organismo sviluppato, come l'anatomia, n la loro funzione, come la fisiologia, n le loro malattie, come la patologia, ma ha come fine della sua indagine il processo creativo, il modo nel quale un corpo che non esisteva viene a formarsi per entrare infine nel mondo dei viventi.
Ogni animale, ogni mammifero, l'uomo, questo essere meraviglioso, provengono da un'unica e prima cellula, rotonda e non differenziata, con l'aspetto semplicissimo di una cellula primitiva. Le proporzioni di queste cellule germinative sorprendono per la loro estrema piccolezza. Quella dell'uomo corrisponde a un decimo di millimetro. Per averne un'idea, segniamo un punto con una matita bene appuntita e disponiamo dieci di questi punti uno accanto all'altro; per quanto essi siano piccoli, un millimetro non li conterr. Vediamo dunque quanto  microscopica la cellula da cui proviene l'uomo. Questa cellula si sviluppa separatamente dall'essere che la genera, perch protetta e racchiusa da una specie di involucro che la tiene staccata dall'adulto che la contiene. Questo si verifica per tutti gli animali. La cellula  isolata dalla genitrice per modo che l'essere che ne risulta  in verit il prodotto del lavoro della cellula germinativa. Causa questa inesauribile di meditazione, perch i pi grandi uomini, su qualsiasi piano si siano manifestati, da Napoleone ad Alessandro, da Shakespeare a Dante, a Gandhi, cos come il pi umile fra gli esseri umani, ognuno fu costruito da una di queste minuscole cellule.
Osservando la cellula germinativa con un potente microscopio, risulta che essa contiene un certo numero di corpuscoli, i quali, potendo essere molto facilmente colorati con mezzi chimici, furono chiamati "cromosomi". Il loro numero differisce nelle diverse specie. Nella specie umana i cromosomi sono quarantotto. In altre specie quindici, in altre ancora tredici, cos che il numero dei cromosomi costituisce un carattere distintivo per la specie. Si pens che questi cromosomi fossero i depositari dell'eredit. Recentemente nuovi microscopi di maggior potenza, detti ultra-microscopi, hanno permesso di vedere che ogni cromosomo  una specie di scatoletta contenente una catena o collana composta di circa cento minutissimi grani; i cromosomi si aprono, i grani si liberano e la cellula diventa depositarla di circa 4000 corpuscoli detti geni. La parola gene implica l'idea di generazione. E per consenso si  interpretato intuitivamente che ogni gene possa portare in s l'eredit di un dettaglio: per es., la forma del naso, il colore dei capelli.
 chiaro che a questa visione scientifica della verit non si  giunti solo per l'aiuto del microscopio ma perch l'intelligenza dell'uomo  creativa e non riceve le impressioni soltanto per fotografarle nella mente, ma come stimoli al suo immaginare. Con l'immaginazione, cio grazie a un'intelligenza che "vede al di l delle cose", pu ricostruire i fatti; grazie a questo potere umano tutte le scienze e le scoperte prendono impulso per il loro progredire.
Riflettendo sulle rivelazioni date dalla genesi degli esseri, sentiamo quanto vi sia di mistico nell'arida constatazione scientifica poich la cellula, minima cos da essere invisibile, contiene in s l'eredit di tutti i tempi; in questa macchia piccolissima  in potenza l'intera esperienza umana, l'intera storia del genere umano. Prima che qualsiasi cambiamento divenga visibile nella cellula primitiva, e questa inizi il suo lavoro di segmentazione, gi una combinazione  avvenuta fra i geni; essi entrano in una specie di lotta di competizione; e cos ha luogo tra essi una scelta. Perch non tutti i geni contenuti in una cellula sono impegnati nella costruzione di un nuovo essere; soltanto alcuni prevalgono nella concorrenza. Questi sono i portatori dei "caratteri dominanti", altri invece non si manifestano e sono portatori dei "caratteri recessivi". Questo fatto misterioso, che avviene come preparazione al lavoro creativo della cellula germinativa, fu illustrato, come ipotesi scientifica, da Mendel. Egli condusse la sua famosa esperienza innovatrice studiando l'incrocio di una pianta dai fiori rossi e una della stessa famiglia dai fiori bianchi e affid poi alla terra i semi delle nuove piante. Da questi semi si ebbero tre piante con i fiori rossi e una con i fiori bianchi. I geni del colore rosso ebbero la prevalenza in tre piante, dove invece quelli di colore bianco furono recessivi. Si pot dimostrare che questa lotta di selezione tra i caratteri avviene seguendo le leggi matematiche delle combinazioni.
Gli studi ulteriori si sono complicati oggi sulla ipotesi matematica delle combinazioni dei geni. Ma la conclusione  che secondo le circostanze in cui la cellula si trova, si pu avere un individuo pi o meno bello, un individuo pi forte o uno pi debole; secondo la prevalenza dei suoi "geni".
A queste diverse combinazioni si deve che ogni essere umano  diverso da qualsiasi altro. Cos vediamo in una stessa famiglia, fra figli nati dagli stessi genitori, innumeri differenze di bellezza e forza fisica e di sviluppo intellettuale.
Si studiano oggi con particolare interesse le circostanze che possono far prevalere i caratteri migliori e ne  nata una scienza nuova, l'eugenica.
Il capitolo sulle combinazioni dei geni, che si riferisce a un insieme di ipotesi,  separato dal diretto studio dei fenomeni che avvengono quando gi la loro combinazione fu stabilita.
 allora che si inizia il vero processo embriologico della costruzione del corpo: un processo di segmentazione cellulare cos palese che gi Wolff, soltanto osservandolo per la prima volta dal microscopio, pot dare una chiara relazione sulle fasi successive per cui passa lo sviluppo embrionale. La cellula comincia col dividersi in due cellule uguali che restano unite, poi le due diventano quattro, le quattro otto, le otto sedici e cos via. Questo processo continua finch vengono prodotte centinaia di cellule:  come se la costruzione cominciasse intelligentemente con l'accumulare i mattoni necessari a costruire una casa. In seguito, le cellule si dispongono in tre strati distinti, come se con quei mattoni si cominciasse a costruire dei muri. (Il paragone della casa  di Huxley.) Il procedimento successivo  costante in tutti gli animali. Prima le cellule formano una specie di sfera vuota come la parete di una palla di gomma elastica (la  morula): quindi la parete si inflette e vengono a formarsi due pareti sovrapposte. Infine un terzo strato si infiltra fra i primi due. Ed ecco le tre mura, da cui proceder tutta la costruzione.
Questi strati, o foglietti germinativi, sono dunque, uno esterno o ectoderma, uno medio o mesoderma e uno interno o endoderma; e formano un piccolo corpo allungato dove le cellule sono tutte eguali tra loro bench pi piccole della cellula da cui ebbero origine.
Ognuna delle tre pareti produce un complesso di organi. Quella esterna d luogo alla pelle, agli organi sensori e al sistema nervoso. E questo prova che lo strato esterno  in relazione con l'ambiente perch la pelle protegge, e il sistema nervoso ci mette in relazione con l'ambiente. La parete interna sviluppa gli organi che servono alla nutrizione, come l'intestino, lo stomaco, le ghiandole della digestione, il fegato, il pancreas e i polmoni. Gli organi del sistema nervoso sono chiamati "organi di relazione", perch essi ci permettono di metterci in relazione con l'ambiente. Gli organi del sistema digerente e respiratorio sono chiamati "organi vegetativi", perch rendono possibile la vita vegetativa. La terza o media parete produce lo scheletro che sostiene l'intero corpo e i muscoli.
Studi recenti hanno dimostrato come avviene lo sviluppo degli organi. In questi strati uniformi vengono a presentarsi dei punti o centri, che diventano a un tratto biologicamente pi attivi, e da questi punti emergono cellule dalla parete matrice tendenti a costruire un organo, o meglio il disegno di un organo.
Per ogni organo si ripete sempre lo stesso tipo di procedimento: e i diversi organi vengono tutti da questi centri di maggiore attivit distanti l'uno dall'altro. Il prof. Child dell'Universit di Chicago scopr questo processo e chiam questi centri "gradienti".(5)
Quasi allo stesso tempo un altro studioso di embriologia, il Douglas, in Inghilterra, faceva una scoperta analoga, bench indipendentemente dal Child. Egli, che osservava in particolare lo sviluppo del sistema nervoso, chiam "sangli"(6) i punti di attivit costruttiva, attribuendoli a speciale sensitivit.
Al momento in cui cominciano a sorgere le costruzioni di organi, le cellule che erano tutte uguali prendono a modificarsi e subiscono profonde differenziazioni secondo le funzioni che gli organi saranno destinati a compiere. Avviene cio la "specializzazione cellulare" che  adatta a compiere la funzione relativa agli organi che si costruiscono. La delicata specializzazione dunque delle cellule, bench avvenga in vista di una determinata funzione, ha luogo prima che la funzione incominci.
Nella figura 4 sono rappresentate alcune di queste cellule per dare un'idea della loro profonda differenziazione: le cellule del fegato sono esagonali, unite come le mattonelle di un pavimento e senza connettivo; le cellule ossee sono invece ovali, isolate e rare, in rapporto tra loro con sottili filamenti e la parte importante, sostanziale dell'organo,  quella specie di connettivo solido, elaborato dalle cellule stesse. Particolarmente interessante  il rivestimento della trachea: le piccole tazze che essudano di continuo una sostanza glutinosa, destinata a trattenere il pulviscolo dell'aria, sono sparse tra cellule triangolari provviste di una frangia continuamente vibratile che trasporta il muco all'esterno. Sono particolari le cellule della pelle, piatte e a strati sovrapposti dei quali l'esterno  costituito di cellule destinate a morire e a distaccarsi per dare luogo alle altre, che, dal disotto, vanno sostituendole. Esse, che difendono la superficie esterna del corpo, sembrano soldati pronti a dare la vita per la patria.
Le cellule nervose sono le pi evolute, le pi importanti, insostituibili: sempre presenti al posto di comando, con i loro filamenti lunghissimi, che vanno lontano come fili telegrafici che collegano un continente all'altro.
Sono le profonde differenze fra le cellule che interessano, perch esse provengono da cellule tutte eguali: ma preparandosi ai loro diversi uffici, cambiano s stesse per adattarsi a un lavoro che non hanno mai compiuto. E quando si sono trasformate secondo il fine del particolare organo di cui vengono a far parte, non sono pi suscettibili di mutamento. Una cellula del fegato non potrebbe mai trasformarsi in una cellula nervosa. Cio per compiere quel lavoro hanno dovuto non prepararsi, come diremmo noi, ma trasformarsi.
Non avviene forse lo stesso nella societ umana? Esistono, potremmo dire, gruppi particolari di uomini che formano gli organi dell'umanit. Al principio ogni individuo adempie molti compiti, e cos accade nella societ primitiva quando gli individui sono pochi e ognuno deve dedicarsi a ogni lavoro senza specializzazione: una stessa persona  muratore, medico, falegname, , insomma, tutto. Ma quando la societ si evolve, il lavoro si specializza. Ognuno sceglie un tipo di lavoro e, psichicamente, tanto si impegna in questo lavoro che egli non pu compiere che quello a cui egli si  dato e nessun altro. Il tirocinio di una professione non significa soltanto imparare una tecnica; l'individuo  soggetto, dedicandosi a un dato lavoro, a una trasformazione psichica necessaria al compito che egli deve adempiere, cos che egli si prepara non solo tecnicamente ma - e questo  pi importante - egli acquista una particolare personalit psichica, adatta a quel particolare lavoro. L'individuo trova in questo lavoro la realizzazione del proprio ideale, questo diventa lo scopo della sua vita.
Ora dunque, tornando all'embrione, ciascun organo  costruito da cellule specializzate e ogni organo ha le sue proprie funzioni separate da quelle degli altri organi; per queste funzioni sono tutte necessarie a compiersi per la salute dell'organismo totale: ciascun organo dunque esiste e funziona per il tutto.
La costruzione dell'embrione non provvede soltanto agli organi in s, ma anche alle loro continue intercomunicazioni. L'unit funzionale  stabilita da due grandi sistemi: il sistema circolatorio e quello nervoso: essi sono gli organi pi complessi, eppure sono i soli che funzionano al fine di raggiungere l'unit tra tutti gli altri.
Il primo  come un fiume in cui scorrono sostanze che vengono trasportate a tutte le parti del corpo. Tuttavia questo sistema non serve soltanto come distributore, ma pure come collettore: il sistema circolatorio  infatti il veicolo universale che trasporta l'alimento a tutte le cellule attraverso i vasi capillari e al tempo stesso trasporta tutto l'ossigeno che esso assume passando attraverso i polmoni; ma il sangue trasporta inoltre speciali sostanze elaborate nelle ghiandole endocrine: gli ormoni, che hanno il potere di influire sugli organi, di stimolarli e soprattutto controllarli con lo scopo che le funzioni si compiano in un'armonia necessaria al benessere di tutti.
Gli ormoni sono sostanze necessarie a organi distanti da quelli che li producono. Quale perfezione  dunque raggiunta dal sistema circolatorio nell'adempimento della sua funzione! Ogni organo attinge come a un fiume ci che gli  necessario per la vita e vi versa ci che ha prodotto affinch altri organi possano servirsene per i loro bisogni.
L'altro organo che realizza l'unit di funzionamento del tutto  il sistema nervoso. Esso  che dirige, concentrando nel cervello una specie di comando che viene trasmesso, a traverso i filamenti nervosi, a tutti gli elementi dell'intiero organismo.
Anche nella nostra societ un sistema circolatorio si  sviluppato. Le sostanze prodotte da diversi individui e popoli vengono messe in circolazione, e ogni individuo vi attinge quanto  utile alla sua vita; il gran fiume del commercio le rende accessibili ad altri individui e popoli. I mercanti, i venditori ambulanti, non sono essi come i corpuscoli rossi del sangue? Anche la societ funziona cos che le cose prodotte in un paese siano consumate in altri situati a immense distanze da quello.
In questi ultimi anni si nota il determinarsi di funzioni simili alla distribuzione degli ormoni nel campo fisiologico degli organi. Sono i tentativi dei grandi Stati di ordinare l'ambiente, di controllare la circolazione, di stimolare, di incoraggiare, di dirigere i compiti di tutte le nazioni con il solo fine di realizzare l'armonia e il benessere di tutti. Si pu dire che i difetti che si fanno palesi in questi tentativi dimostrano che il sistema circolatorio non ha compiuto il suo sviluppo embrionale seppure abbia raggiunto un periodo di organizzazione molto avanzata.
Manca per ancora nella societ umana ci che dovrebbe corrispondere alle cellule specializzate del sistema nervoso. Potremmo quasi concludere dallo stato caotico del mondo d'oggi che ci che dovrebbe corrispondere a questo organo direttivo del corpo umano non si  ancora sviluppato nella societ. Per la mancanza di questa speciale funzione non vi  nulla che agisca insieme su tutto il corpo sociale e guidi armonicamente l'intera societ. La democrazia, che  la forma pi evoluta d'organizzazione nella nostra civilt, permette a tutti di scegliere il proprio capo grazie alle elezioni. Se questo avvenisse nel campo dell'embriologia sarebbe un assurdo inconcepibile, perch se ogni cellula deve essere specializzata, tanto pi specializzata deve essere la cellula che dirige le funzioni del tutto. Il lavoro direttivo  il compito pi difficile ed esige pi di qualsiasi altro specializzazione. Non si tratta quindi di elezione ma di essere adatti e idonei al lavoro. Chi deve dirigere gli altri deve aver trasformato s stesso: non vi pu essere capo e guida se questi non si  foggiato il suo compito. Questo principio, che va dalla specializzazione alla funzione, attrae vivamente il nostro pensiero e tanto pi quando esso sembra essere il piano adottato dalla natura in tutti i rami della vita:  il piano stesso della natura quando crea.
Ma negli organismi viventi esso si manifesta nelle meraviglie del suo compimento. L'embriologia perci pu indicarci qualche direttiva e offrirci qualche ispirazione. Cos l'Huxley riassume i miracoli dell'embrione. "Il passaggio dal nulla al corpo complesso delle individualit  uno dei costanti miracoli dell'esistenza. Se non siamo colpiti dalla grandezza di questo miracolo, una ragione sola pu valere:  che esso si ripete di continuo sotto i nostri occhi nell'esperienza della nostra vita di ogni giorno".(7)
Qualunque animale si osservi, uccello o coniglio, o qualsiasi altro vertebrato, esso risulta composto di organi straordinariamente complicati per s stessi e, pi di ogni altra cosa, fa meraviglia vedere come questi organi complicatissimi sono strettamente connessi fra loro. Se veniamo a considerare il sistema circolatorio, scopriamo un sistema di drenaggio cos fine, complicato e completo, che nessun sistema inventato dal pi progredito tipo di civilt pu essergli paragonato. Anche il servizio dell'intelligenza, la quale raccoglie le impressioni dall'ambiente percepito grazie agli organi dei sensi,  cos meraviglioso che nessuno strumento moderno pu essergli messo a confronto. Che cosa pu paragonarsi alla meraviglia dell'occhio o dell'orecchio? E se si studiano le reazioni chimiche che avvengono nel corpo, ecco che ci avvediamo dell'esistenza di laboratori di estrema perfezione in cui sono trattate sostanze e sviluppate, unendo e tenendo insieme altre sostanze che nei laboratori nostri meglio attrezzati non siamo sovente in grado di unire. A paragone delle reti di comunicazione create nell'uomo dal sistema nervoso, le nostre comunicazioni pi evolute e perfette, compreso il telefono, la radio, il telegrafo senza fili, e quante altre, risultano insufficienti e difettose.
E se studiamo l'esercito meglio organizzato non troveremo mai un'obbedienza simile a quella dei muscoli che eseguiscono immediatamente gli ordini di un unico comandante e stratega. Servitori docili, si esercitano con un lavoro speciale e in modo particolare per essere pronti a qualsiasi comando venga loro impartito. Se pensiamo che questi organi complicati, organi di comunicazione, muscoli, nervi che penetrano ogni minima cellula del corpo, provengono tutti da un'unica cellula, la cellula primitiva sferica, sentiamo tutta la meraviglia della natura.
...
.
...
CAPITOLO 6. EMBRIOLOGIA: COMPORTAMENTO.
...
.
...
Le successive fasi dello sviluppo embrionale si ripetono in tutti gli animali superiori e nell'uomo. Gli animali inferiori non differiscono nel senso che il loro sviluppo  incompleto, essendosi arrestato alle fasi pi primitive.
Per esempio il Volvox si  arrestato alla sferula ed  rimasto come una piccola palla vuota che si rotola nelle acque dell'Oceano, movendo i peli vibratili che si sono sviluppati sulla faccia esterna dell'unico strato di cellule.
I celenterati corrispondono all'embrione che ha una doppia parete per l'invaginazione di quella esterna, e sono costituiti da due soli strati di cellule, l'ectoderma e l'endoderma.
E dove si ha il completo sviluppo a tre strati, i primi stadi della formazione sono tanto simili che  facile confondere l'embrione di uno con quello dell'altro animale.
Questo si ritenne come una delle pi chiare prove della teoria della discendenza tra i vari gradi dell'"animalit". Cos l'uomo proveniva dalle scimmie, i mammiferi e gli uccelli dai rettili; questi dagli anfibi e dai pesci, e cos via fino agli animali ancor pi semplici e a quelli unicellulari. I rispettivi embrioni passavano a traverso le fasi ereditate di tutti i predecessori: cosicch l'embrione avrebbe rappresentato la sintesi della evoluzione della specie. Cio l'Ontogenesi ripete la Filogenesi.
Questa idea venne cos a inquadrarsi nelle teorie darwiniane della evoluzione, rimanendone una delle prove pi dimostrative. Ma pi tardi, dopo la scoperta di De Vries, l'embriologia si spinse verso pi larghi concetti nel tentativo di spiegare la vita.
A cominciare dalla "Teoria delle Mutazioni"(8) De Vries vide provenire dalla stessa pianta forme di variet diverse, senza alcuna influenza attribuibile all'ambiente, il che fece pensare a variazioni spontanee, la cui causa dovrebbe ricercarsi appunto non nell'ambiente, ma nelle interiori attivit dell'embrione. Perch nell'embrione soltanto esiste la possibilit di variare rapidamente.
Ci permette di includere qualche altra possibilit oltre al lento procedere dell'adattamento sulla incalcolabile lunghezza dei tempi: e il pensiero umano pot muoversi pi liberamente verso nuove intuizioni, e rimanere sensibile a nuovi problemi.
Infatti la costruzione embriologica che pu essere studiata al microscopio, si riferisce solo a una parte meccanica, mentre gli esseri viventi non sono solo un insieme di organi che vengono a unirsi in una unica funzionalit. Il fatto veramente misterioso  che da procedimenti tanto simili tra loro venga fuori qua un rettile, e l un uccello, o un mammifero, o un uomo.
Le forme definitive degli arti, del corpo, dei denti, ecc., che formano le differenze tra gli animali, non sono legate a quel primitivo fatto embrionale, ma piuttosto al comportamento degli animali nell'ambiente.
E sorse allora l'idea di un "piano costruttivo unico" nella natura: un solo metodo di costruire, come avviene all'uomo che costruisce i pi diversi edifizi - semplici o monumentali - ma che comincia per sempre con l'accumulare gli elementi (pietre o mattoni) e sovrapporli in muri, ecc. Ma quello che determina la differenza definitiva, i particolari e gli ornamenti,  l'uso a cui questi edifici devono servire.
La cosa pi importante tuttavia  che la embriologia  potuta uscire dalla fase delle astrazioni teoriche. Cio essa non ha ispirato solo contrasti di teorie - essa, ha aperto anche una via pratica di esperienze ed  progredita su questa via fino alla costruzione di una scienza che pu avere applicazioni pratiche.
Infatti l'embrione pu subire influenze trasformatrici; e l'uomo, agendo su di esso, pu sperimentalmente orientare il cammino della vita. E cos fece.
Egli, a mezzo dei geni e delle loro combinazioni, pot interferire sulla eredit vegetale - e poi animale - con risultati di grande importanza. Un interesse immenso e vasto - non accademico, ma di valore pratico  venuto a svilupparsi. L'importanza dell'embrione sta nel fatto che, non avendo ancora costruito gli organi in modo definitivo, pu facilmente variare: ecco il segreto della vita di cui l'uomo si  impadronito. Alcuni anni fa fu dato in America il primo brevetto nel campo della embriologia - perch venne prodotta una variet di api senza pungiglione e capace di dare assai maggiore quantit di miele che le api ordinarie. In egual modo sono state trasformate alcune piante rendendole capaci di produrre frutti in maggiore quantit che per il passato, o di perdere spine se erano spinose. Allo stesso modo sono state prodotte radici ricche di sostanze nutritive, e altre che ne erano ricche, sono state private del veleno che contenevano.
I risultati pi conosciuti sono quelli raggiunti ottenendo innumeri e bellissime qualit di fiori. Oggi, bench il fatto sia ancora poco conosciuto, l'attivit dell'uomo si estende non solo sulla terra ferma, ma sulle acque, nel regno animale e vegetale - cos che si pu ben dire che l'uomo con la sua intelligenza ha potuto abbellire e arricchire il mondo. Se, come fanno i biologi, si studia la vita in s stessa e si considera l'influenza reciproca delle differenti forme che essa assume - e delle conseguenze di questa influenza - si comincia a vedere uno degli scopi della vita umana sulla Terra e a capire che l'uomo  fra le grandi forze cosmiche.
Con l'apporto della sua intelligenza, l'uomo si rivela infatti come il continuatore della creazione, quasi fosse mandato per adoperare questa sua forza ad aiutare la creazione accelerandone il ritmo (come dice Huxley), e a renderla pi perfetta esercitando un controllo sulla vita stessa.
Lo studio della embriologia non  pi dunque astratto e infruttuoso.
Se, con uno sforzo della immaginazione pensiamo che lo sviluppo psichico segue un procedimento simile, possiamo immaginare che l'uomo - il quale oggi pu agire sulla vita per creare nuovi tipi di pi alto sviluppo - potrebbe anche aiutare e controllare il formarsi psichico degli uomini.
Poich anche lo sviluppo psichico del bambino e non solo quello del corpo sembra diretto sullo stesso disegno creativo della natura.
La psiche umana pure comincia dal nulla o, per lo meno da ci che appare nulla, nello stesso modo in cui il corpo parte da quella cellula primitiva che non appare affatto diversa da altre cellule.
Nel neonato, anche psichicamente parlando, sembra che non vi sia nulla di costruito, proprio come non vi era un uomo gi fatto nella cellula primitiva. Si ha al principio l'opera di accumulamento del materiale, analogamente a quanto abbiamo visto a proposito dell'accumularsi di cellule mediante la moltiplicazione. Nel campo psichico questa attivit che accumula, opera grazie a ci che ho chiamato la mente assorbente; anche nel campo psichico gli organi si costruiscono attorno a un punto di sensitivit. I punti di sensitivit si producono in seguito, e sono cos intensi nella loro attivit che gli adulti non possono ricreare in s stessi n immaginare qualche cosa di simile. Vi abbiamo accennato illustrando la conquista del linguaggio. Da questi punti di sensitivit non si sviluppa la psiche, ma gli organi della psiche. Anche in questo campo ogni organo si sviluppa indipendentemente dall'altro: cos vengono a determinarsi il linguaggio, la capacit di calcolare le distanze, di orientarsi nell'ambiente, di tenersi ritto sulle gambe ed altre forme di coordinamento. Ognuna di queste facolt sviluppa un interesse indipendente l'uno dall'altro: e questo punto di  sensitivit  cos acuto, da condurre l'individuo a una certa serie di azioni. Nessuna di queste sensitivit occupa l'intero periodo di sviluppo; ognuna di esse ha una durata sufficiente ad assicurare la costruzione di un organo psichico. Quando l'organo si  formato, la sensitivit scompare; ma durante questo periodo agiscono energie cos forti quali noi non possiamo nemmeno immaginare, poich le abbiamo perdute in modo da non poterle pi neppure richiamare alla memoria. Quando tutti gli organi sono pronti, si uniscono fra loro per formare ci che chiamiamo l'unit psichica.
Lo stesso De Vries che enunci la teoria delle mutazioni, fu colui che scopr in un insetto la presenza di queste sensitivit temporanee che avevano per scopo di guidare l'insetto - subito dopo la nascita - ad attivit che assicuravano la sua sopravvivenza e il suo sviluppo. Questa seconda scoperta port a studi biologici e psicologici su differenti animali. Ne risult una quantit di teorie sostenute con calore da differenti gruppi di studiosi fino a che, tra il tumulto caotico delle innumerevoli ipotesi, uno psicologo americano, il Watson, cerc di tagliar corto.
"Lasciamo le cose che non possiamo verificare - propose - e atteniamoci ai fatti sicuri: c' di sicuro il comportamento degli animali, prendiamolo come base di nuove ricerche."
Egli part dalle manifestazioni esterne come guida per approfondire con pi sicurezza i fenomeni della vita; e cominci a rivolgersi al comportamento umano e alla psicologia del bambino come a cosa che possiamo comprendere pi direttamente: constatando per che nel bambino non vi  traccia di un comportamento stabilito e confermando che non ci sono istinti, n eredit psicologiche, che gli atti dell'uomo sono dovuti a una serie di riflessi sovrapposti in piani sempre pi alti. Cos sorse e si propag in America la teoria del Behaviourism (comportamento) che tuttavia presto suscit opposizioni e critiche da chi ritiene la teoria prematura e superficiale.
Ma l'interesse che essa destava spinse due scienziati americani a verificare e studiare il comportamento con nuove ricerche sistematiche sulla base dei soliti laboratori sperimentali.
Essi furono Coghill e Gesell. Il primo fece nuove ricerche di embriologia coll'intento di chiarire la questione del Behaviour; e il Gesell si prese il compito di indagare sistematicamente lo sviluppo dei bambini, fondando il famoso laboratorio di psicologia, a cui oggi tutti guardano con interesse.
Nel 1929 venne resa pubblica la scoperta fatta dal biologo di Filadelfia, il Coghill, che aveva studiato durante molti anni lo sviluppo embrionale di un solo tipo di animale: una specie inferiore di anfibio: l'amblyostoma, che era particolarmente adatto a chiare ricerche per la sua semplicit di struttura. Studi per molti anni, perch i fatti veduti sembravano contrastare troppo con le convinzioni radicate nella biologia. Egli continuava a trovare, pur ripetendo sempre pi esattamente le stesse ricerche, il fatto che si sviluppavano i centri nervosi nel cervello prima che si sviluppassero gli organi che essi avrebbero dovuto dirigere: i centri della visione prima che i nervi ottici. Come mai i centri, che avrebbero dovuto formarsi dalla funzione eventuale degli organi sull'ambiente - e che perci avrebbero dovuto, per eredit embrionale, formarsi dopo - si presentavano invece con precedenza non solo sugli organi ma anche sulle vie di comunicazione con essi?
Le ricerche di Coghill hanno portato un grande contributo allo studio di fatti reali del comportamento degli animali, e di pi hanno messo in rilievo una idea insospettata; cio che gli organi se si sviluppano dopo i centri,  appunto per assumere forma in corrispondenza ai servizi che dovranno poi compiere sull'ambiente. Ne viene cos come conseguenza, non solo il fatto della eredit del comportamento (analoga alla eredit degli istinti), ma anche l'idea nuova, che la forma degli organi si foggia secondo il disegno del comportamento sull'ambiente.
Infatti si constatano in natura ammirevoli corrispondenze tra la forma di organi e gli uffici che l'animale compie sull'ambiente, anche quando questi non sempre portino un diretto beneficio all'animale. Gli insetti che succhiano il nettare dei fiori sviluppano proboscidi adatte alla lunghezza della corolla dei fiori rispettivi, ma sviluppano anche peluria per raccogliere il polline con cui fertilizzeranno gli altri fiori che essi visiteranno in seguito; il formichiere ha una bocca cos piccola, che permette solo l'uscita di una lingua, vermiforme e coperta di una sostanza appiccicosa per raccogliere le formiche, ecc.
Ma perch avviene cos negli animali? Perch uno deve strisciare e l'altro saltare o arrampicarsi; e perch uno mangia solo formiche e l'altro si adatta proprio a quel fiore? E cos perch alcuni mangiano esseri viventi e altri invece ripugnanti cadaveri? E chi erbe o legno e chi perfino l'humus della terra? A che  dovuta la grande quantit di specie diverse? Perch debbono avere un comportamento fisso e tanto diverso l'una dall'altra? Perch uno ha istinti aggressivi e feroci e un altro  timido e pauroso? Lo scopo dei viventi non  dunque soltanto quello di sopravvivere, di vincere nella lotta per l'esistenza, cercando di conquistare dall'ambiente il meglio che pu servire al proprio benessere in una libera scelta, come spiegava l'evoluzionismo darwiniano? L'Elan vital non va dunque sempre avanti solo per raggiungere successivi perfezionamenti, in una successione di forme. Neanche il perfezionamento  dunque il vero fine della vita.
Idee di travolgente forza innovatrice! Gli scopi dei viventi sembrano piuttosto, dal nuovo punto di vista, in rapporto con funzioni necessarie per l'ambiente, quasi che i viventi fossero agenti della creazione incaricati di compiere solo dei lavori determinati come sarebbero i servi di una casa o gli impiegati di una grande impresa. L'armonia della natura sulla superficie della terra  raggiunta con lo sforzo dei viventi, che eseguiscono ciascuno il proprio compito. I comportamenti corrispondono anche a questo scopo: essi dunque sono estesi al di l dei puri bisogni vitali delle specie.
Che pensare allora di quelle idee sulla evoluzione che detennero per lungo tempo esclusivamente tanta autorit nel campo della scienza? Devono forse decadere? No; soltanto si estendono a limiti pi vasti. L'evoluzione non pu certo essere considerata esclusivamente nell'antica forma lineare: cio di successivi progressi verso un fine indefinito di perfezionamento. Oggi la visione dell'evoluzione si allarga, stendendosi sopra un campo bi-dimensionale e includendovi le corrispondenze funzionali anche dirette e lontane, tra i vari uffici dei viventi.
Tali rapporti non si devono intendere come quelli di un diretto aiuto reciproco, ma come specialmente rivolti verso un fine universale relativo all'ambiente: verso l'insieme della natura. Dall'ordine che ne risulta, tutti ricevono gli elementi necessari per la propria esistenza.
Che la vita potesse avere anche una funzione destinata alla terra, era stato constatato dai geologi fin dal passato secolo. Anzi, al tempo di Darwin, fu proprio un geologo, il Lyell,(9) che illustr la reale successione delle specie lungo le epoche geologiche, studiando i resti animali nella stratificazione delle rocce e dette cos l'idea della antichit della vita sulla terra. Ma ulteriormente altri geologi illustrarono proprio il Behaviour in rapporto alle costruzioni terrestri. Il trattato La terra e la vita di Federico Ratzel,(10) un geologo tedesco, divenne famoso anche da noi fin dall'inizio del nostro secolo. Altri scritti seguirono, pieni di scoperte e deduzioni. Furono rilevati, in principio con stupore, gli avanzi di animali marini anche nelle rocce dell'Himalaya, delle Alpi e in molti giacimenti delle montagne. Sembr come la "firma" messa da ignoti costruttori, quelli che preparavano la ricostruzione del mondo crollato. Indubbiamente, furono degli animali che concorsero alla costruzione della terra in un processo che si pu seguire anche oggi nelle isole coralline che affiorano sulle acque dei grandi oceani.
In seguito, studi e constatazioni si estesero: la natura sulla terra non fu solo descritta in base ai climi e ai venti, ma pure al contributo essenziale delle piante, degli animali e degli uomini. Il geologo italiano Antonio Stoppani, indicando le funzioni degli esseri viventi in rapporto alle condizioni della terra, finisce con l'esclamare: "Gli animali tutti formano un esercito disciplinato e agguerrito, che combatte per conservare l'armonia della natura."(11)
Ma oggi non  necessario ricorrere a singole e parziali osservazioni: poich  sorta una scienza speciale, la Ecologia, che studia la corrispondenza dei viventi fra loro e ha fatto conoscere nei suoi particolari la reciproca funzione dei comportamenti in un modo cos minuzioso da farla apparire quasi una scienza economica della natura, tale da formare una guida pratica a cui si possa ricorrere per risolvere problemi locali, come si farebbe per l'agricoltura scientifica. Per esempio: per la difesa di un terreno da piante importate, troppo invadenti, contro le quali l'opera dell'uomo non  sufficiente, si ricorre all'Ecologia, che indica la necessit di importare sul luogo anche gli insetti capaci di distruggerle, capaci cio di stabilire il necessario equilibrio, come  accaduto per esempio e specialmente in Australia.(12)
L'Ecologia si potrebbe chiamare una biologia pratica, la quale si basa su rapporti tra viventi, anzich sui particolari caratteri delle specie.
Le conoscenze moderne sono pi comprensibili e utilizzabili nella vita pratica, perch la visione dell'evoluzione si completa con le funzioni sull'ambiente e avvicinandosi di pi alla verit nella sua unit. Sono queste funzioni che appariscono come la parte pi illuminante e conclusiva: la vita non  sulla terra solo per conservare s stessa, ma per compiervi un lavoro essenziale nella creazione e perci necessario a tutti i viventi.
 Un piano, un metodo
N le scoperte, n le teorie che derivano dalle conquiste moderne spiegano il mistero della vita, ma ogni nuovo particolare messo in luce aggiunge per alla nostra comprensione di essa.
I fatti esterni che possono essere pienamente osservati offrono poi delle guide pratiche le quali devono essere utilizzate.
E chi come noi si occupa di aiutare la vita - nella educazione del bambino non pu prescindere dal considerare il bambino come essere vivente, nel periodo della crescenza; e trovare, o cercare di interpretare qual  il suo posto nella biologia, cio nel campo totale della vita. Perch il concetto lineare della evoluzione che spiega la discendenza a traverso l'adattamento, l'eredit e l'impulso verso il perfezionamento, non  pi sufficiente. Esiste un'altra forza, che non  solo un impulso alla sopravvivenza; ma  una forza che armonizza tutti i compiti tra loro.
Cos nel bambino, oltre all'impulso vitale di creare e di perfezionarsi, deve esistere anche un altro scopo, cio quello di un ufficio da compiere in armonia e a servizio di un insieme.
Sentii gi esprimere questa domanda: "Quale sar l'ufficio del bambino?".
Non si potrebbe procedere con sicurezza verso una educazione scientifica, senza soffermarsi a risolvere questo problema.
Perch il bambino ha un doppio ufficio; considerandone uno soltanto, cio quello di crescere, vi  il pericolo di sopprimere le sue energie migliori.
Si pu concludere che il bambino alla nascita porta delle potenzialit costruttive che devono svolgersi a spese dell'ambiente.
Egli viene dal nulla nel senso che non ha qualit psichiche, n abilit motrici prestabilite, ma ha in s delle potenzialit che determinano il suo sviluppo, prendendo i caratteri dall'ambiente che lo circonda.
Quel nulla del bambino neonato  paragonabile a quell'altro nulla apparente che  la cellula germinativa.
 certo una idea non facile a essere accolta. Wolff suscit grande meraviglia a suo tempo appunto perch dimostr che il corpo vivente si costruisce da s, e non esiste una sua preformazione come credevano i filosofi del suo tempo.
Nel caso del bambino fa pure meraviglia l'idea che il neonato non porta niente in s degli acquisti della sua razza, dei suoi parenti, ma che  egli stesso a costruirli. Il che avviene dovunque, in tutte le razze pi diverse e primitive, come nei popoli pi civili, e in ogni contrada della terra. E ovunque egli  sempre lo stesso essere inerte, vuoto, insignificante.
Ma in lui esiste un potere globale, una "essenza umana creativa" che lo spinge a formare l'uomo del suo tempo, della sua civilizzazione; e nella sua facolt assorbente procede secondo leggi di crescenza che sono universali per tutta l'umanit.
Il suo ufficio  di realizzare il presente di una vita che  in evoluzione, che si perde in centinaia e migliaia di anni nel passato della sua civilt e che ha davanti a s un avvenire di migliaia e forse di milioni di anni. Un presente, cio, che non ha limiti nel passato, come non ne ha nel futuro e che non  mai uguale a s stesso.
 difficile realizzare questa divisione di compiti necessaria tra bambino e adulto in un unico fenomeno di progresso a cui  chiusa la trasmissione ereditaria di caratteri.
La "neutralit" del bambino, la indifferenza biologica ad assumere qualunque cosa trovi intorno a s e farne i caratteri della propria personalit, colpisce come una prova reale di unit nel genere umano.
 la conquista di questa verit che, appunto negli ultimi anni, ha spinto a intraprendere studi sui gruppi umani meno evoluti, per trovare prove del fenomeno sorprendente.
La dott.ssa Ruth Benedict racconta, nella sua recente pubblicazione Patterns of Culture (New York, 1948), che una missione francese di questi studi etnologici moderni si era recata in Patagonia dove esistono ancora razze considerate le pi primitive sopravviventi, rimaste al livello e alla forma sociale della et della pietra. Ma quelle genti, spaventate dall'uomo bianco, fuggono al suo apparire. Ora nella fuga quel gruppo di patagoni aveva lasciata abbandonata una bambina neonata. Essa fu raccolta dalla missione; oggi  una giovane intelligente, che parla due lingue europee, ha costumi occidentali,  cattolica e studia biologia all'Universit. Nel corso di diciotto anni essa  passata praticamente dalla et della pietra all'era atomica.
Nell'inizio della vita l'individuo pu dunque compiere tali prodigi - senza fatica, rimanendo inconscio.
L'assorbimento dei caratteri  un fatto vitale che ricorda il fatto fisico del mimetismo; il quale  raro, ma non cos eccezionale come si  creduto nel passato. Pi e pi si sono incontrati fenomeni di mimetismo, tanto che un intiero reparto del Museo Zoologico di Berlino fu adibito a presentarne una ricca mostra. Ora, il fenomeno del mimetismo  uno dei caratteri di difesa, consistente nell'assorbire nel proprio corpo le apparenze dell'ambiente. Cos  della pelliccia bianca dell'orso polare, della forma di foglia nelle ali di alcune farfalle, dell'apparenza di stecchi o di ramicelli verdi di altri insetti o dell'appiattimento e dell'apparenza sabbiosa di alcuni pesci.
Il fatto di riprodurre in s i caratteri dell'ambiente  indipendente dalla storia di tali caratteri; n dipende dal "conoscere quei caratteri". Molti animali guardano solamente taluni aspetti e caratteri dell'ambiente, altri li assorbono.
L'esempio vitale pu aiutare a comprendere il fenomeno psichico che avviene nel bambino, bench sia di altro genere.
...
.
...
CAPITOLO 7. L'EMBRIONE SPIRITUALE.
...
.
...
Il neonato, dunque, deve intraprendere un lavoro formativo che, nel campo psichico, ricorda quello avvenuto per il corpo nel periodo embrionale. Egli ha un periodo di vita che non  pi quello dell'embrione fisico, e non  simile a quello che presenta l'uomo da lui formato. Questo periodo post-natale, che si pu definire il "periodo formativo"  un periodo di vita embriologica costruttiva che rende il bambino un Embrione Spirituale.
Cos l'umanit ha due periodi embrionali: uno  prenatale, simile a quello degli animali - e uno  postnatale, esclusivo all'uomo. In questo modo s'interpreta quel fenomeno che distingue l'uomo dagli animali: la lunga infanzia.
 in essa che si riconosce una netta barriera tra gli animali e l'uomo, con essa l'uomo si presenta sulla terra come un essere a parte, le cui funzioni non sono n la continuazione, n la derivazione di quelle che si manifestarono negli animali superiori. Rappresenta un salto nella vita: l'intrapresa di nuovi destini.
Quello che consente di distinguere le specie sono le loro differenze, non le loro somiglianze. Le specie nuove devono avere qualche cosa di nuovo: non possono essere una semplice derivazione delle antiche: esse si presentano originali e produttive di caratteri che mai esistettero prima. L'opera  originale e creativa e denota un nuovo impulso della vita.
Cos, quando apparirono i mammiferi e gli uccelli, essi portarono novit e non copie o adattamenti o continuazioni di esseri precedenti. Le novit che si manifestarono alla scomparsa dei dinosauri, furono, negli uccelli, la difesa appassionata delle uova, la costruzione dei nidi, la protezione dei nati, il coraggio nel difenderli; mentre i rettili insensibili abbandonavano le loro uova. E i mammiferi superarono gli uccelli nella protezione della specie: non fecero nidi, ma lasciarono sviluppare i nuovi esseri dentro al proprio corpo, preparando il loro nutrimento con il proprio sangue.
Erano, questi, nuovi caratteri.
E cos un nuovo carattere  quello dell'essere umano: esso ha una doppia vita embrionale, un nuovo disegno, e una nuova destinazione rispetto agli altri esseri.
Questo  il punto su cui ci dobbiamo soffermare e dal quale dobbiamo riprendere lo studio di tutto lo sviluppo del bambino e dell'uomo dal lato psichico. Se l'opera dell'uomo sulla terra  collegata col suo spirito, con la sua intelligenza creativa, spirito e intelligenza devono costituire il fulcro dell'esistenza individuale e di tutte le funzioni del corpo. Intorno a questo si organizza il suo comportamento, e anche la fisiologia dei suoi organi. L'uomo intiero si sviluppa entro un alone spirituale.
Oggi anche noi occidentali cominciamo a procedere verso questo concetto particolarmente chiaro nella filosofia indiana: attraverso esperienze pratiche, andiamo scoprendo perturbamenti fisiologici che dipendono da fatti psichici perch lo spirito non si applic a dominarli.
Se l'uomo  retto e dipende da "un alone spirituale che lo avvolge" e da cui consegue l'organizzazione del suo comportamento individuale, le prime cure, preminenti su ogni altra, dovranno essere rivolte in particolare alla vita psichica del neonato, e non soltanto a quella fisica come ancor oggi avviene.
 Il bambino mezzo di adattamento
Il bambino non acquista nel suo sviluppo soltanto le facolt umane, la forza, l'intelligenza, il linguaggio; ma adatta al tempo stesso l'essere che egli costruisce alle condizioni dell'ambiente. E a questo vale la virt della sua particolare forma psichica perch la forma psichica del bambino  diversa da quella dell'adulto. Il bambino sta con l'ambiente in una relazione diversa dalla nostra. Gli adulti ammirano l'ambiente, possono ricordarlo, ma il bambino lo assorbe in s. Egli non ricorda le cose che vede, ma queste cose formano parte della sua psiche; incarna in s stesso le cose che vede e ode. Mentre in noi adulti nulla muta, nel bambino avvengono trasformazioni; noi ricordiamo soltanto l'ambiente mentre il bambino si adatta a esso; questa forma speciale di memoria vitale che non ricorda coscientemente, ma che assorbe l'immagine nella stessa vita dell'individuo,  stata chiamata da Percy Nunn con un nome speciale: "Mneme".(13)
Un esempio, come abbiamo visto, ci viene dato dal linguaggio. Il bambino non ne ricorda i suoni, ma li incarna e li pronunzier poi alla perfezione. Parla la lingua secondo le sue regole complicate e le sue eccezioni, non perch egli l'abbia studiata n per un comune esercizio di memoria; la sua memoria forse non la ritiene mai coscientemente, eppure questa lingua viene a formare parte della sua psiche e di lui stesso. Indubbiamente si tratta di un fenomeno diverso dalla pura attivit mnemonica, si tratta di una caratteristica psichica che distingue uno degli aspetti della personalit psichica del bambino. Vi  nel bambino, verso qualsiasi cosa che esista nel suo ambiente, una sensibilit assorbente, e solo con l'osservare e assorbire l'ambiente  possibile l'adattamento: tale forma di attivit rivela un potere subcosciente che  proprio soltanto del bambino.
Il primo periodo della vita  quello di adattamento. Dobbiamo ben chiarire ci che significa adattamento in questo caso e dobbiamo distinguerlo dall'adattamento dell'adulto. L'adattabilit biologica del bambino  quella che fa del luogo in cui si  nati l'unico dove si desideri vivere, proprio come l'unica lingua che si parla bene  la lingua materna. Un adulto che va in un paese non suo non si adatter mai a esso nello stesso modo e nello stesso grado. Prendiamo esempio da coloro che si trasferiscono volontariamente in paesi lontani come i missionari: vanno di propria volont ad adempiere il loro compito in terre sconosciute, ma se parlate con loro vi diranno: "Noi sacrifichiamo la nostra vita vivendo in questo paese". Ecco una confessione che denota le limitazioni dell'adattabilit nell'adulto.
Torniamo al bambino. Il bambino viene ad amare qualsiasi localit in cui  nato cos che, per quanto possa esser dura la vita nel paese natio, non potr mai essere parimenti felice altrove. L'uomo dunque che ama le pianure gelide della Finlandia, come quello che ama le dune olandesi, ha ricevuto questo adattamento, questo amore alla patria dal bambino che una volta  stato.
Il bambino realizza questo adattamento e l'adulto si trova poi preparato, cio adattato, cos da sentirsi appropriato al suo paese, portato ad amarlo, a sentirne il fascino, tanto da non trovare felicit e pace in altro luogo.
Un tempo in Italia chi nasceva in un villaggio vi viveva e moriva senza mai essersene allontanato. Pi tardi, cio dopo l'unit d'Italia, chi per matrimonio o per lavoro lasciava il paese natio dava sovente, dopo qualche tempo, segni di una strana malattia: pallore, tristezza, debolezza, anemia. Si tentavano molte cure per questa singolare specie di malattia e, quando erano state esperite tutte, il medico consigliava il ritorno del sofferente all'aria nativa. E il consiglio era seguito quasi sempre da un ottimo risultato: il malato riprendeva colorito e salute. Si usava dire che l'aria nativa valesse meglio di ogni cura, anche se il clima del luogo nativo fosse assai peggiore di quello dove l'individuo si era trasferito. Ma ci di cui questi sofferenti avevano bisogno era la quiete offerta al loro subcosciente dal luogo semplice dove avevano vissuto bambini.
Nulla di pi importante di questa forma assorbente di psiche che forma l'uomo e lo fa adatto a qualsiasi condizione sociale e clima e paese. Su questa noi poggiamo il nostro studio. Occorre riflettere che chi dice: "Io amo il mio paese", non dice qualcosa di superficiale o artificioso, ma rivela invece qualcosa che  parte essenziale di lui stesso e della sua vita.
Possiamo comprendere dunque come il bambino, grazie a questa sua particolare psiche, assorba i costumi, le abitudini del paese dove vive, affinch si formi l'individuo tipico della sua razza. Questo comportamento "locale" dell'uomo  una costruzione misteriosa che avviene anch'essa durante l'infanzia.  evidente che i costumi e la mentalit speciali di un ambiente vengono acquisiti dall'uomo poich nessuna di queste caratteristiche pu essere naturale all'umanit.(14) Abbiamo cos un quadro pi completo dell'attivit del bambino; egli costruisce un comportamento non solo adatto al tempo e al luogo, ma anche alla mentalit locale. In India il rispetto per la vita  cos grande da indurre anche alla venerazione degli animali e tale venerazione  rimasta come elemento essenziale nella coscienza di questo popolo. Ora, questo sentimento non pu essere acquisito da una persona adulta; non vale dire: "La vita deve essere rispettata" per far nostro questo modo di sentire. Io potr dire che gli Indiani hanno ragione, potr sentire che io pure devo rispettare la vita degli animali, ma in me questo non sar mai un sentimento, bens un ragionamento. Quella specie di adorazione che gli Indiani hanno per la vacca, ad esempio, non la potremo mai sentire noi, come viceversa l'Indiano non potr mai liberare la propria coscienza da questo sentimento. Questi caratteri sembrano dunque ereditari - e pure vengono acquisiti dal bambino nell'ambiente. Noi vedemmo una volta in un giardino annesso alla scuola Montessori locale un piccolo bambino ind di poco pi di due anni, che guardava intensamente per terra - e con la punta di un dito sembrava tracciare una linea. C'era l una formica che aveva perdute due zampette e avanzava con fatica: il bambino era stato attratto da questa sventura e cercava di facilitare il cammino preparando col dito una strada. Chi non avrebbe detto che il bambino ind "eredita" quei sentimenti di simpatia verso gli animali?
Ecco che si avvicin un altro bambino, il quale attratto da quelle manovre, vide la formica, vi mise un piede sopra e la schiacci. Il secondo bambino era musulmano. Un bambino cristiano avrebbe probabilmente fatto lo stesso o sarebbe passato oltre indifferente: si sarebbe potuto pensare che, in lui, era per eredit presente il senso dell'assoluta barriera che separa uomini da animali, e per cui rispetto e carit sono riservati soltanto agli uomini.
Altri popoli hanno altre religioni, ma anche quando lo spirito di un popolo viene a ripudiarle, in cuore si sente inquieto e a disagio. Queste fedi e sentimenti formano parte di noi stessi e come diciamo in Europa: "li abbiamo nel sangue". Tutti gli abiti sociali e morali che formano l'insieme della personalit, i sentimenti di casta e ogni specie di altri sentimenti che caratterizzano un tipico italiano, un tipico inglese, si costruiscono durante l'infanzia per opera di quel misterioso potere psichico che gli psicologi chiamano "Mneme". Questa verit vale anche per certi tipi di movimenti caratteristici che distinguono le varie razze. Talune popolazioni africane sviluppano e fissano in s qualit suscitate dalla necessit di difesa contro animali feroci. Talune fanno esercizi appropriati, istintivamente, per render pi acuto il loro udito. Ne risulta che l'acutezza dell'udito  una delle caratteristiche degli individui appartenenti a queste particolari trib. Nello stesso modo tutte le caratteristiche vengono assorbite dal bambino per essere fissate per sempre, cos che se anche la ragione le rifiuta, qualche cosa di esse persiste sempre nel subcosciente dell'uomo perch quanto si  formato nel bambino non pu andar mai totalmente distrutto. Questa "Mneme", che pu esser considerata come una memoria naturale superiore, non solo crea le caratteristiche, ma le mantiene vive nell'individuo: quello che il bambino ha formato rimane acquisito per sempre nella personalit, cos come avviene per gli arti e gli organi, per modo che ogni uomo viene ad avere il proprio carattere individuale.
Desiderare di trasformare gli individui adulti  vano. Quando si dice: "Questa persona non sa come comportarsi", oppure si osserva che questa o quella persona ha un contegno scorretto, possiamo sovente far nascere nella persona a cui ci volgiamo un senso di umiliazione, potremo indurla a riconoscere che ha un cattivo carattere, ma il fatto sta che questo carattere non si pu cambiare.
Lo stesso fenomeno spiega l'adattamento, diremo cos, a diverse epoche della storia; perch mentre un adulto dei tempi antichi non si potrebbe adattare ai tempi moderni, il bambino si adatta al livello di civilt che trova, quale esso sia e riesce a costruire un uomo adatto ai suoi tempi e ai suoi costumi. Questo ci prova che la funzione dell'infanzia nell'ontogenesi dell'uomo  di adattare l'individuo al suo ambiente, costruendo un modello di comportamento che lo renda capace di agire liberamente in quell'ambiente e di influire su di esso.
Oggi dunque il bambino deve essere considerato punto di collegamento, anello di congiunzione fra le diverse fasi della storia e i diversi livelli di civilt. L'infanzia  un periodo veramente importante poich quando si voglia infondere nuove idee, modificare o migliorare abitudini e costumi del paese, accentuare pi vigorosamente le caratteristiche di un popolo, dobbiamo prendere come strumento il bambino poich assai poco si ottiene agendo sugli adulti. Se si aspira realmente a condizioni migliori, a una maggior luce di civilt nel popolo, bisogna pensare al bambino per ottenere i risultati a cui si mira. Negli ultimi tempi dell'occupazione inglese, una famiglia di diplomatici mandava spesso i suoi due bambini, accompagnati da una nurse indiana, a mangiare in un htel di lusso, e l la nurse seduta per terra insegnava ai bambini a prendere dal piatto il riso con le mani, come  costume in India. Lo scopo era che i bambini non crescessero con il disprezzo e la ripugnanza che generalmente gli europei sentono guardando gli indigeni mangiare in quel modo. Perch sono i costumi e i sentimenti contrastanti che essi suscitano a costituire uno dei motivi prevalenti nella incomprensione tra i popoli. Se taluno crede che i costumi sono degenerati e desideri far rivivere il vecchio costume, soltanto sul bambino si potr operare; nessun risultato si otterrebbe volgendosi all'adulto. Per esercitare un'influenza sulla societ  necessario orientarsi verso l'infanzia. Nasce da questa verit l'importanza di creare scuole per bambini, poich sono essi che compiono la costruzione dell'umanit, e la compiono con gli elementi che noi offriamo loro.
La grande azione che noi possiamo esercitare sui bambini ha come mezzo l'ambiente; perch il bambino assorbe l'ambiente, prende tutto dall'ambiente e lo incarna in s stesso. Con le sue infinite possibilit egli pu divenire il trasformatore dell'umanit cos come ne  il creatore. Ci viene dal bambino una grande speranza e una nuova visione: molto forse si potr fare con l'educazione per portare l'umanit a una maggior comprensione, a un maggior benessere, a una maggiore spiritualit.
...
.
...
Vita psico-embrionale.
...
.
...
Il bambino va dunque curato fin dalla nascita, considerandolo soprattutto come un essere dotato di vita psichica. La vita psichica del bambino fin dalla nascita e dai primi giorni della sua esistenza, richiama oggi infatti largamente l'attenzione degli psicologi  oggetto interessante che sembra dover condurre a una nuova scienza; come gi fu fatto per il lato fisico della vita: l'igiene fisica e la pediatria.
Se dunque esiste nel neonato una vita psichica, essa deve essere stata formata previamente, altrimenti non potrebbe esistere. Anche nell'embrione infatti pu esserci una vita psichica: e quando viene accolta questa idea ci si chiede in quale periodo della vita embrionale essa comincia. Come sappiamo infatti, pu accadere a volte che il bambino nasca a sette mesi invece che a nove - e a sette mesi il bambino  gi completo cos da poter vivere. Perci la sua vita psichica  capace di funzionare come quella di un bambino nato a nove mesi. Questo esempio, senza che io insista, basta a illustrare ci che intendo dire quando sostengo che tutta la vita  vita psichica. In realt ogni tipo di vita  dotato in diversa misura di energia psichica, di una data specie di psiche individuale, per quanto primitiva sia la forma di vita. Anche se consideriamo gli esseri unicellulari troviamo che esiste in essi una forma di psiche: essi si allontanano dal pericolo, si avvicinano al cibo, ecc.
Ma il bambino fino a qualche tempo fa era stato considerato come privo di vita psichica e solo di recente, nel campo della scienza, si sono cominciati a considerare alcuni particolari della vita psichica umana, prima non osservati.
Dei punti si accesero come nuove luci nella coscienza degli adulti, e come nuovi indizi di responsabilit. Il fatto della nascita ha colpito a un tratto, cos nel campo dell'arte letteraria, come in quello della psicologia. Gli psicologi la definirono "la difficile avventura della nascita", riferendosi al bambino, non alla madre; al bambino che ha sofferto senza potersi lamentare e getta il suo grido solo quando il suo sforzo e la sua sofferenza sono finiti.
Il doversi adattare improvvisamente a un ambiente totalmente diverso da quello in cui era vissuto, il dovere immediatamente assumere funzioni non mai prima esercitate, nelle condizioni d'indicibile stanchezza in cui si trova, costituisce la prova pi dura e la pi drammatica di tutta la vita dell'uomo. Cos concludono gli psicologi, i quali per definire questo momento critico e decisivo hanno trovato l'espressione: "il terrore della nascita".(15)
Non si tratta certo di uno sgomento consapevole, ma se le facolt psichiche coscienti del bambino fossero sviluppate, la paurosa prova del neonato troverebbe la sua espressione in questi interrogativi: "Perch mi avete gettato in questo terribile mondo? Che cosa potr fare? Come potr vivere in modo cos diverso? Come mi adatter alla terrificante quantit di suoni, io, che prima non avevo udito il minimo bisbiglio? Come potr assumere le difficilissime funzioni che tu, madre mia, assumesti per me? Come digerire e respirare? Come resistere ai terribili cambiamenti di clima nel mondo io, che nel tuo corpo ho goduto di una temperatura sempre uguale e tiepida?". Il bambino non  cosciente di quanto  avvenuto. Egli non potrebbe dire che soffre del trauma della nascita. Deve per esistere in lui un sentimento psichico se pur non cosciente, e egli sente nello stato di subcoscienza e avverte approssimativamente quanto sopra abbiamo espresso.
Diviene pertanto naturale a chi studia la vita di considerare che il bambino va aiutato nel primo suo adattamento all'ambiente. N va mai dimenticato che il neonato pu essere sensibile alla paura. Molto spesso si sono visti bambini che, immersi rapidamente nel bagno nelle prime ore di vita, hanno fatto movimenti come di chi si aggrappa sentendo di cadere. Queste reazioni rivelano nel bambino il senso della paura. Come la natura aiuta il neonato? Indubbiamente lo aiuta in questo difficile adattamento, d per esempio alle madri l'istinto di tenere il piccolo stretto al proprio corpo per proteggerlo dalla luce e la madre stessa  dalla natura resa impotente in quel primo periodo della vita della sua creatura. Mantenendosi tranquilla per il proprio bene, essa comunica la necessaria quiete al bambino. Avviene come se nel subcosciente la madre riconoscesse il trauma del suo bimbo e lo tenesse accosto a s per riscaldarlo col suo calore e proteggerlo da troppe impressioni.
Nelle madri umane questi gesti di protezione non sono guidati dall'entusiasmo che vediamo nelle madri delle specie animali. Osserviamo per esempio le gatte-mamme che nascondono i loro piccoli in angoli oscuri e sono gelose quando qualcuno si avvicina. L'istinto di protezione nelle madri umane  assai meno vigile e si  naturalmente andato perdendo. Non appena il bambino  nato, vi  chi lo prende fra le braccia, lo lava, lo veste, lo espone alla luce per meglio vedere il colore dei suoi occhi, sempre trattandolo come cosa pi che come essere animato. Non  pi la natura che guida, ma la ragione umana, e la ragione  fallace perch non illuminata dalla comprensione e abituata a considerare il bambino non dotato di psiche.
 evidente che questo periodo, o piuttosto questo breve momento della nascita, deve essere considerato a parte.
Non riguarda la vita psichica del bambino in generale, ma il primo incontro dell'uomo con l'ambiente esterno. Se studiamo gli animali, vedremo che la natura ha provveduto speciali protezioni per i mammiferi. La natura ha disposto che le madri isolino s stesse dal resto del gregge, proprio prima che esse diano alla luce i loro piccoli e che rimangano isolate per qualche tempo dopo il parto. Questo  evidentissimo per gli animali che vivono in larghi gruppi o mandrie, come cavalli, vaccini, elefanti, lupi, cervi e cani. Tutti agiscono nello stesso modo. Durante questo periodo di isolamento i piccoli nati degli animali hanno tempo per adattarsi al nuovo ambiente. Vivono isolati con la madre, che li circonda col suo amore, con le sue vigili cure. In questo periodo il neonato animale comincia a poco a poco a manifestare il comportamento della sua specie. Durante questo breve periodo di isolamento vi  una continua reazione psicologica da parte del piccolo agli stimoli dell'ambiente, e questa reazione risponde alle speciali caratteristiche del comportamento della specie; cos che, quando la madre ritorna al gregge, il piccolo entra nella comunit preparato a vivere secondo un modo gi stabilito. , non solo fisicamente, ma anche psicologicamente parlando, un piccolo cavallo, un piccolo lupo, un piccolo vitello.
Possiamo notare che anche nello stato domestico i mammiferi conservano questi istinti. Nelle nostre case vediamo il cane, il gatto, coprire col loro corpo i neonati; essi riproducono gli istinti degli animali allo stato libero e praticano quell'intimit che tiene ancora attaccato il neonato alla madre. Si pu dire che il piccolo  uscito dal corpo materno ma non se ne  distaccato. La natura non potrebbe aver disposto un aiuto pi pratico per rendere graduale il passaggio fra le due vite.
Cos interpretiamo oggi questo periodo: nei primissimi giorni della vita si risvegliano negli animali gli istinti della razza.
Non  dunque soltanto un aiuto istintivo suscitato e stimolato dalle circostanze difficili, e proprie a queste, ma  un atto collegato con la creazione.
Se questo avviene per gli animali, qualche cosa di corrispondente deve esserci pure per gli uomini. Non si tratta solo del momento difficile, ma di un momento decisivo per tutto l'avvenire. In questo periodo ha luogo una specie di risveglio di potenzialit che dovranno poi dirigere l'enorme lavoro creativo del bambino: dell'embrione spirituale. E poich la natura mette dei segni fisici evidenti in ogni successivo avvenimento dello sviluppo psichico, ebbene vediamo che il cordone ombelicale, che teneva attaccato il bambino alla madre, si distacca dal suo corpo dopo vari giorni dalla nascita. Questo primo periodo  il pi importante perch in esso avvengono misteriose preparazioni.
Cos, non solo si deve considerare il trauma della nascita, ma le possibilit o no di mettere in moto quei fattori attivi che debbono indubbiamente esistere. Perch se non esistono nel bambino dei caratteri gi stabiliti, come avviene per il comportamento degli animali, devono per esistere determinate potenzialit a crearli. Il bambino non aspetta,  vero, che il ricordo atavico di un comportamento si risvegli, ma aspetta che si orientino delle spinte nebulose, senza forma, ma cariche di energie potenziali, che devono dirigere e incarnare la condotta o comportamento umano dell'ambiente e che noi abbiamo chiamato "nebule".(16)
L'ufficio di adattamento che  compito vitale della prima infanzia si pu paragonare ai "disegni" della eredit del comportamento che viene negli embrioni degli animali. Essi nascono avendo tutto pronto: la forma dei movimenti, le abilit, la scelta del nutrimento, i caratteri di difesa propri alla relativa specie.
L'uomo invece ha dovuto tutto preparare nella propria vita sociale: e il bambino deve fissare i caratteri propri del suo gruppo sociale, assorbendoli dall'esterno, dopo la nascita.
...
.
...
Nascita e sviluppo.
...
.
...
 perci interessante studiare lo sviluppo del bambino tenendo presente quelle funzioni che egli compie come un "meccanismo generale" della vita umana.
Quel neonato, incompleto anche fisicamente, deve completare il complicato essere che  l'uomo. Egli non ha "un risveglio di istinti" come hanno gli animali neonati, appena vengono in contatto con l'ambiente esterno. Ma, gi nato al mondo, continua una funzione costruttiva embrionale, e costruisce ci che poi sembrerebbe un "insieme di istinti umani".
E, poich nulla  fisso nell'uomo, egli deve costruire tutta la vita psichica dell'uomo e tutti i meccanismi motori che ne saranno l'espressione.
 un essere inerte che non pu nemmeno sostenere la testa: far come quel fanciullo risuscitato dal Cristo che si leva a sedere e poi si alza, e Ges lo restituisce alla madre. Egli sar restituito al genere umano che agisce sulla terra. Quella inerzia dei movimenti richiama le scoperte di Coghill - che gli organi si formano dopo i centri, per prepararsi all'azione.
Anche nel bambino devono formarsi dei disegni psichici prima del movimento. Cos l'inizio della attivit infantile  psichica e non motrice.
La parte pi importante dello sviluppo dell'uomo sta nella vita psichica, non nei movimenti; perch i movimenti devono essere creati secondo la guida e i dettami della vita psichica. L'intelligenza distingue l'uomo dagli animali: il primo atto dell'uomo in questa vita deve essere perci la costruzione della intelligenza.
Il resto attende.
Gli organi stessi non sono compiuti: lo scheletro non ha finito di ossificarsi; i nervi del movimento non si sono ancora completati col loro rivestimento di mielina che li isola l'uno dall'altro, permettendo di trasmettere i comandi dei centri. E cos il corpo rimane inerte, come se fosse solamente abbozzato.
L'essere umano cresce dunque anzitutto in intelligenza, mentre il resto dello sviluppo avviene in funzione proprio di questa vita psichica di cui sviluppa le caratteristiche.
Nulla meglio di questa osservazione vale a dimostrare l'importanza del primo anno di vita e come lo svolgersi preminente dell'intelligenza sia caratteristico del figlio dell'uomo.
Ora, lo sviluppo del bambino consta di tante parti tutte determinate nel tempo di successione da leggi speciali che sono comuni a tutti. Uno studio particolareggiato dello sviluppo embrionale postnatale indica quando il cranio si va completando e si vanno chiudendo a poco a poco le fontanelle, grazie all'incontro di parti cartilaginee, e quando si compiono alcune suture, come quella frontale, e come poi la forma totale del corpo si modifica cambiando in modo caratteristico le proporzioni relative e quando si raggiunge la ossificazione definitiva negli arti e nelle loro estremit. Ed  anche noto quando si mielinizzano i nervi spinali, e quando il cervelletto, l'organo dell'equilibrio del corpo, che  molto ridotto alla nascita, intraprende una subitanea e rapida crescenza fino a raggiungere le proporzioni normali con gli emisferi cerebrali. Infine come si modificano le ghiandole endocrine e quelle fisiologiche della digestione.
Questi studi son ben noti da molto tempo, e denotano successivi gradi di "maturit" nello sviluppo fisico in rapporto a quello fisiologico del sistema nervoso. Cos, per esempio, il corpo non si potrebbe sostenere in equilibrio e perci il bambino non potrebbe reggersi a sedere o nella stazione eretta, se il cervelletto e i nervi non avessero realizzato quel grado di maturit.
Non sarebbero mai l'educazione o l'esercizio che potrebbero spostare i limiti di quelle possibilit. Gli organi motori si offrono, a poco a poco, con la loro maturazione ai comandi psichici; i quali poi li faranno muovere nell'intrapresa, non determinata, delle esperienze sull'ambiente.
Attraverso queste esperienze e questi esercizi, si svolgono le coordinazioni dei movimenti, e la volont infine se ne impadronisce per i suoi fini.
L'uomo a differenza degli animali non ha movimenti coordinati fissi; egli tutto deve costruire da s: e non ha fini, ma deve cercarli. Invece i piccoli dei mammiferi - in gran parte - gi alla nascita camminano, corrono e saltano, secondo la specie loro: essi presto eseguiranno esercizi difficili, se dovranno, per eredit, arrampicarsi o saltare ostacoli, o fuggire rapidamente. L'uomo invece non porta nessuna abilit con s, ma pure  l'essere vivente capace di arrivare a eseguire i movimenti pi vari e pi difficili, come quelli degli artigiani della mano, o degli acrobati, o ballerini, o corridori, o campioni di sport.
In questi casi per non  la maturit degli organi che agisce come causa; ma le esperienze sull'ambiente; gli esercizi e, cio, l'educazione. Ogni individuo diventa il creatore delle proprie abilit, pur disponendo di una condizione fisiologica che in s stessa non cambia. L'uomo  dunque l'autore del proprio perfezionamento.
Ora bisogna distinguere, riguardo al bambino, questi differenti particolari.
Per orientarsi nello studio del bambino, bisogna prima di tutto accettare il fatto che, per quanto esso si muove quando il corpo offre condizioni di maturit, non  che le sue condizioni psichiche siano dipendenti da queste. Ma nell'uomo, come accennammo, la psiche  la prima a svilupparsi, e gli organi attendono per il tempo necessario a prepararsi e a servirsi di loro. E quando gli organi entrano in azione, allora l'ulteriore sviluppo psichico avviene sempre con l'aiuto di movimenti attraverso esperienze attive sull'ambiente. Cos il bambino che non possa servirsi dei suoi organi appena sono pronti, trova ostacoli nel suo sviluppo mentale. Poich lo sviluppo psichico non ha limiti, in gran parte esso dipende dalle possibilit di usare i suoi strumenti di esecuzione, di superare i legami della impotenza: ma  in s stesso che si svolge.
Lo svolgimento psichico  legato solo a un mistero: al segreto delle sue potenzialit latenti, che sono diverse in ogni individuo e che noi non possiamo ancora investigare quando il bambino si trova nell'epoca psico-embrionale.
In quest'epoca possiamo soltanto notare la uniformit in tutti i bambini del mondo. Si pu ben dire: i bambini, fin dalla nascita, sono tutti uguali: essi seguono lo stesso modo di svilupparsi e le stesse leggi. Succede nel campo psichico quello che succede nell'embrione fisico: la segmentazione delle cellule passa attraverso i medesimi stadi, a tal punto da non permettere, quasi, di riconoscere la differenza tra gli embrioni, anche quando le cellule, nella loro moltiplicazione, preparano esseri viventi differentissimi, delle specie pi lontane: come una lucertola, un uccello o un coniglio. Ma poi, negli animali che si formarono allo stesso modo avviene e si manifesta una differenziazione profonda.
Parimenti dall'embrione spirituale potr derivare un genio artistico, un dirigente di popoli, o un santo o un uomo mediocre. E gli uomini mediocri potranno avere tendenze varie che li conducono a scegliere un posto diverso nella societ. Perch, appunto, essi non sono destinati a fare "la stessa cosa", ad avere "lo stesso comportamento", come avviene negli esseri limitati dalla eredit della loro specie.
Ma questo sviluppo, questi diversi punti d'arrivo non possiamo prevederli, n possiamo considerarli durante il periodo formativo embrionale, quel periodo postnatale in cui avviene la formazione dell'uomo.
In questo periodo le cure consistono nell'aiutare la vita a svolgersi, e la vita si svolge in tutti allo stesso modo. In tutti vi  prima il periodo di "adattamento", in tutti lo sviluppo psichico inizia le avventure della vita. E se quel periodo  aiutato secondo le finalit umane, a tutti sar concesso il vantaggio di svolgere meglio le potenzialit proprie a ogni individuo.
Non vi pu essere dunque che un unico mezzo di trattare o educare i bambini nella prima et; e se l'educazione deve cominciare dalla nascita, non vi pu essere che un solo modo. Non si pu dunque parlare di metodi particolari per trattare bambini indiani, cinesi o europei; n bambini appartenenti a differenti classi sociali, - ma di un metodo che segue "la natura umana che si svolge", poich tutti hanno gli stessi bisogni psichici e seguono lo stesso procedimento per raggiungere la costruzione dell'uomo: ognuno deve passare attraverso le stesse fasi di crescenza.
E poich questa non  una opinione, non potr essere un filosofo, n un pensatore, n uno sperimentatore di laboratorio a dettare o suggerire questo o quel metodo di educazione.
Solo la natura, che ha stabilito talune leggi e ha determinato alcuni bisogni nell'uomo in via di sviluppo, pu dettare il metodo educativo determinato dal fine, che  quello di soddisfare i bisogni e le leggi della vita.
Queste leggi e questi bisogni il bambino stesso li deve indicare nelle sue manifestazioni spontanee e nel suo progresso: nella manifestazione della sua pace e della sua felicit: nella intensit dei suoi sforzi e nella costanza delle sue libere scelte.
Noi dobbiamo imparare da lui e servirlo come meglio possiamo.
Intanto gli psicologi hanno distinto un periodo breve, ma decisivo: la nascita, dal successivo sviluppo; e bench le loro interpretazioni siano illustrate solo secondo concetti freudiani, essi portano per dei dati reali e distinguono i "caratteri di regressione", che vengono messi in diretta corrispondenza col "trauma della nascita", dai caratteri di repressione che sono collegati alle circostanze della vita le quali possono presentarsi durante lo sviluppo. Le regressioni non sono le repressioni. Esse significano una specie di decisione inconscia dell'essere neonato: andare indietro, cio regredire, anzich progredire nello sviluppo.
Questo "trauma della nascita", come si  oggi osservato, condurrebbe a qualcosa di assai pi terribile che alle proteste e al pianto del bimbo, condurrebbe a errati caratteri che il bambino assume nel suo sviluppo. Ne conseguirebbe una trasformazione psichica, o piuttosto una deviazione. Invece di prendere il cammino che noi diciamo normale, il bambino devierebbe verso un cammino errato.
Invece di progredire, gli individui che soffrono di una reazione negativa al "trauma della nascita", sembra rimangano attaccati a qualcosa che esisteva prima della nascita. Questi caratteri di regressione sono parecchi, ma presentano tutti la stessa manifestazione. Si direbbe che il bambino giudichi questo mondo e dica fra s: "Io ritorno l donde sono venuto". Le lunghe ore di sonno del neonato sono considerate normali, ma un sonno troppo lungo non  normale, nemmeno nel neonato, ed  considerato dal Freud come una specie di rifugio dove il bambino trova una difesa ed esprime il senso di repulsione psichica che egli ha dinanzi al mondo e alla vita.
Non  forse d'altronde il sonno il regno della subcoscienza? Se vi  qualcosa che turbi dolorosamente la nostra mente cerchiamo nel sonno la pace: poich nel sonno vi sono sogni e non realt, nel sonno vi  la vita senza la necessit della lotta. Il sonno  un rifugio, un allontanarsi dal mondo. Un altro fatto da considerare  la posizione del corpo nel sonno. Nel neonato la posizione naturale  quella di tenere le mani vicino al viso e le gambe ripiegate. Questa posizione continua per in alcuni casi anche in persone pi adulte e significa, potremmo dire, rifugiarsi in una posizione prenatale. Vi  poi un altro fatto che esprime chiaramente un carattere di regressione:  il pianto del bambino allo svegliarsi, come se fosse spaventato, come se dovesse rivivere il terribile momento della nascita che conduce in un mondo difficile. Spesso i piccoli soffrono di incubi che fanno parte del terrore della vita.
Un'altra espressione di questa tendenza che si manifesta pi tardi  di aggrapparsi a qualcuno, quasi per la paura d'esser lasciati soli. Tale attaccamento non  suggerito dall'affetto, ma  piuttosto anch'esso l'espressione della paura. Il bambino  timido e desidera rimaner sempre accanto a qualcuno, preferibilmente alla madre. Non desidera uscire, vorrebbe sempre rimanere a casa, isolato dal mondo. Ogni cosa nel mondo che lo dovrebbe rendere felice lo sgomenta e gli suggerisce un senso di ripugnanza verso nuovi esperimenti. L'ambiente, invece di dimostrarsi attraente come dovrebbe esserlo per una creatura in corso di sviluppo, sembra invece respingerlo e se il bambino, sin dalla prima infanzia, prova repulsione per l'ambiente, che dovrebbe essere mezzo del suo sviluppo, il bambino non si sviluppa normalmente. Non sar mai quello il bambino che vuole conquistare, che  destinato ad assorbire tutt'intero il suo ambiente e incarnarlo in s stesso. Questo assorbimento gli diverr difficile e non sar mai completo. Si potrebbe dire che egli  l'espressione del pensiero: "vivere  soffrire". Tutto gli sar faticoso, anche la respirazione gli sembra difficile. Ogni atto  per lui andare contro la propria natura. Individui di questa specie hanno maggior bisogno di sonno e di riposo degli altri. Persino la loro digestione appare difficile.  chiaro immaginare quale specie di vita si prepari nel futuro a questo tipo di bambino, poich tali caratteri non sono soltanto della sua vita presente.  questo il tipo di bimbo che piange facilmente, che ha sempre bisogno dell'aiuto di qualcuno, che  indolente, triste e depresso. Non sono caratteristiche effimere: sono quelle che l'accompagneranno per tutta la vita. Adulto, egli avr sempre repulsione per il mondo, paura d'incontrarsi con altre persone e sar sempre timido. Abbiamo in questi individui esseri inferiori agli altri nella lotta per l'esistenza, nella vita sociale e a cui mancheranno gioia, coraggio e felicit.
Questa  la terribile risposta della psiche subcosciente. Con la nostra memoria cosciente noi dimentichiamo, ma il subcosciente, che pur sembra non sentire e non ricordare, opera qualcosa di peggio che non il ricordare, poich le impressioni del subcosciente vengono a imprimersi nella mneme e si scolpiscono come caratteristiche dell'individuo. Questo  il grande pericolo dell'umanit: il bambino non curato al fine di una formazione normale, si vendicher poi nei confronti della societ per mezzo dell'individuo adulto che egli stesso forma. La nostra trascuranza non fomenta ribelli, come sarebbe fra gli adulti, ma forma individui che sono pi deboli di quello che dovrebbero essere; forma caratteri che diverranno un ostacolo alla vita dell'individuo e individui che saranno di ostacolo al progresso della civilt.
...
.
...
"Nebule".
...
.
...
Vorrei accentuare qui le osservazioni gi iniziate che tendono a dare importanza al momento della nascita per la vita psichica dell'uomo. Non ci siamo soffermati sino a ora che sulle prime osservazioni; sui caratteri regressivi. Ora  importante di mettere in relazione questi caratteri con i fatti della natura, che rivelano evidentemente nei mammiferi istinti protettivi verso i nuovi nati. Le conclusioni dei primi naturalisti, che nei primi giorni dopo la nascita le cure materne, cos caratteristiche e particolari, sono in relazione con una specie di risveglio degli istinti generali della specie nell'essere neonato, danno un contributo utile ad approfondire la psicologia del bambino neonato.
Questi concetti mettono in rilievo quanto sia necessario dare importanza all'adattarsi del bambino all'ambiente esterno e considerare la scossa riportata nella nascita, che richiede un trattamento, proprio come si richiede una speciale cura per la madre. Madre e piccolo non corrono gli stessi pericoli, ma sostengono insieme gravi difficolt. Infine, non  tanto in questo rischio l'importanza della vita materiale del bambino, pur cos grande, quanto della sua vita psichica. Se la causa dei caratteri regressivi fosse solo il trauma della nascita, tutti i bambini presenterebbero questi caratteri. Ecco perch siamo ricorsi a una ipotesi che porta insieme l'osservazione sull'uomo e sugli animali.  evidente che qualche fatto di somma importanza ha luogo nei primi giorni di vita; allo svegliarsi nei mammiferi di caratteristiche ereditarie della razza, che sono connesse al loro comportamento, qualcosa di simile, come dissi sopra, deve corrispondere pure nel bambino, il quale non ha un modello ereditario di comportamento da seguire, ma che ha "potenzialit" atte a svilupparlo a spese dell'ambiente esterno.
Su questo piano noi abbiamo formulato il concetto di "nebula", confrontando le energie creative che guideranno il bambino ad "assorbire l'ambiente", alle "nebule", dalle quali sono formate attraverso successivi processi, i corpi celesti. Nella nebula astrale le particelle sono cos separate l'una dall'altra, che esse non prendono consistenza, ma tuttavia formano insieme qualcosa che, a grande distanza,  visibile come un corpo celeste. Possiamo ora immaginare un risvegliarsi della "nebula" proprio come potremmo immaginare un risveglio degli istinti ereditari. Per esempio, dalla "nebula" del linguaggio, il bambino riceve stimoli e direttive per creare in s stesso il linguaggio materno che  peculiare al suo ambiente e che egli assorbe secondo determinate leggi. Grazie alle energie nebulari del linguaggio, il bambino diviene capace di distinguere i suoni del linguaggio parlato dagli altri suoni e rumori che gli giungono mescolati nel suo ambiente, ed  grazie a esse, che egli acquisisce la propriet di incarnare il linguaggio come una caratteristica razziale. Egual cosa si pu dire delle caratteristiche sociali che faranno del bambino un uomo della sua razza.
La nebula del linguaggio non contiene le forme particolari del linguaggio che si svilupper nel bambino, ma da questa nebula ogni lingua, che il bambino trover al suo nascere nell'ambiente, potr essere costrutta e si svilupper nello stesso tempo e con lo stesso procedimento in tutti i bambini del mondo.
Vediamo qui una differenza essenziale fra l'uomo e l'animale. Laddove l'animale neonato, quasi immediatamente, produce i suoni particolari alla sua razza per i quali egli ha un modello ereditato, il bambino rimane muto per un periodo piuttosto lungo, dopo il quale parla il linguaggio che ha trovato nel suo ambiente. Avviene cos che un bimbo olandese cresciuto fra italiani parler italiano e non olandese, nonostante la lunga eredit olandese dei suoi progenitori.
Il bambino,  dunque chiaro, non eredita un prestabilito modello di linguaggio, ma la possibilit di costruirne uno attraverso un'inconscia attivit di assorbimento. Questa potenzialit che pu essere paragonata al gene della cellula germinativa, il cui potere  di indirizzare i tessuti in modo che essi formino e creino organi precisi e complicati,  quella che noi abbiamo chiamato "nebula del linguaggio".
Cos, le nebule che riguardano le funzioni di adattamento all'ambiente e di riproduzione del comportamento sociale, che il bambino trova intorno a s al suo nascere, non producono per eredit quei modelli di comportamento che si sono sviluppati nella razza durante la sua particolare evoluzione e per cui  stato raggiunto un particolare livello di civilt, ma queste nebule danno al bambino, dopo la nascita, la capacit di assorbire quei modelli dall'ambiente. E questo  altrettanto vero per tutte le funzioni mentali, come Carrel giustamente scrive, parlando di attivit mentale: "Il figlio di uno scienziato non erediter nessun elemento del sapere di suo padre. Lasciato solo in un'isola deserta, non sar superiore ai nostri antenati di Cro-Magnon".(17)
Prima di continuare su questa materia, vorrei fare chiaro un punto. Il lettore pu avere l'impressione che, parlando di nebule, noi immaginiamo potenzialit di istinti esistenti per s stessi, che oscurerebbero l'essenziale unit della mente. Se parliamo di nebule  solo per opportunit di discussione e non perch incliniamo a una concezione atomistica della mente. L'organismo mentale  per noi una dinamica unit, che trasforma la sua struttura attraverso esperienze attive condotte sull'ambiente e guidate da una energia (horme)(18) della quale le nebule sono modi o gradi differenziati e specializzati.
Consideriamo la possibilit che per un fatto sconosciuto la nebula del linguaggio non funzionasse o rimanesse per una ignota ragione latente; allora lo sviluppo del linguaggio verrebbe a mancare. Questa anormalit, che non  rara, costituisce una forma di mutismo in bambini che sono perfettamente normali negli organi dell'udito e della parola e di cui anche il cervello  normale. Sono sovente bambini intelligenti e hanno lo stesso comportamento sociale degli altri. Ho incontrato taluni di questi casi di fronte ai quali specialisti dell'orecchio, come del sistema nervoso, confessavano di sentirsi dinanzi a un mistero della natura. Sarebbe interessante esaminare questi casi e investigare che cosa  accaduto nei primi giorni di vita di queste creature.
Quest'idea spiegher molti fatti che sono ancora oscuri in altri campi, tali per esempio quelli che riguardano l'adattamento all'ambiente sociale: idea che pu apparire scientificamente pi pratica delle presunte conseguenze del "trauma della nascita". Io ritengo questi fatti di regressione psichica dovuti a mancanza di quello stimolo vitale che guida all'adattamento sociale. In questi casi il bambino, per la mancanza di una particolare sensitivit non assorbe nulla, o assorbe per via imperfetta dal suo ambiente: invece che richiami e attrattive sente repulsione verso questo ambiente e lo sviluppo allora di quello che si chiama "amore dell'ambiente", grazie al quale l'individuo  portato a realizzare la sua indipendenza attraverso successive acquisizioni, non si produce.
Allora i caratteri della razza, i costumi, la religione e cos via non vengono normalmente assorbiti e ne risulta un vero anormale morale, uno spostato, un extra sociale, che presenta molte delle gi indicate caratteristiche regressive. Se queste sensitivit creative esistono nell'uomo invece dei modelli ereditari di comportamento e se, grazie a esse, debbono crearsi le funzioni di adattamento all'ambiente,  evidente che queste sensitivit formano la base dell'intera vita psichica. Base che si stabilisce nei primi anni di vita. Ma ora possiamo chiederci: vi sono cause alle quali possiamo attribuire un rinviato o piuttosto mancato risveglio di queste sensitivit creative? A questa domanda non vi  ancora una risposta e ognuno dovrebbe investigare nella vita di coloro dinanzi a cui la scienza si dichiara ancora incompetente e parla di mistero.
Per ora ho conosciuto un solo caso che pu rappresentare un principio di ricerca. Si trattava di un giovane incapace di disciplina e applicazione a qualsiasi studio, un ragazzo difficile, con un carattere cattivo che lo faceva intrattabile e lo condannava all'isolamento. Era bello, di buona costituzione e anche intelligente. Ma aveva sofferto nei primi quindici giorni dopo la nascita di una grave denutrizione, causa di una notevole perdita di peso, cos da averlo ridotto a uno scheletrino, specialmente nel volto. La nutrice, che fu chiamata poi per allattarlo lo trovava disgustoso e lo chiamava "lo scarnito". Tutto il resto della sua vita, dalle due prime settimane dalla nascita in poi, si era svolto normalmente. Era d'altronde un bimbo forte, altrimenti sarebbe morto, ma il giovane che sopravvisse era un predestinato alla criminalit.
Non perdiamo tempo intorno a queste ipotesi che devono ancora essere confermate, ma consideriamo un fatto di estrema importanza. Le nebule della sensitivit dirigono lo sviluppo psichico del bimbo neonato, come il gene condiziona l'uovo fecondato nella formazione del corpo. Diamo dunque al neonato quelle stesse particolari cure di cui gli animali superiori danno esempio durante il breve periodo di risveglio delle caratteristiche psichiche della specie. Non parliamo soltanto di cure ai bambini nei primi anni o nei primi mesi di vita e, tanto meno, riduciamo queste cure solo al campo della salute fisica; stabiliamo invece l'importanza di un principio particolarmente necessario per le madri intelligenti e la famiglia in genere: deve esistere una "norma speciale di trattamento" esatto e geloso per la nascita e i primi giorni dopo la nascita.
...
.
...
CAPITOLO 8. LA CONQUISTA DELL'INDIPENDENZA.
...
.
...
Ove non si verifichino i caratteri di regressione, il bambino presenta tendenze che mirano chiaramente ed energicamente all'indipendenza funzionale. Allora lo sviluppo  una spinta verso una sempre maggiore indipendenza,  come la freccia che, lanciata dall'arco, va dritta, sicura e forte. La conquista dell'indipendenza incomincia con il primo inizio della vita; mentre l'essere si sviluppa, perfeziona s stesso e sorpassa ogni ostacolo che trova sul suo cammino; una forza vitale  attiva nell'individuo e lo guida verso la sua evoluzione. Questa forza  stata chiamata da Percy Nunn: horme.(19)
Se si dovesse trovare qualcosa da paragonare a questo horme nel campo psichico-cosciente, si potrebbe compararlo alla forza della volont, quantunque ci sia piccolissima analogia fra i due. La forza della volont  troppo piccola cosa,  troppo legata alla consapevolezza individuale, mentre l'horme  qualcosa che appartiene alla vita in genere, a ci che potremmo chiamare una forza divina, promotrice di ogni evoluzione.
Questa forza vitale di evoluzione stimola il bambino ad atti diversi e, quando il bambino sia normalmente cresciuto, la sua attivit non ostacolata, si manifesta in ci che noi chiamiamo "gioia di vivere". Il bambino  sempre entusiasta,  sempre felice.
Queste conquiste d'indipendenza sono in principio i passi di quello che viene denominato "sviluppo naturale". In altre parole, se esaminiamo da vicino lo sviluppo naturale, possiamo definirlo come la conquista di successivi gradi di indipendenza, non solo nel campo psichico, ma anche in quello fisico; poich anche il corpo ha tendenza a crescere e a svilupparsi, impulso e spinta cos forti che solo la morte pu troncare.
Esaminiamo dunque questo sviluppo. Alla nascita il bambino si libera da una prigione, rappresentata dal seno materno, e si rende indipendente dalle funzioni della madre. Il neonato  dotato dello stimolo, del bisogno di affrontare l'ambiente e di assorbirlo. Potremmo dire che egli  nato con la "psicologia della conquista del mondo". Egli lo assorbe in s e assorbendolo forma il proprio corpo psichico.
 questa la caratteristica del primo periodo della vita. Se il bambino sente l'impulso di conquista dell'ambiente,  chiaro che l'ambiente deve esercitare un'attrazione su di lui. Diciamo, quindi, usando parole non del tutto appropriate al caso nostro che il bambino sente "amore" per l'ambiente. Possiamo anche dire con Katz che "il mondo si presenta al bambino ricco di aspetti e espressioni e di stimoli emotivi".(20)
I primi organi che cominciano a funzionare nel bambino sono gli organi sensoriali. Ora che cosa sono questi se non organi di presa, strumenti per mezzo dei quali afferriamo le impressioni che, nel caso del bambino, devono essere incarnate?
Quando guardiamo, che cosa vediamo? Vediamo tutto ci che  nell'ambiente; nello stesso modo quando incominciamo a udire udiamo ogni suono che si produce nell'ambiente. Potremmo dire che il campo di presa  molto ampio, quasi universale ed  questa la via della natura. Non si assorbe suono per suono, rumore per rumore, oggetto per oggetto; incominciamo con l'assorbire ogni cosa, una totalit. Le distinzioni fra oggetto e oggetto, fra suono e rumore, fra suono e suono vengono fatte in seguito come evoluzione di questo primo assorbimento globale, il che  stato chiaramente dimostrato dalla "Gestalt psychology".
Tale  il quadro della psiche del bambino normale; dapprima egli assorbe il mondo e poi lo analizza.
Ora, supponiamo un altro tipo di bambino che non senta questa irresistibile attrazione per l'ambiente; un tipo in cui questa simpatia sia stata offesa e menomata dalla paura, dal terrore.
 evidente che lo sviluppo del primo tipo deve essere diverso da quello del secondo. Nell'esaminare lo sviluppo infantile, considerandolo a sei mesi di et, si presentano fenomeni che vengono considerati indici di crescita normale. All'et di sei mesi il bambino  soggetto a talune trasformazioni fisiche. Alcune invisibili, vennero scoperte soltanto per mezzo di esperimenti: ad esempio, lo stomaco incomincia allora a secernere l'acido cloridrico necessario per la digestione. A sei mesi compare pure il primo dente. Abbiamo dunque un ulteriore perfezionamento del corpo che si sviluppa secondo un certo processo di crescita. Questo sviluppo fa s che a sei mesi il bambino pu vivere senza il latte materno o per lo meno integrando il latte con altri alimenti. Se consideriamo che il bambino fino a quell'et  assolutamente dipendente dal latte della madre perch intollerante di qualsiasi altro alimento e incapace di digerirlo, ci rendiamo conto del notevole grado di indipendenza che egli conquista in quel periodo. Si direbbe che il piccolo di sei mesi si dica: "Non voglio vivere a carico di mia madre, sono un essere vivente e posso ora nutrirmi di tutto". Un fenomeno analogo ha luogo negli adolescenti che incominciano a sentirsi umiliati di dipendere dalla loro famiglia e non vogliono vivere a suo carico.
 all'incirca in questo periodo (che va cos considerato come un momento critico della vita infantile) che il bambino incomincia a pronunciare le prime sillabe.  la prima pietra del grande edificio che compir col linguaggio, altro grande passo e altra grande conquista d'indipendenza. Quando il bambino acquista il linguaggio pu esprimere s stesso e non deve pi dipendere da altri che indovini i suoi bisogni; egli si mette allora in comunicazione con l'umanit perch non vi  altro mezzo che il linguaggio per comunicare fra uomini. La conquista del linguaggio e la possibilit d'intelligente comunicazione con gli altri, rappresentano un passo impressionante sulla via dell'indipendenza. Il bambino che pu prima essere paragonato a un sordomuto, perch non pu esprimersi, n capire ci che gli altri dicono, con la conquista del linguaggio sembra acquistare insieme l'udito e la possibilit nuova di emettere la parola.
Parecchio tempo dopo, a un anno di et, il bambino incomincia a camminare, e questo equivale a liberarsi da una seconda prigione. Ora il bambino pu correre sulle sue gambe e se lo raggiungete pu andarsene via e sfuggirvi, sicuro delle sue gambe che lo portano dove vuole. Cos per gradi l'uomo si sviluppa e grazie a questi successivi passi verso l'indipendenza diventa libero. Non si tratta di volont, ma di un fenomeno di indipendenza. In realt  la natura che offre al bambino l'opportunit di crescere, gli d l'indipendenza e lo guida alla libert.
La "conquista del camminare"  importantissima, specialmente se si considera che, nonostante sia particolarmente complessa, essa si compie nel primo anno di et e contemporaneamente alle altre conquiste del linguaggio, dell'orientamento, ecc. Camminare  per il bambino una conquista fisiologica di grande importanza. Gli altri mammiferi non hanno bisogno di compierla; soltanto l'uomo raggiunge la possibilit di camminare grazie a un prolungato e raffinato tipo di sviluppo. Nel suo crescere, egli deve passare per tre diverse conquiste prima di giungere a essere fisicamente capace di camminare o anche di tenersi in piedi sulle due gambe. Infatti, i vitelli e gli altri animali, a differenza dell'uomo, incominciano a camminare non appena nati, pur essendo animali tanto inferiori a noi, anche se di costituzione gigantesca. Noi siamo apparentemente impotenti perch la nostra costruzione  molto pi raffinata ed esige perci un tempo molto maggiore. Il potere di camminare e stare eretti sulle proprie gambe implica un profondo sviluppo, risultante da diversi elementi, uno dei quali concerne il cervello, e precisamente una parte del cervello detto cervelletto collocato alla base del cervello stesso.
Proprio all'et di sei mesi il cervelletto si sviluppa rapidamente e continua in questo rapido sviluppo sino a che il bambino abbia 14-15 mesi, poi la crescita del cervelletto si fa pi lenta, continua nondimeno sino a che il bambino abbia raggiunto i quattro anni e mezzo. Dallo sviluppo di questa parte dell'encefalo dipende la possibilit di stare eretti sulle gambe e di camminare. Nel bambino tale sviluppo si pu facilmente seguire: si tratta di due sviluppi che si seguono l'un l'altro. Il bambino comincia a tenersi seduto a sei mesi, a nove comincia a muoversi sulle mani e sui piedi quasi strisciando, si tiene in posizione eretta sui dieci mesi e cammina sui dodici-tredici mesi, mentre a quindici egli cammina gi con sicurezza.
Il secondo elemento di questo complesso sviluppo  il compimento di alcuni nervi. Se non fossero completi i nervi spinali attraverso i quali deve passare il diretto comando ai muscoli, questo comando non potrebbe passare; soltanto il completarsi dei nervi durante questo periodo consente il movimento del muscolo. Debbono cos armonicamente coordinarsi molti elementi di un complesso sviluppo perch possa avvenire la "conquista del camminare". Un terzo elemento deve concorrervi: lo sviluppo dello scheletro, altra conquista di questo periodo della vita del bambino. Alla nascita le gambe del bambino, come abbiamo veduto, non sono completamente ossificate. Esse sono in parte cartilaginose e quindi ancora tenere. Come potrebbero portare in queste condizioni il peso del corpo? Lo scheletro, dunque, deve essere compiuto prima che il bambino possa incominciare a camminare. Vi  anche un altro particolare da osservare: le ossa del cranio, che non erano saldate alla nascita, soltanto ora si completano, di modo che se il bambino cade non incorre pi nel grave pericolo di far offesa al cervello.
Se con l'educazione volessimo insegnare al bambino a camminare prima di questo periodo non potremmo farlo, perch il fatto di camminare dipende da una serie di sviluppi fisici che hanno luogo simultaneamente, cio  necessario che sia stabilito uno stato di maturit localizzata. Il tentativo di forzare il naturale sviluppo non porterebbe a nulla senza danneggiare seriamente il bambino. La natura dirige, tutto dipende da essa e deve obbedire ai suoi precisi comandi. Nello stesso modo, se cercassimo di trattenere il bambino quando ha incominciato a camminare non vi riusciremmo, perch in natura quando un organo  sviluppato deve entrare in uso. In natura creare non significa solo fare qualche cosa, ma anche permettere che questo qualcosa funzioni. Non appena l'organo  completo esso deve immediatamente entrare in funzione nell'ambiente. In linguaggio moderno queste funzioni sono state chiamate "esperienze sull'ambiente". Se queste esperienze non hanno luogo l'organo non si sviluppa normalmente, perch l'organo che  dapprima incompleto deve essere usato per raggiungere il suo completamento.
Il bambino pu soltanto svilupparsi dunque per mezzo di esperienze sull'ambiente: questo esperimentare noi chiamiamo "lavoro". Non appena il linguaggio appare, il bambino comincia a chiacchierare, e nessuno pu costringerlo al silenzio; e una delle cose pi difficili  far tacere un bambino. Se il bambino non parlasse n camminasse non potrebbe svilupparsi normalmente e avverrebbe un arresto nel suo sviluppo. Il bambino invece cammina, corre, salta, e cos facendo, sviluppa le sue gambe. La natura crea prima gli strumenti e poi li sviluppa per mezzo delle loro funzioni e grazie alle esperienze sull'ambiente. Il bambino, dunque, che ha aumentato la propria indipendenza con l'acquisizione di nuove capacit, pu svilupparsi normalmente soltanto se  lasciato libero di operare. Il bambino si svilupper con l'esercizio dell'indipendenza che egli si  conquistata: lo sviluppo infatti, come si esprimono gli psicologi moderni, non avviene da s; "il comportamento si afferma in ogni individuo con le esperienze che egli fa nell'ambiente". Se intendiamo dunque l'educazione come aiuto allo sviluppo della vita infantile, non possiamo che rallegrarci quando il bambino d segno d'aver raggiunto un certo grado di indipendenza e non possiamo non esprimere la nostra gioia quando il bambino ha detto la sua prima parola, tanto pi che sappiamo che nulla avremmo potuto fare per provocare questo avvenimento. Quando per riflettiamo che, quantunque lo sviluppo infantile non possa essere distrutto, esso pu essere mantenuto incompleto o ritardato quando non sia concesso al bambino di fare le proprie esperienze nell'ambiente, sorge il problema dell'educazione.
Il primo problema dell'educazione  di provvedere al bambino un ambiente che gli permetta di sviluppare le funzioni a lui assegnate dalla natura. Il che non significa soltanto accontentare il bambino e permettergli di fare ci che gli piace, ma disporci a collaborare con un comando della natura, con una delle sue leggi, la quale decreta che lo sviluppo si effettui per mezzo di esperienze nell'ambiente.
Col suo primo passo il bambino raggiunge un pi alto livello di esperienze. Se osserviamo il bambino in questo momento del suo sviluppo vediamo che egli ha la tendenza a conseguire un'ulteriore indipendenza. Desidera agire secondo la propria volont, cio vuole trasportare cose, vestirsi, spogliarsi da solo, mangiare da s, ecc. e non  questo effetto di suggerimenti nostri che lo stimolino. Egli ha in s un cos vitale impulso che i nostri sforzi sono generalmente spesi, al contrario, per trattenerlo dall'agire: ora, opponendo questa resistenza l'adulto non si oppone al bambino, ma alla natura stessa, poich il bimbo con la sua volont collabora con la natura e obbedisce passo per passo alle sue leggi; prima su una direttiva poi su un'altra egli acquista una sempre crescente indipendenza da coloro che l'attorniano, finch giunge il momento in cui vorr anche conquistare la propria indipendenza mentale. Mostrer allora la tendenza a sviluppare la propria mente attraverso esperienze proprie e non esperienze degli altri; incomincer a cercare la ragione delle cose. Su questa linea di sviluppo, si costruisce l'individualit umana durante il periodo dell'infanzia. Non si tratta di una teoria o di un'opinione, ma di fatti chiari e naturali vagliati dall'osservazione. Quando diciamo che dobbiamo rendere completa la libert del bambino, che la sua indipendenza e il suo normale funzionamento devono essere assicurati dalla societ, non parliamo di un vago ideale, ma ci riferiamo a osservazioni dirette sulla vita, sulla natura, rivelatrici di questa verit. Soltanto per mezzo della libert e delle esperienze sull'ambiente l'uomo pu svilupparsi.
Parlando di indipendenza e libert del bambino non trasferiamo in questo campo le idee di indipendenza e di libert che riteniamo ideali nel mondo degli adulti. Se gli adulti dovessero esaminare s stessi e dare una definizione della indipendenza e della libert, non potrebbero farlo con esattezza, poich essi hanno una idea ben misera di ci che  la libert. Essi non hanno l'ampiezza dell'infinito orizzonte della natura. Solo il bambino offre in s stesso l'immagine della maest della natura, la quale d la vita dando libert e indipendenza: e la d seguendo determinate leggi riguardo al tempo e al bisogni dell'essere; essa fa della libert una legge di vita: essere liberi o morire. Credo che la natura ci offra un aiuto e un appoggio per l'interpretazione della vita sociale.  come se il bambino ci offrisse un'immagine dell'intero e noi nella nostra vita sociale ne prendessimo soltanto dei piccoli particolari. Il bambino  nel giusto, in quanto egli ci rivela una guida alla realt, alla verit. Quando esiste una verit naturale, non vi possono essere dubbi su di essa e pertanto la libert del bambino la quale viene a essere raggiunta con lo sviluppo e la crescita, si presta a interessanti considerazioni.
Qual  lo scopo di questa sempre crescente conquista dell'indipendenza? Da che cosa ha origine? Essa sorge nell'individualit che si forma e diviene capace di funzionare per s stessa. Ma in natura tutti gli esseri viventi mirano a questo fine; ognuno funziona da s ed ecco dunque che, anche in questo, il bambino obbedisce al piano della natura. Egli raggiunge la libert che  la prima regola di vita in ogni essere. Come il bambino acquista l'indipendenza? La acquista per mezzo di una continua attivit. Come realizza il bambino la sua libert? Con uno sforzo continuo; una sola cosa la vita non pu fare: arrestarsi e fermarsi. L'indipendenza non  statica,  una continua conquista, e per mezzo di un continuo lavoro si giunge non solo alla libert ma alla forza e all'auto-perfezione.
Il primo istinto del bambino  di agire da solo, senza l'aiuto altrui, e il suo primo atto cosciente di indipendenza  di difendersi da coloro che cercano di aiutarlo. Per agire da s egli cerca sempre di fare uno sforzo maggiore. Se, come molti di noi pensano, l'ideale del benessere  di starsene seduti senza far nulla lasciando che gli altri lavorino per noi, lo stato ideale sarebbe quello del bambino prima della nascita. Sarebbe lo stesso che il bambino ritornasse nel corpo della madre perch la madre provvedesse tutto a lui. Cos si potrebbe dire per la difficile conquista del linguaggio destinata a consentire all'essere umano di porsi in comunicazione con i suoi simili; se adottassimo come ideale di vita il riposo, il bambino potrebbe rinunciare allo sforzo di parlare, a quello di iniziare una nutrizione normale, alla fatica di camminare, al lavoro dell'intelligenza che gli suggerisce un irresistibile interesse per conoscere le cose che sono intorno a lui.
Ma la realt di cui d prova il bambino non  questa. Il bambino rivela che gli insegnamenti della natura sono ben diversi dagli ideali che la societ va foggiando per s; il bambino cerca l'indipendenza attraverso il lavoro: l'indipendenza del corpo e della mente. Poco gli importa quello che sanno gli altri: vuol apprendere da s, vuol avere esperienza del mondo e percepirlo col proprio sforzo personale. Dobbiamo intendere chiaramente che quando diamo libert e indipendenza al bambino diamo libert a un lavoratore stimolato ad agire che non pu vivere se non del proprio lavoro e della propria attivit. Questa  la forma di esistenza degli esseri viventi; l'essere umano ha anch'egli questa tendenza e quando cercassimo di arrestarla saremmo causa di una degenerazione nell'individuo.
Ogni cosa nella creazione  attivit, attivit somma  la vita ed  soltanto attraverso l'attivit che la perfezione della vita pu essere cercata e raggiunta. Le aspirazioni sociali che sono giunte a noi attraverso le esperienze di passate generazioni: l'ideale di vita di minor ore di lavoro, di gente che lavori per noi, di ozio sempre maggiore,  ci che la natura mostra e indica come caratteristiche del bambino degenerato. Queste aspirazioni sono segni di regressione nel bambino che non  stato aiutato nei primi giorni di vita ad adattarsi all'ambiente e ha acquisito un senso di disgusto per l'ambiente e l'attivit. E questo tipo di bimbo si mostrer desideroso di essere servito e aiutato, trasportato a braccia o in carrozzino, sar schivo della compagnia degli altri e disposto a dormire lungamente: presenter le caratteristiche che la natura dimostra appartenenti alla degenerazione, e che sono state riconosciute, analizzate e descritte come indici di una tendenza al ritorno alla vita embrionale. Chi  nato e cresce normalmente va verso l'indipendenza; chi la evita  un degenerato.
Un problema educativo affatto diverso ci si presenta per questi bambini degenerati. Come curare la regressione la quale ritarda e devia lo sviluppo normale? Il bambino deviato non ha amore per l'ambiente perch l'ambiente presenta troppe difficolt e resistenza. Oggi il bambino deviato  al centro del campo scientifico della psicologia la quale potrebbe esser detta pi propriamente "psicopatologia". Un sempre crescente numero di dispensari per la guida del bambino (Child Guidance Clinics) sono stati istituiti e nuove tecniche come quella della "terapia del gioco" (play-therapy) sono state create per far fronte al crescente numero di fanciulli deviati. La pedagogia insegna che l'ambiente deve offrire minore resistenza e si cerca quindi di diminuire gli ostacoli evitabili presentati dall'ambiente, possibilmente eliminandoli del tutto. Si procura oggi di rendere attraente tutto quanto circonda il bambino e in particolare nel caso del bimbo che prova repulsione per l'ambiente stesso, cos da aiutare il sorgere di sentimenti di simpatia e benevolenza per vincere diffidenze e disgusto. Si crea pure al bambino una attivit piacevole perch sappiamo che lo sviluppo si opera per mezzo dell'attivit. L'ambiente deve esser ricco di motivi che interessino l'attivit e invitino il bambino a condurvi le proprie esperienze. Sono principi chiari, dettati dalla vita e dalla natura, che guidano il bambino deviato, il quale ha acquistato caratteristiche regressive, dall'inclinazione all'ozio al desiderio di lavorare, dalla letargia e dall'inerzia all'attivit, da quello stato di paura, il quale s'esprime talvolta in un eccessivo attaccamento a persone da cui il bimbo non vuole staccarsi, a una libert gioiosa, libert di muovere incontro alla conquista della vita.
Dall'inerzia al lavoro! Questa  la linea di cura, proprio come dall'inerzia al lavoro  la linea di sviluppo del bambino normale. Per una nuova educazione, questa deve essere la base; la natura stessa la indica e stabilisce.
 Il concetto di maturazione
Quantunque non sia mia intenzione addentrarmi in una lunga discussione teorica, vorrei, prima di passare a un altro soggetto, chiarire qualcosa intorno al concetto di maturazione, poich ritengo importante per una giusta comprensione dei capitoli seguenti, non meno che per quella di altre parti di questo libro, che i miei punti di vista in materia siano chiari. Il termine "maturazione" era originalmente applicato nella scienza da genetici ed embriologi per denotare quel periodo di sviluppo precedente la fecondazione che trasforma una cellula germe immatura in una matura.(21)
Ma nel campo della psicologia infantile si  dato a questo termine il pi ampio significato, designando con esso una specie di meccanismo regolatore della crescita che garantisce l'equilibrio del modello nel suo insieme e la direzione della spinta della crescita. Arnold Gesell ha in particolare fissato questo concetto, quantunque non ne abbia formulato una molto concisa definizione. Ma, se bene lo comprendiamo, egli intende che la crescita dell'individuo  soggetta a leggi determinate le quali debbono essere rispettate perch un bambino "ha tratti costituzionali e tendenze per gran parte innate, le quali determinano come, che cosa, e in quali limiti di tempo egli imparer".(22)
In altre parole Gesell dice che vi sono funzioni nel bambino le quali non possono essere influenzate dall'insegnamento.(23)
Questo  vero per quanto riguarda le funzioni fisiologiche. Infatti, come ho gi detto sopra,(24) noi non possiamo insegnare a un bambino a camminare prima che si sia stabilito uno stato di maturazione localizzato, n un bambino potr cominciare a parlare prima di una certa et (cos come non si potr arrestarlo in questa attivit, una volta iniziata). Ognuno che abbia seguito il mio lavoro sapr che sono sempre stata fra le prime a difendere le leggi naturali della crescita del bambino, ponendo anzi queste leggi a fondamento dell'educazione. Ma il punto di vista di Gesell ci sembra troppo biologico per essere applicato giustamente alla crescita mentale del bambino. Secondo la sua concezione monistica egli pretende che "il bambino provenga dalla sua mente nello stesso modo che egli proviene dal suo corpo, il che si opera attraverso il processo dello sviluppo".(25) Ma non  esatto. Se noi allevassimo un bambino in un luogo isolato, lontano dal contatto umano, dandogli niente pi di un nutrimento materiale, il suo sviluppo fisiologico sarebbe normale, ma il suo sviluppo mentale sarebbe seriamente compromesso. Un esempio convincente ci  fornito dal dottor Itard quando descrive i suoi pazienti insegnamenti al selvaggio di Aveyron.(26)  vero, come ho gi detto prima, che noi non possiamo formare un genio, e soltanto aiutare l'individuo a realizzare le sue potenzialit, ma se concepiamo una "maturazione biologica" dobbiamo anche prendere in considerazione una maturazione "psichica", la quale, come abbiamo cercato di chiarire nei capitoli precedenti, corre parallela ai fenomeni che abbiamo veduto nell'embriologia.
Nel processo vitale della formazione di organismi non si verifica un intero, una totalit che cresce, n si produce una graduale crescita; lo sviluppo dei singoli organi avviene separatamente intorno a punti d'attivit che agiscono soltanto per breve tempo, cio fino a che gli organi appaiono, e poi si estinguono. L'azione di questi punti, o centri di attivit, ha il fine creativo di determinare la formazione di un organo e oltre a questi centri vi sono periodi sensitivi che riguardano importanti attivit, utili a guidare l'essere che viene a vivere nell'ambiente esterno, come il biologo olandese Hugo De Vries ha messo in evidenza. Nel campo della psicologia abbiamo trovato un simile processo, che ci persuade come la natura umana  fedele ai suoi metodi. Il concetto di maturazione  pertanto pi complesso di quello che Gesell pretende sia.
"Maturazione"  assai pi "che la somma esatta degli effetti del gene operante in un ciclo di tempo in s stesso limitato"(27) perch oltre agli effetti del gene vi  anche l'ambiente sul quale essi agiscono che ha una parte dominante nel determinare la "maturazione". Per quel che riguarda le funzioni psichiche, la maturazione pu soltanto effettuarsi attraverso esperienze sull'ambiente che variano secondo le diverse fasi dello sviluppo, l'horme mutando la sua struttura durante il processo di crescita e manifestandosi nell'individuo con un intenso interesse per particolari azioni ripetute a lungo senza apparente utilit, fino a che, da questi atti ripetuti, improvvisamente si rivela una funzione nuova in modo esplosivo. Cos il modello peculiare per questa funzione  stato costruito da una maturazione che non  visibile esteriormente, perch quelle azioni ripetute non sembrano avere alcuna diretta relazione con la funzione che nascer da esse, ma sono abbandonate non appena la funzione si inizia, l'interesse consapevole del bambino passando a qualcosa altro che preparer un altro meccanismo. Se il bambino  tenuto lontano dalle possibilit di queste esperienze, nel momento che la natura le destina, la speciale sensitivit che stimola a esse svanir, e lo sviluppo, come la maturazione, ne saranno turbati.
Se consideriamo la pi larga definizione di maturazione data in un recente testo di psicologia: "La maturazione consiste in cambiamenti strutturali che sono precipuamente ereditari, cio che hanno la loro origine nei cromosomi dell'uovo fecondato, ma che sono anche in parte un prodotto di una scambievole attivit dell'organismo col suo ambiente"(28) e interpretiamo da ci le nostre personali constatazioni, possiamo dire che siamo nati con uno stimolo vitale (horme) gi organizzato nella struttura generale della mente assorbente, e la sua specializzazione e differenziazione annunciate nelle nebule.
Questa struttura cambia durante l'infanzia secondo la direzione di ci che abbiamo chiamato, secondo il termine di De Vries, periodi sensitivi.(29) Ora, queste strutture, che guidano la crescita e lo sviluppo psichico, cio la mente assorbente, le nebule e i periodi sensitivi con i loro meccanismi sono ereditari e caratteristici della specie umana. Ma il loro attuarsi pu solo compiersi attraverso una libera azione sull'ambiente.
...
.
...
CAPITOLO 9. CURE DA PRENDERSI ALL'INIZIO DELLA VITA.
...
.
...
Chi si proponga di aiutare lo sviluppo psichico umano deve partire dal fatto che la mente assorbente del bambino si orienta sull'ambiente; e, specialmente agli inizi della vita, deve prendere speciali precauzioni affinch l'ambiente offra interesse e attrattive a questa mente che deve nutrirsene per la propria costruzione.
Come si  visto, vi sono differenti periodi di sviluppo psichico e in ciascuno di essi l'ambiente ha un ruolo importante; ma in nessuno esso assume l'importanza che ha immediatamente dopo la nascita. Pochi oggi ancora considerano questa importanza perch fino a non molti anni fa non si sospettava nemmeno che nei primi due anni i bambini avessero bisogni psichici cos imperiosi da non potere essere ignorati senza conseguenze dolorose sul resto della vita.
L'attenzione della scienza si  fissata sul lato fisico: specialmente in questo secolo la medicina e l'igiene hanno elaborato un trattamento infantile meticoloso per vincere l'immensa mortalit prima prevalente. Ma appunto perch si trattava di debellare la mortalit, questo trattamento si  limitato alla sola salute fisica. Il campo della salute psichica  ancora quasi inesplorato, e chi se ne preoccupa pu trovare direttive solamente nella considerazione che lo scopo principale dell'et infantile  il formarsi di un individuo adatto ai suoi tempi e al suo ambiente e nello studio della natura.
Ora, la natura, come si  visto, indica un periodo di isolamento e di reazione psichica all'ambiente, necessario anche per quei mammiferi che hanno un comportamento prestabilito.
Se si considera che l'uomo non ha una prestabilizzazione e che per il bambino la questione non  di risveglio, ma di creazione psichica, si comprender facilmente quanto maggiore sia per il figlio dell'uomo il ruolo dell'ambiente. Il suo valore e la sua importanza sono ingigantiti, cos come lo sono anche i pericoli che esso pu presentare. Da qui la grande cura che si dovrebbe avere dell'ambiente che circonda il neonato per facilitargliene l'assorbimento, affinch il bambino non sviluppi attitudini di regressione e si senta attratto invece che respinto dal mondo in cui  entrato. Ne dipendono il progresso, la crescenza e lo sviluppo del piccolo che sono in relazione diretta con le attrattive che l'ambiente pu offrire.
Durante il primo anno di vita si possono distinguere vari periodi che richiedono cure speciali.(30) Il primo periodo, breve,  l'ingresso nel mondo con le sue drammatiche circostanze. Senza entrare in particolari possiamo enunciare alcuni principi. Il bambino dovrebbe rimanere, nei primi giorni dopo la nascita, quanto  pi possibile, a contatto di sua madre e in ambiente che non contrasti per differenze troppo forti, per esempio di temperatura, con quello in cui egli si  formato prima della nascita: non troppa luce, non troppo rumore, poich il bambino giunge da un luogo di tepore, di perfetto silenzio, di oscurit. Nelle moderne cliniche pediatriche la madre e il bambino sono collocati oggi in una stanza dalle pareti di vetro con una temperatura facilmente controllabile, cos da essere gradualmente eguagliata a quella della temperatura esterna normale. Il vetro  azzurro, affinch la luce che entra nella stanza sia attutita. Occorrono anche cure per il modo come il bambino vien maneggiato e spostato. In contrasto con gli usi passati di tuffare il bambino in un bagno posto in basso cos da causare una scossa, invece di vestirlo rapidamente senza alcuna preoccupazione della sua sensibilit, quasi fosse un oggetto privo di sensi, la scienza ritiene oggi che il neonato dev'essere toccato il meno possibile e nemmeno dovrebbe essere vestito, ma tenuto in una stanza dalla temperatura sufficiente a mantenere caldo il bambino e libero da correnti di aria fredda. Si  cambiato il modo di trasportare il bambino, usando ora un soffice materassino, simile a un'amaca, su cui viene adagiato; si evita di sollevare e abbassare rapidamente il neonato e si vuole sia maneggiato con le stesse precauzioni con cui vengono rimossi i feriti. Non  soltanto puramente igiene. Le infermiere portano una striscia di tela davanti al naso perch i microbi da esse non passino nell'ambiente del neonato, e madre e figlio vengono considerati, nelle moderne cure, come organi di un sol corpo in comunicazione tra di loro. L'adattamento all'ambiente viene cos favorito secondo natura, poich una particolare connessione esiste tra madre e figlio, quasi un'attrazione magnetica.
Nelle madri vi sono forze alle quali il bambino  abituato e queste forze costituiscono per lui un aiuto necessario nei primi difficili giorni di adattamento.
Possiamo dire che il bambino ha cambiato la sua posizione rispetto alla madre; egli  ora fuori del corpo materno, ma tutto rimane lo stesso e una comunicazione esiste sempre fra loro. Cos viene considerato oggi il rapporto madre e figlio, mentre ancora pochi anni fa si usava, anche nelle migliori cliniche pediatriche, separare la madre dal neonato.
Ho descritto le cure che possono considerarsi "l'ultima parola" nel trattamento scientifico del bambino. La natura ci mostra poi che queste cure particolari non sono necessarie per tutto il periodo dell'infanzia; dopo breve tempo la madre e il bambino possono uscire dal loro isolamento ed entrare nel mondo sociale.
I problemi sociali del bambino non sono gli stessi dell'adulto. Si potrebbe dire che sino a ora la condizione sociale pesa sul bambino in modo inverso che sull'adulto, poich non  affatto paradossale dire che mentre fra gli adulti  il povero che soffre, fra i bambini  quello ricco che soffre di pi. Oltre agli impedimenti del vestiario, delle convenienze sociali, dell'affollarsi di parenti e amici intorno al neonato, accade che nel ceto abbiente la mamma affida sovente il bambino alle cure di una balia, o ricorre ad altri mezzi d'allevamento, mentre la madre povera segue il metodo naturale di tenere il bambino con s. Molte altre minute considerazioni ci porterebbero a dire che nel mondo dei bambini cose e valori creano rapporti diversi che nel mondo dei grandi.
Una volta passato questo primo periodo, il bambino si adatta serenamente all'ambiente, senza alcuna riluttanza. Egli incomincia ad avviarsi per il cammino dell'indipendenza che abbiamo descritto e potremmo dire che egli apre le braccia all'ambiente che lo riceve, lo assorbe fino a far sue le abitudini del mondo in cui vive. La prima attivit in questo sviluppo, che potremmo chiamare una conquista,  l'attivit dei sensi. A causa dell'incompletezza dei suoi tessuti ossei, il bambino  inerte, le sue membra sono senza movimento, per modo che la sua attivit non pu essere quella del movimento. La sua attivit  unicamente quella della psiche, che assorbe le impressioni dei sensi. Gli occhi del bambino sono attivissimi, ma dobbiamo tener presente, come la scienza ha di recente precisato, che gli occhi del bambino non sono colpiti soltanto dalla luce. Il bambino non  passivo. Egli subisce indubbiamente delle impressioni, ma  anche un attivo ricercatore nell'ambiente:  il bambino stesso che cerca queste impressioni.
Ora, se guardiamo alla specie animale, vediamo che le bestie hanno negli occhi un tipo di apparato visivo simile al nostro: una specie di macchina fotografica. Ma questi animali sono portati dalla loro sensitivit a farne un uso speciale: sono attratti da alcune cose pi che da altre, cos che non sono colpiti dall'insieme dell'ambiente. Hanno in s una guida che li induce a seguire cene direzioni e seguono per mezzo degli occhi la guida del loro comportamento.
Fin dall'inizio esiste in loro una guida; i sensi poi si perfezionano e si formano cos da seguire questa guida. L'occhio del gatto si perfezioner alla luce attutita della notte (come avviene per altri predatori notturni), ma il gatto, sebbene abbia interesse al buio,  attratto dalle cose che si muovono e non dalle cose ferme. Non appena qualcosa si muove nel buio il gatto vi si precipita sopra, senza fare alcuna attenzione al resto dell'ambiente. Non esiste, nel gatto, un interesse generale per l'ambiente, ma un impulso istintivo verso cose speciali che sono in esso. Allo stesso modo vi sono insetti attratti da fiori di particolari colori, perch nei fiori di quel colore trovano il proprio nutrimento. Ora, un insetto appena uscito dalla crisalide non potrebbe avere alcuna esperienza per secondare questa linea, ma un istinto-guida lo dirige e l'occhio serve a seguirla. Attraverso questa guida si realizza il comportamento della specie. Perci l'individuo non  vittima dei suoi sensi, ma  trascinato da essi. I sensi esistono e lavorano al servizio del loro padrone secondo una guida.
Il bambino ha una speciale facolt. I suoi sensi, anch'essi al servizio di una guida, non sono limitati come quelli degli animali. Il gatto si limita alle cose che si muovono nell'ambiente ed  attratto soltanto da esse. Il bambino non ha simili limitazioni; egli osserva ci che lo circonda e l'esperienza ci ha dimostrato che egli  portato ad assorbire ogni cosa. Per di pi egli non assorbe soltanto per mezzo della macchina fotografica dell'occhio, ma si produce in lui una specie di reazione psico-chimica, cos che queste impressioni diventano parti integrali della sua psiche. Potremmo fare quest'osservazione - e non vuol essere constatazione scientifica - che la persona che  soltanto trascinata dai suoi sensi, che ne  vittima, ha in s qualcosa di erroneo. La sua guida pu esistere, ma invece di agire su di lui si  indebolita e l'essere rimane abbandonato, vittima dei sensi.
 pertanto della massima importanza che la guida esistente in ogni bambino sia oggetto di cura e sia tenuta desta.
Per chiarire che cosa avviene in questo assorbimento dell'ambiente, vorrei fare un confronto. Esistono insetti che assomigliano a foglie e altri che assomigliano a steli. Questi insetti possono essere citati per analogia a quello che avviene nella psiche del bambino; vivono su ramoscelli e foglie, a cui assomigliano cos perfettamente da divenire una cosa sola con il loro ambiente. Per il bambino avviene qualcosa di simile. Egli assorbe l'ambiente e si trasforma in armonia con esso come fanno gli insetti con i vegetali che li sostengono. Le impressioni che il bambino riceve dall'ambiente sono cos profonde che per una certa trasformazione biologica o psico-chimica egli finisce con l'assomigliare all'ambiente stesso. I bambini diventano come la cosa che amano. Si  scoperto che esiste in ogni tipo di vita questo potere di assorbire l'ambiente e di trasformarsi in armonia con esso, fisicamente come negli insetti da noi citati e in altri animali, e psichicamente nel bambino. E la cosa  da considerarsi come una delle maggiori attivit della vita. Il bambino non guarda le cose come le guardiamo noi. Noi possiamo, guardando una cosa, esclamare "Come  bella!" e poi passiamo a vedere altre cose, conservandone soltanto una vaga memoria. Ma il bambino costruisce s stesso per mezzo delle profonde impressioni delle cose che egli riceve, specialmente nel primo periodo di vita. Nell'infanzia, in virt delle sole forze infantili, il bambino acquista le caratteristiche che lo distinguono, come il linguaggio, la religione, il carattere della razza, ecc. Cos egli costruisce l'adattamento all'ambiente. In questo ambiente  felice e si sviluppa assorbendone le abitudini, il linguaggio.
Non solo, ma egli costruisce un adattamento per ogni nuovo ambiente. Che cosa significa costruire un adattamento? Significa trasformarsi in modo da divenire adatto al proprio ambiente, per modo che questo ambiente formi parte di s stesso. Dobbiamo quindi chiederci che cosa fare e quale ambiente preparare al bambino per essergli di aiuto. Se avessimo a che fare con un bambino di tre anni egli stesso forse saprebbe dircelo. Dovremmo mettere nell'ambiente fiori e cose belle; dovremmo provvedere a fornire quei motivi di attivit che appartengono alla sua linea di sviluppo. Potremmo facilmente scoprire che certi motivi di attivit dovrebbero essere nell'ambiente per offrire al bambino una occasione di esercizio funzionale. Ma se il "neonato" deve assorbire l'ambiente per costruire un adattamento, quale specie di ambiente possiamo preparargli? Non vi  una risposta a questa domanda: l'ambiente del piccolo dev'essere il mondo, tutto ci che  nel mondo che lo circonda. Poich deve acquistare il linguaggio dovr vivere fra gente che parla, altrimenti non diverrebbe capace di parlare; se deve acquistare speciali funzioni psichiche dovr vivere fra gente che abitualmente le esercitano. Se il bambino deve acquistare costumi e abitudini deve vivere fra gente che li segue.
Questa  in realt una constatazione eccezionalmente rivoluzionaria; in contraddizione a quanto si  pensato e fatto negli ultimi anni, giacch come conseguenza di un ragionamento igienico si era giunti alla conclusione - o sconclusione - che il bambino dovrebbe essere isolato.
 avvenuto cos che il bambino  stato messo in una stanza riservata ai piccoli e quando si scopr che la stanza dei bambini igienicamente parlando non era abbastanza adatta, l'ospedale fu preso come modello e si lasci il bambino solo e lo si fece dormire il pi possibile come fosse un malato. Rendiamoci conto che se ci rappresenta un progresso nel campo dell'igiene fisica  anche un pericolo sociale. Se il bambino  tenuto in una nursery isolato, con la sola compagnia di una bambinaia senza che una espressione di sentimento veramente materno giunga a lui, la normale crescita del bambino e il suo sviluppo vengono ostacolati; un ritardo, una insoddisfazione, si potrebbe dire una fame psichica risultano come effetti deleteri nel bambino. In luogo di vivere con la madre, che il piccolo vuole e con la quale esiste una particolare corrente di comunicazione, egli  in contatto con la bambinaia che poco gli parla;  sovente chiuso in un carrozzino dove nulla pu vedere di quello che gli sta intorno nell'ambiente. Queste sfavorevoli condizioni erano tanto pi gravi quanto migliori erano le condizioni finanziarie della famiglia dove il bambino era nato. Fortunatamente dopo la guerra questo stato di cose  molto cambiato; la necessit, nuove condizioni sociali, hanno restituito, con una vicinanza amorosa e assidua, i genitori al bambino.
Il trattamento del bambino dev'essere veramente considerato come una questione sociale. Oggi le osservazioni e gli studi sul bambino portano alla convinzione che non appena esso pu uscire di casa lo si pu condurre con s e permettergli di vedere il pi possibile. Cos si  tornati al carrozzino pi alto: la stanza dei bambini ha subito una trasformazione; pur corrispondendo rigorosamente ai requisiti igienici le sue pareti sono ora piene di quadri e il bambino giace su un sostegno leggermente inclinato, cos che egli pu dominare l'insieme dell'ambiente e non  obbligato a fissare gli occhi al soffitto.
L'assorbimento del linguaggio presenta un problema pi difficile, specialmente riportandoci all'uso delle bambinaie le quali sovente appartengono a un ambiente diverso da quello del bambino. Si presenta anche un altro lato della questione: il bambino dev'essere con i genitori quando conversano con i loro amici? Nonostante le molte obiezioni poste, dobbiamo dire che se vogliamo aiutare il bambino dobbiamo tenerlo in mezzo a noi perch egli possa vedere ci che facciamo e udire la nostra parola. Se anche non afferra coscientemente quello che  intorno a s, egli ne riporter un'impressione subcosciente, l'assorbir e questo l'aiuter nella crescita. Quando il bambino  portato fuori di casa, a che si volgono le sue preferenze? Non possiamo dirlo con sicurezza, ma dobbiamo osservare il bambino. Mamme e bambinaie esperte quando s'accorgono che il bambino si interessa in particolare a qualche cosa, gli permetteranno di esaminare attentamente quanto pi gli piace. Sosteranno l dove si fissa lo sguardo del bambino e vedranno la sua faccina illuminarsi di interesse e di amore per ci che lo attrae. Come possiamo infatti giudicare noi ci che ha virt di interessare il bambino? Dobbiamo porci al suo servizio. Tutta la concezione del passato  quindi travolta e la coscienza di questa rivoluzione deve diffondersi fra gli adulti. Questi  necessario si convincano che il bambino costruisce un adattamento vitale all'ambiente e deve quindi avere pieno e completo contatto con esso, poich se il bambino non riuscisse a costruire questo suo adattamento ci troveremmo di fronte a un grave problema sociale. Molti dei problemi sociali di oggi dipendono dalla mancanza di adattamento dell'individuo, sia nel campo morale che in altri campi.  un problema basilare, il quale mette in rilievo come l'educazione dei piccoli diventer in futuro la pi fondata e importante preoccupazione della societ. Come  possibile, ci si pu domandare, che tanta verit ci fosse sconosciuta?  considerazione abituale, per chi oda parlare di qualcosa di nuovo, che l'umanit cresceva pure nel passato anche ignorando i nuovi concetti. Ci accadr di sentir dire: "L'umanit  vecchia, migliaia di uomini hanno vissuto: io stesso sono cresciuto; i miei figli sono cresciuti, eppure non esistevano simili teorie. I bambini acquistavano egualmente il proprio linguaggio, acquistavano abitudini cos tenaci da divenire pregiudizi".
Ora consideriamo un po' il comportamento dei gruppi umani a diversi livelli di civilt. Ognuno di questi gruppi ci sembra in fatto di allevamento infantile pi intelligente di noi occidentali, con le nostre idee ultra moderne. In molti paesi vediamo che i bambini non sono trattati cos in contrasto con le esigenze della natura come dagli occidentali. Nella maggior parte dei paesi il bambino accompagna la madre ovunque vada e madre e figlio sono come un corpo solo. Lungo la strada la mamma parla e il bambino ascolta. La madre discute con un fornitore sui prezzi e il bambino  presente; il bambino vede e ascolta qualsiasi cosa la madre faccia e questo dura per tutto il periodo dell'allattamento che  ragione di questa stretta convivenza; poich la madre deve nutrire il figlio e quindi non pu abbandonarlo solo, quando esce di casa per recarsi al lavoro. Alla ragione dell'allattamento si aggiunge la tenerezza e l'attrattiva naturale fra madre e figlio. Cos che il nutrimento del bimbo e l'amore che legano le due creature risolvono il problema dell'adattamento all'ambiente in modo naturale. Madre e figlio non sono dunque che una sola persona. L dove la civilt non ha distrutto questo costume, la madre non affida il figlio ad altra persona; il bambino prende parte alla vita della madre e l'ascolta. Si dice che le madri siano loquaci: anche questo vale ad aiutare lo sviluppo del bambino e l'adattamento all'ambiente. Per se il bambino dovesse udire soltanto le parole che la mamma gli rivolge, poco imparerebbe; ma quando egli ascolta il dialogo complesso di persone adulte, a poco a poco afferra anche la costruzione, non sono pi le parole staccate che la mamma sillaba;  la parola viva nel pensiero e resa chiara dagli atti.
I diversi gruppi umani, razze e nazioni, ci presentano altre caratteristiche; il modo diverso, per esempio, che si usa per portare il bambino.  una particolarit questa fra le pi interessanti, messa in valore dagli studi etnologici. In genere le madri depongono il bambino sul lettino o in un sacco, ma non lo portano nelle braccia. In qualche paese il bambino viene assicurato con lacci a un pezzo di legno posto poi sulle spalle della madre quando va al lavoro. Alcune legano il bambino al collo, altre alla schiena e altre ancora lo depongono in un canestro, ma in ogni popolo la madre ha trovato il modo di recare con s la propria creatura. In genere, per risolvere il problema della respirazione e il pericolo del soffocamento quando si porti com' uso la faccia del bambino contro il dorso della madre, si ricorre a particolare precauzione. I giapponesi, per esempio, portano il bambino in modo da far s che il suo collo superi la spalla dell'adulto che lo porta; per questo i primi viaggiatori sbarcati in Giappone chiamarono i giapponesi "il popolo dalle due teste". In India il bambino viene appoggiato sull'anca; e gli indiani color di rame lo allacciano con cinghie alla schiena, appoggiato in una specie di culla che lo tiene dorso a dorso con la madre, ma gli permette di vedere ogni cosa dietro a lei.  tanto lontana dalla madre l'idea di abbandonare solo il proprio bambino che, come accadde in una trib africana, nella cerimonia dell'incoronazione della regina, con grande sorpresa dei missionari che assistevano al rito, la regina comparve portando con s il bambino.
Si nota pure in molti popoli l'uso di prolungare di molto l'allattamento: in qualche paese per un anno, in qualche altro un anno e mezzo o anche due e fino a tre. Ora non si tratta di un'esigenza del bambino, perch egli gi da tempo ha raggiunto la possibilit di nutrirsi di altri alimenti, ma il prolungato allattamento  ragione per la madre di non staccarsi dal bambino ed  anche un subcosciente bisogno della madre di dare alla sua creatura l'aiuto di un completo ambiente sociale che ne determini lo sviluppo. Poich se anche la madre non rivolge la parola al bambino, accanto a lei egli vede il mondo, vede e ascolta la gente che si muove per la strada o al mercato, carri, animali, e ogni cosa si fissa nella sua mente anche se ancora non ne conosce il nome. Vedrete infatti quando una madre discute al mercato il prezzo della frutta gli occhi del bambino illuminarsi nell'intensit dell'interesse che la parola e i gesti suscitano in lui. Si osserva pure che il piccolo, portato con s dalla madre, non piange mai a meno che non sia ammalato o ferito, s'addormenta qualche volta, ma non conosce il pianto. Si  osservato nelle fotografie, prese al fine di documentare le abitudini sociali di un paese, che in nessuna di esse il bambino, che  fotografato accanto alla madre, piange. Mentre si pu dire che il pianto dei bambini  un problema dei paesi occidentali.  frequentissimo da noi il lamento dei genitori perch il bambino piange e il chiedersi come si pu calmare e far tacere il pianto di un bimbo. Oggi la risposta di taluni psicologi  questa: il bambino piange ed  agitato, ha crisi di pianto e di malumore perch soffre di inedia mentale: e hanno ragione: egli  mentalmente un denutrito, tenuto prigioniero in un campo limitato e pieno di ostacoli all'esercizio delle sue facolt. L'unico rimedio  far uscire il bambino dalla sua solitudine e permettergli di entrare nella societ. La natura ci mostra questo trattamento del bambino inconsciamente seguito presso molti popoli. Da noi dev'essere compreso e applicato coscientemente secondo riflessione e intelligenza.
...
.
...
CAPITOLO 10. SUL LINGUAGGIO.
...
.
...
Consideriamo lo sviluppo del linguaggio nel bambino.  necessario riflettere per ben comprendere che il linguaggio  di tale importanza per la vita sociale che potremmo considerarlo come base di essa.  esso che permette agli uomini di unirsi in gruppi, in nazioni. Il linguaggio determina quella trasformazione dell'ambiente che noi chiamiamo civilizzazione.
Consideriamo quale  il punto centrale che distingue l'umanit dalle altre specie.
L'umanit non  guidata da istinti come gli animali. Non si pu prevedere alla nascita dell'uomo il compito che esso svolger nel mondo;  certo soltanto che gli uomini devono mettersi in armonia fra loro, altrimenti non potranno mai fare nulla. Per metterci d'accordo e deliberare non  sufficiente pensare, anche se tutti gli uomini fossero di altissima mente;  invece necessario e indispensabile che ci comprendiamo l'un l'altro. Ora l'istrumento che rende possibile il reciproco comprenderci  il linguaggio, mezzo del pensare in comune. Il linguaggio non esisteva sulla terra finch l'uomo non vi fece la sua comparsa. Che cosa  il linguaggio? Un puro alito, una serie di suoni messi insieme.
I suoni infatti non hanno logica; l'insieme dei suoni che formano la parola "piatto" non ha logica, ci che d senso a questi suoni  il fatto che gli uomini si sono messi d'accordo per dare a quei suoni particolari un significato particolare. E cos  per tutte le parole. Il linguaggio  dunque l'espressione dell'accordo esistente fra un gruppo d'uomini, e soltanto il gruppo che si  messo d'accordo su quei suoni li pu capire. Altri gruppi si sono accordati su altri suoni per esprimere la stessa idea.
Il linguaggio diviene cos una specie di muraglia che racchiude una comunit d'uomini e la separa da altre comunit. Ecco perch esso  venuto acquistando un valore mistico;  qualcosa che unisce gruppi e uomini ancor pi dell'idea di nazionalit. Gli uomini sono uniti dal linguaggio ed esso si  fatto pi complicato a mano a mano che il pensiero umano si veniva complicando,  cresciuto, si pu dire, col pensiero umano.(31)
Il curioso  che i suoni usati per comporre le parole sono pochi: eppure possono unirsi in tanti modi da formare molte parole. Sono infinite le combinazioni di tali suoni; talvolta uno di essi  collocato davanti a un altro, talvolta dopo un altro, talvolta in tono dolce, talvolta con forza, a labbra chiuse, a labbra aperte, ecc.  notevole il lavoro della memoria per ricordare tutte le combinazioni e le idee che esse rappresentano. Ma oltre alla parola vi  anche il pensiero in s stesso che per essere espresso deve servirsi di parole raggruppate nella frase. Le parole debbono essere collocate nella frase in un particolare ordine conforme al pensiero umano e non come se si ammucchiassero oggetti sparsi nell'ambiente. Esistono dunque alcune regole per guidare chi ascolta al pensiero e all'intenzione di chi parla. Se l'uomo desidera esprimere un pensiero deve mettere in una data posizione il nome dell'oggetto e accanto a esso l'aggettivo, il soggetto, il verbo e l'oggetto; non basta considerare il numero delle parole usate, occorre considerare la loro posizione. Se vogliamo dare una prova di queste varie necessit prendiamo una frase con un chiaro significato e scriviamola su una striscia di carta. Tagliamo le sue varie parole e mescoliamole; pur essendo composta dalle stesse parole, ma in altro ordine di successione, la frase non avr pi senso. Anche su questo ordine gli uomini devono mettersi d'accordo.
Il linguaggio quindi potrebbe esser chiamato l'espressione di una super-intelligenza. Sono esistiti linguaggi che diventarono cos complessi che col disintegrarsi di civilt, di cui erano stati lo strumento, caddero in disuso e fu cos difficile ricordarli, che scomparvero. A tutta prima sembra che il linguaggio sia una funzione di cui ci ha dotato la natura, ma riflettendo ci rendiamo conto che esso  al di sopra della natura.  una creazione sopra-naturale prodotta da un'intelligenza cosciente collettiva. Attorno al linguaggio cresce una specie di rete che si estende senza limiti. Non vi sono limiti alla sua espressione. Cos lo studio del sanscrito e del latino, prolungato per anni, non varrebbe a consentire ad alcuno di parlarli alla perfezione. Non vi  dunque nulla, di pi misterioso di questa realt: gli uomini per esprimere qualsiasi loro attivit devono mettersi d'accordo e per farlo debbono servirsi del linguaggio, uno degli strumenti pi astratti che esistano.
L'attenzione posta a questo problema - come questa astrazione venga presa dall'uomo - ha condotto a considerare che  il bambino ad "assorbire" il linguaggio. La realt di questo assorbimento  qualche cosa di grande e misterioso che gli uomini non hanno considerato abbastanza. Si usa dire: "i bambini vivono fra gente che parla e perci parlano". Constatazione, questa, superficiale, quando si consideri le innumeri complicazioni che presenta il linguaggio; eppure per migliaia d'anni non si  andati oltre questo concetto.
Lo studio del problema del linguaggio ha suscitato un'altra osservazione: ed  che un linguaggio, per quanto per noi difficile, complicato,  stato pure parlato un tempo da gente incolta, nel paese dove questo linguaggio era nato. Cos il latino, difficile anche per coloro che parlano le lingue moderne neolatine, era parlato dagli schiavi di Roma imperiale, difficile e complicato come si presenta oggi a noi. E non era quella la stessa lingua anche degli uomini incolti che lavoravano allora i campi e la lingua dei bambini di tre anni della Roma imperiale? Non accadde lo stesso in India dove molti anni fa chi lavorava nei campi o vagava nelle giungle si esprimeva naturalmente in lingua sanscrita?
La curiosit sollevata intorno a questi misteriosi interrogativi ha portato l'attenzione sullo sviluppo del linguaggio nei bambini: sullo sviluppo, non sull'insegnamento. La madre non insegna il linguaggio al piccolo, ma il linguaggio si sviluppa naturalmente come creazione spontanea. E si sviluppa anche seguendo leggi determinate uguali per tutti i bambini. Speciali periodi della vita del bambino segnano le stesse tappe nel livello raggiunto: la qual cosa si verifica per tutti i bambini sia che il linguaggio della loro razza sia semplice o complicato. Anche oggi vi sono linguaggi semplicissimi parlati da popoli primitivi; quei bambini raggiungono lo stesso sviluppo, nel loro linguaggio, di quelli parlanti un linguaggio molto pi difficile. Tutti i bambini attraversano un periodo in cui non pronunziano che sillabe, poi pronunciano parole intere e finalmente usano alla perfezione tutta la sintassi e la grammatica.(32)
Le differenze fra maschile e femminile, singolare e plurale, fra i tempi e i verbi, fra prefissi e suffissi, vengono applicate nel linguaggio dei bambini. La lingua pu essere complessa, avere molte eccezioni alle regole, eppure il bambino che l'assorbe la impara integralmente e pu usarla alla stessa et in cui il bambino africano usa le poche parole del suo linguaggio primitivo.
Se osserviamo il prodursi dei diversi suoni, troviamo che anch'esso segue delle leggi. Tutti i suoni che compongono le parole sono prodotti con l'uso di certi meccanismi: talvolta il naso agisce insieme alla gola e talaltra  necessario il controllo dei muscoli della lingua e delle guance. Diverse parti del corpo concorrono a costruire questo meccanismo, il quale funziona perfettamente per la lingua madre, la lingua appresa dal bambino, mentre di una lingua straniera noi adulti non sappiamo nemmeno afferrare tutti i suoni e tanto meno riprodurli. Noi possiamo soltanto usare il meccanismo del nostro linguaggio, mentre solo il bambino pu costruire il meccanismo stesso del linguaggio e pu parlare perfettamente quante lingue sono usate nel suo ambiente.
Questa costruzione non  il risultato di un lavoro cosciente, ma si compie nel pi profondo dell'inconscio. Il bambino comincia nell'ombra dell'inconscio questo lavoro e in essa il linguaggio si sviluppa e si fissa come acquisizione permanente. Noi adulti possiamo soltanto concepire il desiderio consapevole di imparare una lingua, e disporci a impararla consapevolmente. Dobbiamo tuttavia acquistare un altro concetto, quello di meccanismi naturali o meglio supernaturali, che agiscono fuori della coscienza e questi meravigliosi meccanismi o serie di meccanismi si costruiscono a profondit non direttamente accessibili a noi osservatori. Visibili sono soltanto le manifestazioni esterne, ma queste sono chiare in s stesse, poich si mostrano egualmente in tutta l'umanit.
Per quanto tutto il processo sia imponente, vi sono dei fatti in special modo impressionanti: quello che in tutte le lingue i suoni che le compongono conservano la loro purezza da un'et all'altra, e l'altro, che le complicazioni sono assorbite con la stessa facilit del linguaggio pi semplice. Nessun bambino "trova fatica" nell'imparare la lingua materna, il "suo meccanismo" la elabora nella sua totalit.
L'assorbimento del linguaggio da parte del bambino mi suggerisce il confronto che non ha nulla a che fare con i vari elementi del fenomeno, n con la realt, ma offre l'immagine di qualcosa di simile a ci che succede nella psiche del bambino che  possibile sperimentare.
Se per esempio vogliamo ritrarre un oggetto, prendiamo matita e colori, ma possiamo anche prendere una immagine fotografica dell'oggetto e allora il meccanismo  diverso. La fotografia di una persona  impressa sulla pellicola; questa  pronta a ricevere l'immagine di una persona come quella di dieci persone, senza maggior sforzo. Il meccanismo lavora istantaneamente. Altrettanto facile sarebbe impressionare una fotografia quando fossero mille le persone da ritrarre. Come pure la pellicola non  sottoposta a uno sforzo maggiore se fotografa un libro o una pagina del libro in caratteri minuti o stranieri. La pellicola ha dunque possibilit di ritrarre qualsiasi cosa, semplice o complessa, nella frazione di un secondo. Quando invece volessimo disegnare la figura di un uomo, ci occorrer un certo tempo e se le figure sono in numero maggiore ci vorr maggior tempo. Se copiamo il titolo di un libro vi impiegheremo una data unit di tempo, se copiamo invece una pagina in caratteri minuti il tempo che ci sar necessario si moltiplicher.
L'immagine fotografica impressiona al buio la pellicola e sempre al buio si svolge il procedimento di sviluppo; al buio avviene il fissaggio e finalmente allora pu venire alla luce ed  inalterabile. Cos avviene per il meccanismo psichico del linguaggio del bambino; incomincia ad agire nella profonda oscurit dell'inconscio, l si sviluppa e si fissa e poi si rivela apertamente. Certo  che qualche meccanismo esiste perch la realizzazione del linguaggio si verifichi.
Una volta riconosciuta l'esistenza di questa misteriosa attivit si desidera scoprire come essa avvenga. Ed ecco oggi manifestarsi un profondo interesse nell'investigazione di questo misterioso carattere del profondo inconscio.
Ma un'altra parte dell'attivit d'osservazione che noi possiamo esplicare consiste nel vigilare le manifestazioni esterne poich da esse soltanto possiamo avere la prova. Tale osservazione dev'essere esatta. Oggi essa viene condotta con ogni attenzione giorno per giorno dalla data della nascita ai due anni e oltre; si annota ci che accade ogni giorno e anche i periodi in cui lo sviluppo rimane stazionario. Da queste note taluni dati risultano come pietre miliari: si  rivelato il fatto che mentre il misterioso sviluppo interiore  notevole, la corrispondente manifestazione esterna  minima; vi  quindi evidentemente una grande sproporzione fra l'attivit della vita interiore e le possibilit di espressione esterna. Risulta ancora che non esiste un regolare sviluppo lineare ma uno sviluppo a sbalzi. Si verifica ad esempio in un certo periodo la conquista delle sillabe, dopo di che, per mesi, il bambino non emette che sillabe; esternamente non si nota alcun progresso. Poi, improvvisamente il bambino pronuncia una parola, ma in seguito non usa per molto tempo che una o pi parole. Di nuovo non si manifesta nessun progresso e ci si sente quasi scoraggiati nel constatare un cos lento sviluppo esterno. Sembra estremamente lento, ma altre espressioni ci rivelano che nella vita interiore il progresso si svolge costante e notevole. D'altronde, lo stesso fenomeno non si produce nella vita sociale? Se guardiamo alla storia vediamo vivere per secoli allo stesso livello un'umanit primitiva, conservatrice, incapace di progresso, ma questo non  che la manifestazione esterna visibile nella storia. In verit ha luogo un continuo crescere interiore fino a che si verifica un'improvvisa esplosione di scoperte che portano a una rapida evoluzione. Segue poi un altro periodo di calma e di progresso lento seguito da un nuovo slancio esterno.
Lo stesso accade nel bambino per il linguaggio dell'uomo. Non vi  soltanto un lento e continuo progresso da parola a parola, ma vi sono anche fenomeni esplosivi - come li chiamano gli psicologi - che avvengono senza essere provocati da insegnamento di maestro e infatti senza una ragione apparente.
Nello stesso periodo di vita, per ogni bambino, si ha improvvisamente un irrompere di parole pronunciate tutte alla perfezione. In tre mesi il bambino, quasi muto, impara a usare con facilit tutte le complicate forme dei nomi, suffissi, prefissi e verbi, e per ogni bambino tutto ci che accade alla fine del secondo anno di et. Dobbiamo quindi essere incoraggiati dall'esempio del bambino ad attendere. Nelle epoche stagnanti della storia ci  dato di sperare qualcosa di simile per la societ. Forse l'umanit non  cos stolta come appare; accadranno forse cose meravigliose che saranno le esplosioni di una vita interiore a noi oscura.
Questi fenomeni esplosivi ed eruzioni di espressione continuano nel bambino dopo l'et di due anni; l'uso delle frasi semplici e composte, l'uso del verbo in tutti i tempi e modi, persino nel soggiuntivo, l'uso delle varie proposizioni subordinate e coordinate appaiono nello stesso improvviso modo esplosivo. Cos si completa la costruzione psichica e il meccanismo di espressione del linguaggio del gruppo, cui il bambino appartiene (razza, livello sociale, ecc.). Questo tesoro, preparato nel subconscio, viene affidato alla coscienza e il bambino in pieno possesso di questo nuovo potere parla e parla, senza posa.
Dopo questo limite di due anni e mezzo che segna una linea di confine dell'intelligenza, nella formazione dell'uomo, un nuovo periodo si inizia nella organizzazione del linguaggio che continua a svilupparsi senza esplosioni, ma con grande vivacit e spontaneit. Questo secondo periodo si estende pi o meno sino ai cinque, sei anni.  il periodo in cui il bambino apprende un grande numero di parole e va perfezionando la composizione delle frasi. Certo, se il bambino vive in un ambiente dove ode poche parole o linguaggio dialettale user soltanto quelle parole; ma se vive in un ambiente dal linguaggio colto e dal ricco vocabolario il bambino potr fissarlo tutto in s stesso. L'ambiente ha dunque una grande importanza, ma non vi  dubbio che in questo periodo il linguaggio del bambino si arricchir in qualsiasi ambiente.
In Belgio alcuni psicologi scoprirono che il bambino di due anni e mezzo possiede soltanto da due a trecento parole, mentre a sei anni raggiunge la conoscenza di migliaia di parole. Tutto ci avviene senza maestro, per acquisizione spontanea. Ed ecco che, dopo che il bambino ha imparato da solo tutto questo, lo mandiamo a scuola e gli offriamo come grande acquisto, di insegnargli l'alfabeto.
Dobbiamo bene ritenere la duplice via che  stata seguita: quella dell'attivit incosciente che prepara il linguaggio e quella poi della coscienza che gradatamente si risveglia e prende dal subcosciente ci che questo le pu offrire. Quale  il risultato finale? L'uomo: il bambino di sei anni, che sa parlare bene la sua lingua, ne conosce e ne usa le regole; egli non pu rendersi conto di questo lavorio inconscio, ma in realt egli  l'uomo che crea il linguaggio. Il bambino lo ha creato per s stesso. Se il bambino non avesse questo potere e non s'impadronisse spontaneamente del linguaggio non vi sarebbe stato lavoro possibile nel mondo degli uomini, n si sarebbe sviluppata la civilt.
Questo  il vero aspetto del bambino e questa la sua importanza: egli costruisce tutto; costruisce dunque le basi della civilt. Ecco perch al bambino dovrebbe essere offerto l'aiuto di cui ha bisogno e una guida perch non vada innanzi solo.
...
.
...
CAPITOLO 11. L'APPELLO DEL LINGUAGGIO.
...
.
...
Desidero illustrare il meraviglioso meccanismo del linguaggio.
 noto che nel meccanismo di relazione del sistema nervoso hanno parte gli organi dei sensi, i nervi, e i centri nervosi, e gli organi motori. Il fatto che esista un meccanismo concernente il linguaggio va oltre, in un certo senso, a fatti materiali. I centri cerebrali che hanno relazioni col linguaggio furono scoperti verso la fine dello scorso secolo. Sono due i centri speciali relativi al linguaggio: uno  il centro del linguaggio udito, centro auditorio ricettivo, e l'altro  il centro per la produzione del linguaggio, che  il parlare, il motore del discorso. Se noi consideriamo la questione dal punto di vista degli organi esterni vi sono pure due centri organici; uno per udire il linguaggio (orecchio), e l'altro per parlarlo (bocca, gola, naso). Questi due centri si sviluppano separatamente sia nel campo psichico che in quello fisiologico. Il centro ricettivo o uditivo  in relazione con quella sede misteriosa della psiche in cui il linguaggio si sviluppa nel pi profondo dell'inconscio, mentre l'attivit del centro motore si manifesta nella parola parlata.
 evidente che la seconda parte, la quale  in relazione con i movimenti necessari all'emissione del linguaggio, si sviluppa pi lentamente e si manifesta dopo l'altra. Quale la ragione? Perch i suoni uditi dal bambino provocano i delicati movimenti che producono il suono. Il che  assai logico perch se l'umanit non possiede un linguaggio prestabilito (l'umanit si crea infatti da s stessa un proprio linguaggio) diviene necessario che il bambino oda i suoni del linguaggio creato dalla sua gente prima di poterli riprodurre. Perci il movimento per la riproduzione dei suoni dev'essere basato su un substrato d'impressioni, ricevute dalla psiche perch il movimento dipende dai suoni che sono stati uditi e che si sono impressi sulla psiche. Questo  facile da capire, ma occorre considerare tuttavia che il linguaggio parlato  prodotto da un meccanismo di natura e non da un ragionamento logico;  la natura che agisce logicamente. Nella natura si avvertono prima i fatti e poi, quando si sono capiti i fatti, si dice: "Come sono logici!" E s'aggiunge poi: "Vi deve essere dietro i fatti una intelligenza che li dirige". Questa misteriosa intelligenza, che agisce nel creare le cose,  sovente pi visibile nei fenomeni psichici che in quelli naturali, pur vistosi: si pensi ai fiori e alla bellezza dei loro colori e delle loro forme.  chiaro che alla nascita le due attivit dell'udito e del parlato non esistono. Che cosa esiste allora? Nulla esiste, sebbene tutto sia pronto per la realizzazione.
Esistono questi due centri liberi da ogni suono e da ogni eredit, per quanto concerne un particolare linguaggio, tuttavia capaci per di carpire il linguaggio e di elaborare i movimenti necessari per riprodurlo. Questi due punti sono parte del meccanismo che  destinato allo sviluppo del linguaggio nel suo tutto.
Approfondendo ancor pi la materia vediamo che oltre ai due centri esistono una sensitivit e una abilit pronte ad agire, anch'esse centralizzate. L'attivit del bambino segue dunque alle sensazioni dell'udito, tutto  stupendamente disposto cos che quando il bambino nasce egli pu subito iniziare il lavoro di adattamento e preparazione alla parola.
Osserviamo, tra il complesso degli elementi preparati, gli organi. La creazione di questo meccanismo  meravigliosa non meno di quello psichico. L'orecchio (l'organo del linguaggio udito) che secondo natura si forma nell'ambiente misterioso in cui l'essere si crea,  cos delicato e complicato strumento da sembrare opera di un genio musicale. La parte centrale dell'orecchio  quasi un'arpa, che offre la possibilit di vibrazioni con suoni diversi a seconda della lunghezza delle corde. L'arpa del nostro orecchio ha sessantaquattro corde disposte in gradazione, e poich lo spazio  tanto piccolo queste corde sono disposte come in una chiocciola. Costretta in limiti di spazio la natura ha costruito sapientemente tutto quanto  necessario ad afferrare suoni musicali. Chi far vibrare queste corde? Poich se nulla le percuote possono rimanere silenziose per anni come quelle di un'arpa abbandonata. Ma innanzi all'arpa vi  un tamburo e quando qualche rumore colpisce quel tamburo le corde dell'arpa vibrano e il nostro udito coglie la musica del linguaggio.
L'orecchio non accoglie tutti i suoni dell'universo poich non ha sufficienti corde, ma su queste corde pu risuonare una musica complessa e tutto un linguaggio pu essere trasmesso con le sue delicate e raffinate complicazioni. Lo strumento dell'orecchio si  creato nella misteriosa vita prenatale; nel bambino che nasce a sette mesi l'orecchio  gi completo e pronto ad adempiere il suo compito. Come questo strumento trasmette i suoni che gli giungono, attraverso le fibre nervose, fino a quel punto del cervello, dove sono localizzati i centri speciali per raccogliere questi suoni? Siamo ancora dinanzi a uno dei misteri della natura. Ma come viene creato dopo la nascita il linguaggio parlato? Gli psicologi che hanno studiato i neonati dicono che il senso pi lento a svilupparsi  quello dell'udito:  cos pigro che taluni affermano che il bambino nasca sordo. Ogni specie di rumore - che non sia violento - prodotto intorno a lui non suscita segni di reazione. Per me vi  quasi un senso mistico in questo: non mi sembra una insensibilit del neonato, ma un raccoglimento profondo: una concentrazione di sensitivit nei centri del linguaggio; specialmente in quello che accoglie le parole. La ragione  che questi centri sono destinati a captare il linguaggio, le parole; sembra che questo potente meccanismo dell'udito risponda e agisca soltanto in relazione a suoni speciali: la parola parlata, cos che dalla parola viene a essere subito sollecitato il meccanismo dei movimenti per cui sar riprodotto il suono.
Se non vi fosse uno speciale isolamento della direttiva di sensitivit e i centri fossero liberi di accogliere qualsiasi suono, il bambino sarebbe portato a riprodurre i suoni pi singolari, particolari ai diversi ambienti della sua vita, e anche i rumori dunque di questo ambiente. Proprio perch la natura ha costruito e isolato questi centri al fine del linguaggio l'uomo pu imparare a parlare. Si sono avuti cos dei bambini-lupo, abbandonati nella giungla, scampati miracolosamente, che seppure vissuti in mezzo a ogni specie di grida di uccelli, di animali, ai rumori dell'acqua e al fruscio delle foglie, sono rimasti completamente muti. Non emettevano suoni di nessun genere perch non avevano udito i suoni del linguaggio umano che soli hanno il potere di far agire il meccanismo del linguaggio parlato.(33) Su questo insisto per dimostrare che per il linguaggio esiste un particolare meccanismo. Non il possesso del linguaggio in s, ma il possesso di questo meccanismo per la creazione del proprio linguaggio distingue l'umanit; cos le parole sono il risultato di una specie di elaborazione fatta dal bambino grazie al meccanismo a sua disposizione. Nel misterioso periodo che segue immediatamente la nascita, il bambino, essere psichico dotato di raffinata sensibilit, pu essere figurato come un io dormente, il quale a un tratto si sveglia e ode una musica deliziosa: tutte le sue fibre cominciano a vibrare. Il neonato potrebbe dire che nessun altro suono l'ha mai prima raggiunto, ma che questo ha toccato la sua anima ed egli non  stato sensibile ad altro suono se non a quel particolare richiamo. Se ricordiamo le grandi forze propulsive che creano e conservano la vita, possiamo capire come le creazioni provocate da questa musica rimangono eterne e come lo strumento di questa eternizzazione siano i nuovi esseri che vengono al mondo. Ci che si stabilisce allora nella mneme del neonato ha tendenza di eternit. Ogni gruppo umano ama la musica, crea la propria musica e il proprio linguaggio. Ogni gruppo risponde alla propria musica con i movimenti del corpo e questa musica si connette alle parole. La voce umana  una musica e le parole ne sono i suoni, che in s non hanno significato, ma ai quali ogni gruppo ha dato il suo senso speciale. In India centinaia di linguaggi separano i gruppi, ma la musica li unisce tutti, segno che le impressioni sul neonato sono rimaste. Ora, considerate, non esistono animali che abbiano musica e danza, mentre tutta l'umanit in ogni parte del mondo conosce e crea la musica e la danza.
Questi suoni del linguaggio sono fissati nell'inconscio. Non possiamo vedere quello che avviene internamente nell'essere, ma le manifestazioni esterne ci offrono una guida. Prima, nel subcosciente del piccolo, si fissano i singoli suoni, ed  questa la parte integrale della lingua madre: la potremmo chiamare l'alfabeto. Seguono poi le sillabe, poi le parole, dette cos come un bambino legge talvolta nel sillabario, senza conoscerne il significato. Ma con quale sapienza si svolge questo lavoro nel bambino! Nell'interno suo vi  un piccolo maestro che opera come uno di quei vecchi maestri i quali usavano far recitare l'alfabeto ai bambini, poi le sillabe e poi le parole. Solo che questo maestro fa svolgere questo lavoro in tempo sbagliato, quando, cio, il bambino lo ha svolto da solo e possiede gi il suo linguaggio. Il maestro interiore invece fa le cose a tempo giusto, e il bambino fissa i suoni, poi le sillabe, con una costruzione graduale, logica come il linguaggio. Seguono poi le parole e infine entriamo nel campo della grammatica. Vengono prima i nomi delle cose, i sostantivi. Ecco perch tanto serve a illuminare il nostro pensiero l'insegnamento della natura; la natura  maestra e insegna al bambino la parte che agli adulti pare la pi arida del linguaggio e per la quale invece egli mostra un intenso interesse anche nel suo ulteriore sviluppo sino ai tre e cinque anni. Insegna metodicamente nomi e aggettivi, congiunzioni e avverbi, verbi all'infinito, poi la coniugazione dei verbi, la declinazione dei nomi, i prefissi, i suffissi e tutte le eccezioni del linguaggio. Avviene come in una scuola: abbiamo alla fine l'esame in cui il bambino dimostra che sa usare ogni parte del discorso. Allora solo ci avvediamo quale buon maestro abbia agito nell'intimo del bambino e quanto egli sia stato scolaro diligente e capace di tutto apprendere correttamente. Ma nessuno si sofferma su questo miracoloso lavoro e solo quando il bambino sar affidato alla scuola prenderemo interesse e soddisfazione per quello che egli va imparando. Eppure, se  vera la professione di amore dei grandi verso i piccoli, sono i miracoli e non i cos detti difetti dei bambini che dovrebbero rifulgere ai loro occhi.
Il bambino  veramente un miracolo e questo miracolo dovrebbe essere sentito dall'insegnante. In due anni questo piccolo essere ha tutto imparato. In questi due anni vedremo in lui una coscienza che si risveglia gradualmente, con ritmo sempre pi celere; poi a un tratto vedremo questa coscienza prendere il sopravvento e dominare tutto. A quattro mesi (c' chi crede prima e io sono incline ad ammetterlo) il bambino si accorge che la musica misteriosa da cui  circondato e che lo tocca profondamente viene dalla bocca umana. La bocca e le labbra nel muoversi la producono; passa sovente inosservata l'attenzione che il bambino piccolo presta al movimento delle labbra di chi parla: egli le guarda con grande intensit e cerca di imitarne i movimenti.
La sua coscienza interviene per assumere una parte propulsiva nel lavoro. Certo il movimento  stato inconsciamente preparato, non tutte le esatte coordinazioni delle minutissime fibre muscolari, necessarie per emettere il linguaggio, sono state compiute perfettamente, ma la coscienza prende gi interesse, ravviva l'attenzione e fa una serie di ricerche intelligenti e vivaci.
Dopo aver osservato per due mesi la bocca di chi parla, il bambino produce i suoni sillabici e cio quando ha circa sei mesi. Improvvisamente incapace com'era di articolare un suono di linguaggio, si sveglia una mattina, prima di voi, e lo udite sillabare "ba...ba...ma...ma...". Il bambino ha creato le due parole "babbo" e "mamma". Continuer poi per un certo tempo a pronunciare soltanto queste sillabe; ed ecco che noi diciamo che "il piccolo non sa fare di pi". Ma poniamo mente che questo  un punto raggiunto dopo molti sforzi, che  il punto d'arrivo dell'io che ha fatto una scoperta ed  cosciente delle sue capacit; abbiamo gi un piccolo uomo, non pi un meccanismo, un individuo che fa uso dei meccanismi a sua disposizione. Giungiamo alla fine del primo anno di vita: ma prima dell'anno, a dieci mesi, il bambino ha fatto un'altra scoperta e cio che questa musica prodotta dalla bocca di un uomo ha uno scopo: non  soltanto musica: quando gli rivolgiamo parole di tenerezza il piccolo si rende conto che queste parole sono indirizzate a lui e comincia a comprendere che sono pronunziate con un determinato fine. Perci due cose sono avvenute alla fine del primo anno: nella profondit dell'inconscio egli ha capito; al livello di coscienza raggiunta ha creato il linguaggio, se pure per il momento questo non consista che in un balbettio, un semplice ripetere suoni e combinarli.
A un anno di et il bambino dice le sue prime parole intenzionali. Balbetta come prima, ma il suo balbettio ha un fine e questa intenzione significa intelligenza cosciente. Che cosa  avvenuto nel suo intimo? Lo studio del bambino ci ha fatto esperti che nel suo intimo vi  assai pi di quello che si dimostra dalle modeste manifestazioni delle sue capacit. Egli si rende conto sempre pi che il linguaggio si riferisce all'ambiente che lo circonda e sempre pi grande si fa il desiderio di arrivare al cosciente dominio di esso. E qui subentra nel bambino una grande lotta: la lotta della coscienza contro il meccanismo.  la prima lotta dell'uomo: la prima guerra fra le parti. A dimostrare questo fatto posso riferirmi alla mia personale esperienza.
Ho molte cose da dire e vorrei, come spesso mi  accaduto in paese straniero, esprimerle in un'altra lingua dalla mia per giungere all'anima dell'uditorio, ma in una lingua straniera le mie parole sarebbero un inutile balbettio. So che il mio uditorio  intelligente e vorrei scambiare idee con esso, ma non mi  concesso e sono impotente a parlare.
Il periodo in cui l'intelligenza ha molte idee ed  consapevole che potrebbe comunicarle ma non pu esprimersi per mancanza di linguaggio,  un periodo drammatico della vita del bambino e procura le prime delusioni della vita. Nel suo subcosciente egli tende tutto s stesso per imparare a esprimersi e questo sforzo rende sollecita e stupenda la conquista del linguaggio.
Un essere desideroso di esprimersi ha bisogno di un maestro che gli insegni chiaramente le parole. Possono i familiari agire come maestri? Abitualmente noi non aiutiamo il bambino, non facciamo che ripetere il suo balbettio e se egli non avesse un maestro interiore non imparerebbe nulla. Questo maestro lo spinge verso gli adulti che parlano fra loro e non si rivolgono a lui. Lo spinge a impadronirsi del linguaggio con quell'esattezza che noi non gli offriamo. Eppure a un anno di et il bambino potrebbe trovare, come nelle nostre scuole, persone intelligenti che gli parlano intelligentemente. Non si sono abbastanza capite le difficolt che il bambino incontra fra il primo e il secondo anno di et e l'importanza di dargli la possibilit di imparare esattamente. Dobbiamo renderci conto che il bambino raggiunge da s la conoscenza dei nessi grammaticali, non vi  ragione che non gli si parli grammaticalmente e che non lo aiutiamo nell'analisi della frase. I nuovi Assistenti all'infanzia(34) per bambini da un anno a due anni dovranno avere nozioni scientifiche dello sviluppo del linguaggio. Aiutando il bambino noi diventiamo servi e collaboratori della natura che crea, della natura che insegna e troveremo tutto un metodo gi tracciato per noi.
Ritornando al paragone che feci pi sopra, che potrei fare balbettando una lingua straniera, se volessi comunicare qualcosa di particolarmente interessante? Non mi saprei dominare e diverrei inquieta e fors'anche eleverei la mia voce.
Lo stesso accade al bambino di uno o due anni: quando vuol farci comprendere in una parola quello che desidera esprimerci e non riesce: ecco allora le sue bizze, l'inquietudine violenta che a parere nostro  senza ragione. Vi sar infatti chi dir: "Vedete l'innata perversit della natura umana!". Ma il bimbo, questo piccolo uomo lotta, incompreso, per raggiungere la sua indipendenza: non ha il linguaggio e la sua unica espressione  la stizza, eppure ha la capacit di costruire il linguaggio: la collera  l'espressione dello sforzo ostacolato nella ricerca della parola che egli deve formare a modo suo. Tuttavia n la disillusione n i malintesi lo fanno desistere dal suo compito, parole che in qualche modo somigliano a quelle usate cominciano gradualmente ad apparire.
A circa un anno e mezzo il bambino scopre un altro fatto, e cio che ogni oggetto ha un suo proprio nome; questo significa che fra tutte le parole che egli ha udito, ha potuto distinguere i nomi e specialmente i nomi concreti:  un passo meraviglioso dello sviluppo. Esisteva per lui un mondo di oggetti, e ora questi oggetti sono definiti da parole. Purtroppo con nomi soltanto non si pu tutto esprimere; ed egli deve usare una sola parola per esprimere un intero pensiero. Gli psicologi volgono una speciale attenzione a queste parole che vorrebbero esprimere frasi e le chiamano "parole diffusive", oppure "frasi di una sola parola", cos il bambino quando vede dinanzi a s la zuppa grider: "Ma pa" intendendo dire: voglio un po' di pappa: ed esprimendo cos tutta una frase in una parola incompleta: pa...
Una caratteristica di questo linguaggio diffusivo, di questo linguaggio forzato del bambino  l'alterazione della parola; in questo linguaggio le parole alterate e spesso abbreviate si uniscono con alcune imitative (bu, bu, per cane) e altre inventate. L'insieme costituisce il cos detto linguaggio infantile, che pochi si prendono la pena di studiare e che dovrebbe invece essere approfondito da chi ha cura dell'infanzia.
A questa et il bambino sta costruendo molte cose oltre al linguaggio: tra queste  il senso dell'ordine. Non  una tendenza temporanea, come molti credono,  un bisogno reale: rispecchia il bisogno intenso, sentito dai bambini quando essi attraversano un periodo di attivit psichica costruttiva, che in questo caso si esprime nel mettere ordine l dove, secondo la loro logica, c' disordine.
Anche in questo campo l'inutilit degli sforzi  causa di molte angustie per il bambino e la comprensione del suo linguaggio permetterebbe di portare calma al suo animo tormentato.
Bench di casi simili se ne ripetano ogni giorno, ricordo un episodio da me gi riferito perch illumina in modo particolare questo argomento. Riguarda quel bambino spagnolo il quale diceva go invece di abrigo, che significa soprabito e palda invece di espalda (spalla): le due parole go e palda erano manifestazioni di un conflitto mentale del bambino che lo faceva prorompere in strilli e atti scomposti. La mamma del bambino portava il suo soprabito sopra il braccio e il bambino continuava a strillare. Finalmente mi venne di suggerire alla madre di rindossare il soprabito; immediatamente le urla del bambino cessarono e balbett felice "to palda" volendo cos dire: ora va bene, un soprabito  fatto per essere portato sulle spalle. E questo episodio vale anche occasionalmente a insistere sul desiderio di ordine e sull'avversione al disordine che sono propri del bambino.(35)
Riaffermo ancora la necessit di una "scuola" particolare per i bambini da un anno a un anno e mezzo e ritengo dovere delle madri e della societ in genere far s che i bambini anzich vivere isolati vivano accanto agli adulti e abbiano frequenti esperienze del miglior linguaggio in una chiara dizione.
...
.
...
CAPITOLO 12. OSTACOLI E LORO CONSEGUENZE.
...
.
...
Vorrei ora, per meglio comprendere le occulte tendenze del bambino, trattare di alcune intime sensitivit. Potremmo dire di voler arrivare quasi a una psicanalisi della mente del bambino. Se diciamo che il bambino usa da due a trecento parole a una certa et, offro di questo fatto una rappresentazione per mezzo di simboli visivi.  quindi sufficiente vedere l'immagine di questi simboli per rendersi conto dello sviluppo del linguaggio; non ha importanza ben inteso se si tratti di Inglese o Tamil o Gujarati o Italiano o Spagnolo, perch i simboli sono gli stessi per le varie parti del discorso.
Le macchie nebulose a sinistra, nel diagramma, rappresentano gli sforzi del bambino per parlare: le sue prime esclamazioni, interiezioni, ecc. Vediamo poi due suoni unirsi e formare le sillabe, e poi tre suoni ed ecco cos le prime parole. Un po' pi avanti a destra, nel diagramma, vediamo un raggruppamento di parole, nomi assai usati dal bambino, frasi di due parole (frasi di significato diffuso), poche parole usate per significarne molte. Segue una grande esplosione di parole.  questa l'esatta rappresentazione dell'effettivo numero di parole che secondo gli psicologi i bambini usano. Nella tavola, prima dell'esplosione, vediamo un gruppo di parole, quasi tutti nomi, e accanto diverse parti del discorso in una combinazione confusa; ma subito dopo i due anni  rappresentata la seconda fase; le parole sono disposte in un determinato ordine; stanno a rappresentare una esplosione di frasi. La prima esplosione  quindi di parole, e la seconda di pensieri.
Ma per giungere a queste esplosioni occorre indubbiamente una preparazione. Qualcosa di occulto, di segreto, non un'ipotesi, perch i risultati indicano gli sforzi che il bambino ha dovuto fare per esprimere il suo pensiero! Poich gli adulti non sempre comprendono ci che il bambino vuol dire, sono proprie di questa fase di preparazione la stizza e l'agitazione di cui ho fatto cenno. In questo periodo l'agitazione fa parte della vita infantile. Tutti gli sforzi del bambino non coronati da successo produrranno in lui uno stato di agitazione.  noto che i sordomuti sono spesso litigiosi, il che si spiega appunto con l'incapacit di esprimersi. Vi  una ricchezza interiore che vuole trovare modo di esternarsi e il bambino normale la trova, ma soltanto attraverso grandi difficolt.
 un periodo difficile in cui gli ostacoli sono creati dall'ambiente e dalle limitazioni stesse del bambino.  questo il secondo periodo difficile di adattamento; il primo  quello dopo la nascita, quando il bambino  improvvisamente chiamato a funzionare da s, mentre fino allora la madre aveva fatto tutto per lui. Vedemmo allora che se vengono a mancare cure e comprensione, il terrore della nascita agisce sul bambino ed  causa di regressione. Alcuni bambini sono pi forti degli altri, altri trovano ambienti favorevoli e procedono allora direttamente verso l'indipendenza che  la base dello sviluppo normale senza regresso. Una situazione parallela si nota in questo periodo. La conquista del linguaggio  un cammino laborioso verso la maggiore indipendenza che d il poter parlare, ma presenta anche parallelamente il pericolo di regressione.
Va ricordata un'altra caratteristica di questo periodo creativo; sia le impressioni che il risultato di esse tendono a rimanere permanentemente registrati: questo si verifica anche per i suoni e per la grammatica. I bambini ritengono per tutta la vita gli acquisti di questo periodo, cos anche gli effetti negativi degli ostacoli incontrati perdurano per tutta la vita. E questa  la caratteristica di ogni fase della creazione. Una lotta, una paura, o altri ostacoli possono produrre conseguenze incancellabili poich le reazioni a questi ostacoli vengono assorbite cos come gli elementi positivi dello sviluppo. (Allo stesso modo: se vi  una macchia di luce sulla pellicola fotografica apparir in tutte le sue riproduzioni.) In questo periodo abbiamo dunque non solo lo sviluppo del carattere, ma anche lo sviluppo di talune deviate caratteristiche psichiche che si riveleranno nel bambino col suo crescere. La conoscenza della madre lingua e la funzione del camminare sono acquisite in questo periodo eminentemente creativo che va oltre l'et dei due anni e mezzo ma diventa allora meno intenso e fecondo. E come la conquista di queste funzioni ha luogo ora, ma esse continuano poi a crescere e svilupparsi; cos i difetti e le difficolt acquisiti in questo periodo rimangono fissati e aumentano. Molti difetti che si presentano negli adulti sono infatti attribuiti dalla psicanalisi a questo lontano periodo della vita.
Le difficolt che intralciano lo sviluppo normale sono comprese nel termine repressione (termine particolarmente usato in psicanalisi, ma anche nella psicologia generale). Queste repressioni, ora note a tutti, si riferiscono alla et infantile. Esempi possono esserne dati in relazione al linguaggio stesso, sebbene ve ne siano in relazione a molte altre attivit umane. La massa di parole che esplode deve avere libert di emissione. Cos pure, deve esservi libert di espressione quando avviene l'esplosione di frasi e il bambino d forma regolare ai suoi pensieri. Grande importanza viene data alla libert di espressione perch si considera connessa non solo con l'immediato presente del meccanismo in via di sviluppo, ma anche con la vita avvenire dell'individuo. Vi sono alcuni casi nei quali, all'et in cui, come ho detto pi sopra, l'esplosione dovrebbe avvenire, nulla accade; il bambino a pi di tre anni o di tre anni e mezzo usa ancora soltanto le poche parole proprie a una et molto pi infantile o sembra muto, sebbene i suoi organi della parola siano perfettamente normali. Questo fenomeno si chiama "mutismo psichico", ha una causa puramente psicologica ed  una malattia psichica.
Questo  il periodo in cui hanno origine alcune malattie psichiche, oggetto di studio della psicanalisi (che  in realt un ramo della medicina). Talvolta il mutismo psichico scompare improvvisamente, come per miracolo; il bambino comincia a un tratto a parlare bene e compiutamente, con piena cognizione della grammatica.  evidente che tutto era gi stato preparato prima nel suo intimo e l'espressione ne era stata solo impedita da qualche ostacolo.
Abbiamo avuto nelle nostre scuole bambini di tre o quattro anni che non avevano mai parlato e che improvvisamente nel nuovo ambiente cominciarono a parlare; non avevano mai pronunciato nemmeno le parole usate dai bambini di due anni; grazie all'attivit libera loro concessa e all'ambiente stimolante manifestarono improvvisamente questa capacit di espressione. Quale la ragione? Un grave urto psichico o una persistente opposizione avevano fino allora impedito al bambino di dar libero sfogo alla ricchezza del suo linguaggio.
Anche taluni adulti trovano difficolt nel parlare: debbono fare un grande sforzo e sembrano incerti di quanto debbono dire: mostrano una specie di esitazione che si manifesta in vario modo:
a) non hanno il coraggio di parlare;
b) non hanno il coraggio di pronunziare le parole;
c) hanno difficolt nell'uso delle frasi;
d) parlano pi lentamente di una persona normale intercalando con: eh, um, ma, ah, ecc.
Trovano in s stessi una difficolt ormai invincibile che li accompagna per tutta la vita; e che rappresenta per loro uno stato di permanente inferiorit.
Esistono anche impedimenti psichici che tolgono all'adulto la possibilit di articolare chiaramente le parole; casi di balbuzie e di cattiva pronuncia. Questi difetti hanno la loro origine in quel periodo in cui i meccanismi della parola si vanno formando. Si verificano quindi periodi diversi di acquisizione e corrispondenti periodi di regressione.
...
Primo periodo:
Si acquisisce il meccanismo della parola.
Regressione corrispondente: sigmatismo, balbuzie.
...
Secondo periodo:
Si acquisisce il meccanismo della frase (espressione del pensiero).
Regressione corrispondente: esitazione nella formulazione.
Queste regressioni sono in relazione con la sensitivit del bambino; allo stesso modo come egli  sensitivo nel ricevere al fine di creare e di aumentare le sue possibilit, cos  anche sensitivo per gli ostacoli troppo forti che gli sono frapposti. I risultati di questa sensitivit ostacolata si fissano poi come un difetto per il resto della vita; poich va sempre ricordato che la sensitivit del bambino  maggiore assai di quanto noi possiamo immaginare.
Questi ostacoli che noi spesso frapponiamo al bambino, ci rendono responsabili di anomalie che lo accompagneranno per tutta la vita. Il trattamento verso il bambino dev'essere quanto  possibile mite e schivo da ogni violenza perch sovente noi non ci rendiamo conto della nostra durezza e violenza. Dobbiamo vigilarci. La preparazione all'educazione  uno studio di s stessi; e la preparazione di un maestro che deve aiutare la vita implica assai pi che una semplice preparazione intellettuale;  una preparazione del carattere, una preparazione spirituale.
La sensitivit del bambino presenta vari aspetti, ma in questo periodo la sensitivit ai traumi  comune a tutti. Un'altra caratteristica comune  la sensitivit allo sforzo calmo, ma freddo e determinato dell'adulto nell'impedire le manifestazioni esteriori dei bambini: "Non devi far questo! Questo non si fa!". Coloro che usano ancora affidare i bimbi alla cos detta bambinaia dovrebbero opporsi specialmente alla tendenza freddamente autoritaria che le bambinaie dimostrano sovente. A questo trattamento si deve l'impaccio cos frequente fra gli individui che provengono da classi elevate, i quali non mancano di coraggio fisico, ma quando parlano, sovente rivelano uno stato di timidezza che si traduce in esitazioni e in balbuzie.
 occorso anche a me di usare modi troppo aspri con qualche bambino e ne ho dato un esempio in uno dei miei libri.(36) Un bimbo aveva posato le sue scarpette da passeggio sulla bella coperta di seta del suo letto: le tolsi di l con risolutezza, le posi a terra e ripulii energicamente la coperta con la mano per dimostrargli che quello non era il posto adatto per posare le scarpe. Per due o tre mesi, ogni volta che il bimbo vedeva un paio di scarpe cambiava loro di posto e si guardava intorno in cerca di una coperta o di un cuscino da ripulire. La risposta del bambino alla mia troppo vigorosa lezione non fu dunque quella di uno spirito risentito e ribelle, non disse: "Non parlarmi cos; metto le mie scarpe dove mi pare!", ma egli rispose a me e al mio errato comportamento con una manifestazione anormale. Accade sovente che il bambino non sia violento nelle sue reazioni; e meglio sarebbe che lo fosse, poich il bambino, con le bizze, trova modo di difendersi e pu raggiungere uno sviluppo normale, ma quando risponde mutando carattere o prendendo la via dell'anormalit, tutta la sua vita viene a esserne intaccata. Gli adulti non si curano di questo e si inquietano solo per le bizze dei loro bimbi.
Un altro complesso di anomalie  rappresentato da alcune paure insensate e dai "tic" nervosi di cui soffrono certi adulti. La maggioranza di essi pu essere rintracciata nella violenza usata alla sensitivit del bambino. Qualcuna di queste paure insensate riflette episodi sgradevoli con animali, gatti o galline; qualche altra ha origine dallo sgomento di un bimbo rimasto chiuso in una stanza. Ne  possibile soccorrere chi  vittima di queste paure col ragionamento e con la persuasione. Queste specie di irragionevoli paure sono definite con il nome di "fobie". Alcune di esse sono tanto comuni che hanno avuto una particolare denominazione: come la "claustrofobia" (paura delle porte chiuse, di uno spazio circoscritto).
Si potrebbe citare un maggior numero di esempi se entrassimo nel campo della medicina, ma io ne faccio menzione solo per illustrare la forma mentale dei bambini di questa et e per insistere sul fatto che ogni nostro atteggiamento nel trattare il bambino non si riflette soltanto su di esso, ma nell'adulto che ne risulter.
Occorre veramente mettersi sul sentiero dell'osservazione e delle scoperte al fine di penetrare la mente del bambino, come lo psicologo penetra il subcosciente dell'adulto. Cosa non facile, perch spesso non comprendiamo il linguaggio infantile o se lo comprendiamo non afferriamo il significato che i bambini intendono dare alle loro parole. Talvolta  necessario conoscere tutta la vita del bambino, investigarne cio il periodo precedente per giungere a dare pace a questa creatura nelle difficolt che incontra. Abbiamo sovente il bisogno di un interprete del bambino e del suo linguaggio che ci dischiuda lo stato mentale del bambino.
Io ho lavorato lungamente in questo senso, cercando di rendermi interprete del bambino; e ho osservato con sorpresa come i bambini corrono verso chi  loro interprete, perch capiscono che l vi  qualcuno che pu aiutarli.
L'ardore del bambino  qualcosa di assolutamente diverso dall'affetto che egli porta a chi lo vezzeggia e lo accarezza. L'interprete  per il bambino "la grande speranza";  qualcuno che gli aprir la via delle scoperte, quando il mondo gli ha chiuso le sue porte. Questo individuo che l'aiuta entra in intima relazione con lui, una relazione che supera l'affetto perch offre aiuto e non soltanto consolazione.
In una casa dove abitavo e lavoravo, avevo l'abitudine di mettermi al lavoro assai presto al mattino. Un giorno un bimbo, che aveva non pi di un anno e mezzo, entr in camera mia a quell'ora mattutina. Lo interrogai affettuosamente pensando se desiderasse mangiare; egli mi rispose: "Voglio i vermi!". Sorpresa ripetei: "Vermi?". Il bambino si rese conto che non avevo capito e mi venne in aiuto aggiungendo: "Uovo". Allora pensai: non pu trattarsi di colazione. Che cosa vorr? Il bambino aggiunse altre parole: "Nena, uovo, vermi!". Allora compresi tutto e ricordai (ed ecco perch affermo che bisogna conoscere le circostanze della vita del bambino), che il giorno prima la sorellina Nene aveva riempito il contorno di un ovale con segni di matita colorata. Il piccolo aveva desiderato le matite. La sorellina si era ribellata e l'aveva allontanato. E, vedete come lavora la mente di un bambino, egli non si era opposto alla sorella, ma aveva atteso l'occasione, e con quanta pazienza e fermezza, per rifarsi. Gli diedi la matita e l'incastro ovale: la faccina del piccolo s'illumin, ma non fu capace di fare il contorno dell'uovo, e dovetti tracciarlo per lui. Poi, quando l'ebbi disegnato, lo riemp con linee ondeggianti. La sorellina aveva usato le consuete linee diritte, ma egli pens di fare le cose meglio e tracci linee ondeggianti a mo' di "vermi". Il bimbo aveva dunque atteso che tutti dormissero, meno la sua interprete, ed era andato da lei perch sentiva che l'avrebbe aiutato.
Non sono le bizze e le reazioni violente i caratteri spiccati di questa et infantile, ma la pazienza: la pazienza di aspettare il momento opportuno. Le reazioni violente o le bizze esprimono lo stato di esasperazione del bambino che non sa esprimersi. Il caso ricordato rivela anche che il piccolo cerca di svolgere attivit proprie a bambini pi grandi. Se si avvia un bambino di tre anni a una forma di lavoro si vedr il piccolo di un anno e mezzo ansioso anch'egli di applicarvisi. Trover ostacoli nell'esecuzione, ma tenter. Un bimbetto desiderava imitare la sorellina di tre anni che stava imparando i primi passi di danza. L'insegnante ci chiedeva come avrebbe potuto insegnare a un'allieva cos piccina i movimenti di un balletto. Insistemmo pregandola di non curarsi se la bimba potesse imparare pi o meno; di provarsi ugualmente a insegnare. Sapendo che il nostro fine era di aiutare la bambina nel suo sviluppo, la maestra accondiscese e tent l'insegnamento: immediatamente il piccolo di un anno e mezzo si fece avanti con le parole: "Anch'io". La maestra replic che era assolutamente impossibile e che l'insegnare a un bimbo di un anno e mezzo faceva torto alla sua dignit d'insegnante. La persuademmo di mettere da parte la dignit e di accontentarci. Cominci a suonare una marcia: il piccolo and immediatamente su tutte le furie e non volle muoversi. L'insegnante vedeva nella riluttanza del bambino giustificato il suo contegno e il suo rifiuto. Ma il bambino non era inquieto a causa della danza; se la prendeva furibondo con il cappello della maestra deposto sul sof. Non pronunciava n la parola "cappello" n "maestra"; ripeteva due parole con ira concentrata: "attaccapanni", "ingresso", volendo dire: "Il cappello non pu stare sul divano, ma sull'attaccapanni nell'ingresso". Aveva dimenticato la danza e la sua gioia quasi sentisse innanzi tutto il dovere di mutare il disordine in ordine. Non appena il cappello fu appeso all'attaccapanni la collera del bambino cess e si dispose a ballare.  chiaro che il fondamentale bisogno di ordine supera ogni altro stimolo nel bambino.
Lo studio della parola e della sensibilit del bambino permettono di penetrare nel suo animo a una profondit a cui gli psicologi generalmente non arrivano. La pazienza del bambino nel primo esempio e la passione dell'ordine nel secondo offrono materia a osservazioni di grande interesse. Se accanto a questi esempi ricordiamo il bambino che capiva tutta una conversazione ma non approvava l'opinione finale circa la felice conclusione di una storia narrata,(37) vediamo che non esistono soltanto i fatti rappresentati ma tutta una vita mentale, tutto un quadro psichico, a noi occulto.
Ogni scoperta sulla mente del bambino in questa et deve esser resa nota perch cos si aiuter il bambino ad adattarsi meglio all'ambiente che lo circonda. Qualsiasi fatica ci sia imposta, quando sia volta a dare aiuto alla vita, assume un valore umano altissimo. Il compito dell'insegnante nella prima infanzia  assai nobile. Prelude e collabora allo sviluppo di una scienza che sar in futuro fondamentale per lo sviluppo mentale e la formazione del carattere. Tocca a noi assolvere intanto il compito di insegnanti cos da evitare che si determinino nei bambini quelle deviazioni e quei difetti che li rendono individui inferiori, e pertanto dobbiamo ricordare:
1) che l'educazione dei primi due anni ha importanza per tutta la vita;
2) che il bambino  dotato di grandi poteri psichici, di cui non ci rendiamo ancora conto;
3) che egli ha un'estrema sensitivit la quale, per effetto di qualsiasi violenza, determina non solo una reazione, ma difetti che possono permanere nella personalit.
...
.
...
FINE Parte 1.